In Cina le foreste “artificiali” crescono più in fretta di quelle naturali
Uno studio sugli alberi piantati nel nord della Cina rivela un’accelerazione della superficie fogliare grazie alla giovane età delle foreste e alla maggiore risposta alla CO₂, ma il vantaggio potrebbe non durare nel tempo
di Matteo Cavallito
Che da quasi mezzo secolo la Cina abbia trasformato il proprio territorio settentrionale in uno dei più grandi esperimenti di riforestazione del Pianeta è storia nota. Avviato già nel 1978, infatti, il programma nazionale Three-North Shelterbelt, conosciuto anche come Grande Muraglia Verde, ha portato alla piantumazione di circa 66 miliardi di alberi per contrastare l’avanzata del deserto del Gobi, ridurre le tempeste di sabbia e far crescere la copertura arborea. Ciò che ancora non si sapeva, tuttavia, era che in molte delle zone coinvolte, le aree forestali create dall’uomo stessero registrando un incremento della superficie fogliare più rapido di quello rilevato nelle vicine foreste naturali.
A evidenziarlo lo studio di un gruppo di scienziati dell’Università di Pechino e della Beijing Forestry University che ha analizzato il comportamento di questi ecosistemi a seguito dei cambiamenti ambientali e, soprattutto, di fronte all’aumento della concentrazione di anidride carbonica. L’indagine è stata pubblicata su Geophysical Research Letters, la rivista dell’American Geophysical Union.
In Cina oltre 90 milioni di ettari di foreste piantate
La Cina oggi possiede la più vasta estensione di foreste piantate al mondo, con una superficie che nel 2020 aveva raggiunto i 90,31 milioni di ettari, pari al 36,6% delle aree boschive nazionali. L’espansione delle aree piantumate ha contribuito in modo rilevante all’aumento globale della copertura vegetale ma il confronto con le foreste naturali resta complesso. Le foreste piantate sono spesso progettate per crescere rapidamente e, non a caso, “mostrano un’espansione rapida grazie alla gestione forestale e alla selezione delle specie”, spiega lo studio.
Da parte loro, invece, gli ambienti naturali conservano una maggiore capacità di adattamento grazie alla loro complessità biologica.
Ma qual è dunque il reale vantaggio degli impianti? Per capirlo i ricercatori hanno cercato di distinguere l’effetto dell’età degli alberi da quello legato al tipo di foresta e alle condizioni ambientali. L’obiettivo, insomma, era quello di comprendere se la crescita più veloce delle foreste “artificiali” fosse semplicemente dovuta alla loro “giovinezza” relativa o se dipendesse invece da una diversa risposta ai cambiamenti globali.

Differenti tendenze dell’indice di area fogliare (LAI) tra foreste piantate e foreste naturali, determinate da diverse risposte della crescita. Per rendere il confronto il più equo possibile, i ricercatori hanno messo a confronto foreste piantate e foreste naturali con caratteristiche ambientali ed età molto simili utilizzando il propensity score matching (PSM), una tecnica statistica che elimina, per quanto possibile, l’influenza di fattori esterni. L’analisi è stata poi integrata con modelli di apprendimento automatico (machine learning) basati sull’intelligenza artificiale che hanno permesso di distinguere il contributo dell’età delle foreste, dell’aumento della concentrazione di CO₂ e dei cambiamenti climatici nella dinamica del LAI. Immagine: Yuhang Luo, Yuan Wang, Han Wang, Hongliang Wang, Jiansheng Wu, “Enhanced CO2 Response and Aging-Related Dynamics Drive a Greater Leaf Area Index Increase in China’s Planted Forests in Comparison to Natural Forests”, Geophysical Research Letters Volume53, Issue11 16 June 2026 e2025GL121544 Attribution 4.0 International CC BY 4.0 Deed
I dati svelano il vantaggio delle piantagioni
L’analisi ha utilizzato dati satellitari raccolti tra il 2000 e il 2022, mappe dell’età delle foreste, informazioni climatiche e modelli di apprendimento automatico. Il parametro principale osservato è stato l’indice di area fogliare (Leaf Area Index, LAI), un indicatore della quantità di foglie che ricoprono il terreno e della capacità della vegetazione di svolgere fotosintesi e immagazzinare carbonio.
I risultati mostrano che nelle foreste piantate “la superficie fogliare è cresciuta circa due terzi più rapidamente rispetto alle foreste naturali in tutta la Cina. Anche confrontando foreste con età e condizioni di crescita simili, quelle piantate hanno continuato a crescere il 4,6% più velocemente”.
Quest’ultimo divario, in particolare, “è risultato più marcato nelle foreste miste e sempreverdi, soprattutto perché le foreste piantate hanno risposto maggiormente all’aumento della CO₂”, spiega lo studio. Queste ultime, mediamente più giovani (34 anni di età media degli alberi contro i 57 degli esemplari di quelle naturali), sembrano quindi sfruttare meglio l’effetto fertilizzante dell’anidride carbonica durante le prime fasi della crescita. La maggiore densità della vegetazione favorisce inoltre l’evapotraspirazione, cioè il trasferimento di acqua dal suolo e dalle piante all’atmosfera, contribuendo potenzialmente a modificare le condizioni locali di umidità.
La riforestazione è utile ma non basta
Lo studio offre indicazioni importanti per il futuro della riforestazione globale ma fornisce anche un avvertimento: il vantaggio delle foreste impiantate non è destinato a durare per sempre. Dopo circa 40 anni, infatti, la differenza inizia a diminuire e le foreste naturali possono colmare il divario grazie alla loro maggiore capacità di crescita legata alla maturità dell’ecosistema.
Le foreste piantate, insomma, rappresentano uno strumento efficace per far crescere l’assorbimento di carbonio, ridurre il degrado del suolo e contribuire alla lotta contro il cambiamento climatico.
Al tempo stesso, tuttavia, esse hanno un ruolo non esclusivo ma complementare all’attività di protezione delle foreste esistenti e non possono sostituire gli ecosistemi naturali che, da parte loro, rimangono essenziali per la tutela dei servizi ambientali. “Sostituire le foreste naturali con piantagioni è una scelta sconsigliabile; un approccio equilibrato, che integri foreste piantate ben progettate e conservazione di quelle naturali, è essenziale per raggiungere obiettivi coordinati sul clima e sugli ecosistemi”, concludono i ricercatori.

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