8 Giugno 2026

Torna El Niño, il suolo sarà uno dei primi banchi di prova

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Secondo la WMO c’è l’80% di probabilità che il fenomeno si sviluppi nei prossimi mesi. Siccità, ondate di calore ed eventi estremi metteranno alla prova la resilienza dei terreni agricoli e la loro capacità di trattenere acqua e carbonio

di Emanuele Isonio

 

Secondo l’ultimo bollettino pubblicato dall’agenzia delle Nazioni Unite, la probabilità che si sviluppino condizioni di El Niño tra giugno e agosto 2026 ha raggiunto l’80%, mentre la possibilità che il fenomeno persista fino alla fine dell’anno supera il 90%. Gli esperti ritengono inoltre probabile un’intensità almeno moderata, senza escludere uno scenario più severo.

Per il mondo agricolo e per chi si occupa di salute del suolo si tratta di un segnale da osservare con estrema attenzione. El Niño non è infatti soltanto una variazione delle temperature dell’Oceano Pacifico tropicale, ma uno dei più potenti regolatori del clima terrestre, capace di modificare precipitazioni, temperature e disponibilità idrica su scala globale.

Il fenomeno di El Niño si verifica periodicamente nell’Oceano Pacifico equatoriale e può influenzare il clima di tutto il pianeta. Normalmente gli alisei spingono le acque calde verso ovest, favorendo piogge in Asia e Oceania e la risalita di acque fredde lungo le coste americane. Durante El Niño gli alisei si indeboliscono, le acque del Pacifico orientale si riscaldano e si alterano venti, precipitazioni e circolazione atmosferica, con effetti a catena sul meteo globale. FOTO: ESA/ATG medialab

Il fenomeno di El Niño si verifica periodicamente nell’Oceano Pacifico equatoriale e può influenzare il clima di tutto il pianeta. Normalmente gli alisei spingono le acque calde verso ovest, favorendo piogge in Asia e Oceania e la risalita di acque fredde lungo le coste americane. Durante El Niño gli alisei si indeboliscono, le acque del Pacifico orientale si riscaldano e si alterano venti, precipitazioni e circolazione atmosferica, con effetti a catena sul meteo globale. FOTO: ESA/ATG medialab

Siccità, ondate di calore e precipitazioni accentuate

La WMO parla apertamente della necessità di prepararsi a un evento che potrebbe accentuare siccità, precipitazioni estreme e ondate di calore. La segretaria generale Celeste Saulo ha ricordato come il precedente El Niño del 2023-2024, tra i cinque più intensi mai registrati, abbia contribuito ai record termici globali osservati nel 2024. Questa volta il fenomeno si innesta su un pianeta già più caldo di circa 1,3 °C rispetto all’epoca preindustriale, aumentando il rischio che gli effetti risultino amplificati.

Le osservazioni oceanografiche mostrano che nel Pacifico equatoriale si è accumulata una quantità eccezionale di calore. In alcune aree le anomalie termiche sotto la superficie marina superano i 6 °C rispetto ai valori normali, una situazione che sta progressivamente emergendo verso la superficie alimentando il fenomeno.

Effetto di El Niño sui modelli di precipitazione nelle diverse aree mondiali. FONTE: Organizzazione meteorologica mondiale

Effetto di El Niño sui modelli di precipitazione nelle diverse aree mondiali. FONTE: Organizzazione meteorologica mondiale

Fattori di rischio per i terreni agricoli

Se le conseguenze climatiche saranno diverse da regione a regione, una certezza esiste già: il suolo sarà una delle infrastrutture naturali chiamate a reggere l’urto.

Le esperienze degli ultimi grandi El Niño dimostrano infatti come il fenomeno possa accentuare gli estremi idrologici. In alcune aree del pianeta prevalgono deficit pluviometrici e siccità prolungate; in altre aumentano precipitazioni intense concentrate in pochi eventi. Entrambe le condizioni rappresentano un fattore di rischio per la qualità e la funzionalità dei terreni agricoli.

La siccità accelera la perdita di sostanza organica, riduce l’attività biologica e compromette la capacità del terreno di immagazzinare acqua. Le piogge violente, al contrario, favoriscono erosione, ruscellamento e perdita degli strati più fertili del suolo. In entrambi i casi, il risultato è una riduzione della resilienza degli agroecosistemi.

La questione assume particolare rilevanza per l’Europa mediterranea, dove gli effetti del cambiamento climatico stanno già aumentando frequenza e intensità degli eventi estremi. Sebbene gli impatti regionali di El Niño sul continente europeo siano meno diretti rispetto ad altre aree del pianeta e dipendano dall’interazione con altri fenomeni atmosferici, la comunità scientifica concorda sul fatto che il nuovo episodio contribuirà ad aumentare il calore complessivo presente nel sistema climatico globale.

Previsioni probabilistiche per i mesi di luglio-agosto 2026. FONTE: Organizzazione meteorologica mondiale

Previsioni probabilistiche per i mesi di luglio-agosto 2026. FONTE: Organizzazione meteorologica mondiale

Le strategie di adattamento

Per questo motivo la salute del suolo sta assumendo un ruolo sempre più centrale nelle strategie di adattamento climatico. Terreni ricchi di carbonio organico, biodiversità microbica e buona struttura fisica sono infatti in grado di trattenere più acqua durante i periodi siccitosi e di assorbire meglio le precipitazioni intense, riducendo i fenomeni erosivi.

Non è un caso che molte delle strategie promosse dalla Mission Soil dell’Unione Europea e dalle reti di Lighthouse Farms europee puntino proprio sull’aumento della sostanza organica, sull’impiego di compost, sulle colture di copertura, sulla riduzione delle lavorazioni intensive e sul miglioramento della biodiversità funzionale dei suoli.

Il possibile ritorno di El Niño rappresenta quindi molto più di una notizia meteorologica. È un test su larga scala della capacità dei sistemi agricoli di adattarsi a un clima sempre più instabile. E conferma, ancora una volta, come la salute del suolo non sia soltanto una questione agronomica o ambientale, ma uno dei principali fattori di sicurezza alimentare, disponibilità idrica e resilienza economica per i territori.