13 Marzo 2026

Crisi idrica nel Mediterraneo: ecco quali sono le strategie più efficaci

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Uno studio condotto da un team internazionale di scienziati individua le strategie più vantaggiose per affrontare la scarsità idrica: uso intelligente della tecnologia, agricoltura di precisione, cambiamenti di comportamenti e nuove abitudini alimentari

di Emanuele Isonio

 

Che cosa lega le energie rinnovabili, la produzione alimentare e la salute degli ecosistemi? La risposta è semplice: l’acqua. Un nuovo studio, pubblicato su Nature, dimostra come la scarsità idrica rappresenti la principale sfida per la regione mediterranea ma al tempo stesso la fonte di soluzioni capaci di massimizzare i co-benefici tra diversi settori.

“Un approccio integrato e incentrato sull’acqua aiuta a identificare gli interventi che generano i maggiori benefici reciproci tra diversi settori”, afferma Marta Debolini, ricercatrice del CMCC e coautrice dello studio, collegato allo Special Report del panel di esperti MEDECC sul nexus Acqua-Energia-Cibo-Ecosistemi.

Lo studio si concentra sulle soluzioni, analizzando strategie già implementate nell’area mediterranea per comprendere quali funzionano meglio e quali rischiano di creare nuovi problemi.

Tra quelle più efficaci figurano interventi comportamentali e sociali, come la transizione verso la dieta mediterranea e la riduzione dello spreco alimentare, che hanno garantito i benefici più coerenti in tutte e quattro le componenti del nexus – l’interconnessione – tra acqua, energia, cibo ed ecosistemi.

Valutazione dei principali impatti e compromessi delle strategie di adattamento e mitigazione del nesso acqua-energia-cibo (WEFE) implementate nei paesi del Mediterraneo. Il collegamento con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) è realizzato attraverso i pilastri del nexus. Ciascun pilastro presenta due colonne che indicano gli impatti positivi (a sinistra) e i rischi o i compromessi (a destra) associati alla soluzione. La quantità di evidenze è quantificata dal numero di articoli utilizzati (tra parentesi) per valutare ciascuna soluzione ed è categorizzata in base alla robustezza: limitata, media o robusta (sfumature di marrone). Quattro gradi di concordanza misurano il consenso tra gli articoli. Questa figura non prende in esame tutte le possibili soluzioni, ma solo quelle implementate nel Mediterraneo, riportate nella letteratura scientifica e valutate in questo studio. FONTE: Drobinski, P., Rivera Ferre, M.G., Monem, M.A. et al. Nexus approach to enhance water-energy-food security and ecosystems resilience under climate change in the Mediterranean. npj Clim. Action 4, 115 (2025).

Il fattore Tecnologia

Anche la tecnologia svolge un ruolo importante, con approcci come l’agrivoltaico – che combina la produzione di energia solare con l’agricoltura sullo stesso terreno senza competizione per le risorse – e pratiche agroecologiche come le colture consociate (intercropping) e le colture di copertura (cover crops), che consentono di risparmiare acqua sostenendo al contempo la biodiversità e mantenendo le rese agricole. Anche il riutilizzo delle acque reflue e la gestione organica del suolo contribuiscono a migliorare sia la sicurezza idrica sia il funzionamento degli ecosistemi.

“Lo studio valuta i principali rischi associati alle interconnessioni tra acqua, energia, cibo ed ecosistemi dovuti ai cambiamenti climatici nel Mediterraneo”, spiega Debolini. “In particolare, vengono evidenziati gli effetti a cascata e si sottolinea come questi possano essere innescati da approcci settoriali tradizionali”.

Impatti, interazioni ed effetti a cascata su acqua, energia, cibo ed ecosistemi dei cambiamenti climatici e delle soluzioni progettate secondo un approccio settoriale. FONTE: Drobinski et al., 2025.

Impatti, interazioni ed effetti a cascata su acqua, energia, cibo ed ecosistemi dei cambiamenti climatici e delle soluzioni progettate secondo un approccio settoriale. FONTE: Drobinski et al., 2025.

L’hotspot Mediterraneo

Perché è importante? Il Mediterraneo è un hotspot dei cambiamenti climatici. Si sta riscaldando il 20% più velocemente rispetto alla media globale e, tra il 1962 e il 2017, la disponibilità pro capite di risorse idriche rinnovabili è diminuita del 78% nel Mediterraneo orientale e del 68% nel Mediterraneo meridionale.

Già l’anno scorso, un rapporto UNCCD (Convenzione delle Nazioni Unite per la desertificazione), citando dati del National Oceanic and Atmospheric Administration statunitense, evidenziava che il 2023 e il 2024 sono stati i due anni più caldi mai registrati a livello globale. In particolare il 22 luglio 2024 ha stabilito il record per il giorno più caldo della Terra. Alte temperature e mancanza di precipitazioni hanno avuto conseguenze diffuse: carenza di acqua, scarsità di cibo, danni alle attività agricole, razionamento dell’energia elettrica.  Alcune aree del mondo hanno subito gli effetti con particolare forza. E, tra le aree più colpite c’era proprio il bacino del Mediterraneo, in particolare la Spagna, il Marocco e la Turchia.

 

Quando l’acqua diventa scarsa, gli impatti si propagano a cascata tra i settori, influenzando la produzione alimentare, la generazione di energia e la salute degli ecosistemi.

Ad esempio, si prevede che cambiamenti climatici, scarsità idrica e degrado del suolo provocheranno entro il 2050 un calo del 17% della produzione agricola, con forti disparità regionali. Gli approcci tradizionali che affrontano ciascun problema separatamente spesso peggiorano la situazione, creando compromessi nascosti che possono rivelarsi controproducenti.

“Proponiamo un approccio nexus incentrato sull’acqua, poiché sembra aiutare a identificare interventi capaci di generare benefici reciproci tra diversi settori”, conclude Debolini. Ciò significa progettare soluzioni che affrontano la scarsità idrica sostenendo contemporaneamente la produzione alimentare, l’energia pulita e la salute degli ecosistemi. Quando le soluzioni funzionano simultaneamente in più settori, diventano più efficienti e hanno maggiori probabilità di successo.