24 Aprile 2026

Suolo in salute, dalle colture di copertura i risultati migliori

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Una ricerca statunitense ha preso in esame 50 anni di buone pratiche: le colture di copertura garantiscono effetti più costanti, mentre lavorazioni, rotazioni e drenaggio evidenziano impatti meno uniformi nei diversi contesti

di Matteo Cavallito

Le colture di copertura, realizzate allo scopo di proteggere il terreno dopo il raccolto, si confermano come la pratica più efficace per migliorare la salute del suolo. A sostenerlo è uno studio pubblicato sulla rivista Agriculture, Ecosystems & Environment che ha analizzato dati provenienti da 21 prove di campo a lungo termine negli Stati Uniti. Il lavoro, coordinato da ricercatori dell’Università del Kentucky con il supporto dell’Università del Wisconsin, contribuisce a fare chiarezza in un dibattito aperto da anni tra agricoltori e tecnici su quali siano le strategie più efficaci per preservare la fertilità e la produttività dei terreni.

La salute del suolo è il tema centrale dell’agricoltura contemporanea

Il tema della salute del suolo è diventato centrale nell’agricoltura contemporanea di fronte a problemi come il cambiamento climatico e la perdita di sostanza organica nel suolo. Gli agricoltori possono intervenire adottando diverse pratiche, dalla rotazione delle colture alla non lavorazione del suolo (no-till), fino all’introduzione di colture di copertura o di sistemi di drenaggio. Tuttavia, affermano gli autori, studi che analizzano gli effetti delle pratiche di gestione sugli indicatori di salute del suolo hanno riportato risultati divergenti rispetto a quali pratiche di gestione siano associate positivamente o negativamente alla salute del suolo”.

La variabilità dei risultati, aggiungono, “potrebbe essere dovuta a una pluralità di fattori come tipo di suolo, il clima, la regione, le interazioni tra le pratiche di gestione, la durata dello studio e la profondità di campionamento del terreno”.

Per questo, “sono necessari nuovi esperimenti che coprano una varietà di suoli e regioni climatiche diverse, e che si concentrino sulle pratiche di gestione conservativa pensata per mantenere o migliorare la salute del suolo, se vogliamo comprendere meglio l’impatto di tali pratiche sugli indicatori biologici, chimici e fisici del suolo”. I ricercatori hanno quindi deciso di sfruttare dati già esistenti, raccolti in esperimenti di lunga durata, per ottenere una visione più realistica in contesti diversi.

Le colture di copertura danno i risultati migliori

Lo studio ha preso in esame prove della durata compresa tra quattro e cinquant’anni, tutte basate su sistemi colturali con soia, focalizzandosi sui primi 15 centimetri di suolo. I ricercatori hanno confrontato quattro pratiche chiave: rotazione delle colture, lavorazione del suolo, utilizzo di colture di copertura e drenaggio artificiale. Inoltre, hanno valutato la salute del terreno misurando diversi indicatori, tra cui l’attività biologica, la struttura del suolo, la disponibilità di nutrienti e il pH. I risultati sono stati chiari.

“L’inclusione di colture di copertura è stata associata a livelli più elevati di carbonio mineralizzabile (Min-C) e di carbonio organico estraibile con acqua (WEOC), il che indica un miglioramento dell’attività biologica e dei serbatoi di carbonio labile nel suolo”, spiega lo studio.

La presenza di queste due forme di carbonio, in particolare, indica la presenza di una comunità microbica attiva e un ciclo dell’elemento efficiente. Le altre pratiche, da parte loro, hanno mostrato effetti più variabili. Le rotazioni a due colture, ad esempio, hanno fatto aumentare il fosforo disponibile ma senza influire in modo uniforme sugli altri indicatori. Ancora più sorprendente il dato relativo alla non lavorazione del suolo che ha prodotto un pH inferiore ovvero una maggiore acidità, probabile effetto della concentrazione superficiale dei fertilizzanti.

Una coltivazione temporanea di soia su un campo di segale nella contea di Dallas, in Texas. Negli USA l’estensione delle colture di copertura ha superato negli ultimi anni i 7 milioni di ettari con un incremento del 17% in appena un quinquennio. Tatiane Severo Silva et al., "Impacts of rotation, tillage, cover cropping, and drainage on soil health in soybean-based cropping systems: Evidence from 4–50-year trials across the US", Agriculture, Ecosystems &amp; Environment, <a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0167880925004827" target="_blank" rel="noopener">Volume 395, 2026</a>, 109950, ISSN 0167-8809, https://doi.org/10.1016/j.agee.2025.109950 Attribution 4.0 International CC BY 4.0 Deed

Una coltivazione temporanea di soia su un campo di segale nella contea di Dallas, in Texas. Negli USA l’estensione delle colture di copertura ha superato negli ultimi anni i 7 milioni di ettari con un incremento del 17% in appena un quinquennio. Immagine: Tatiane Severo Silva et al., “Impacts of rotation, tillage, cover cropping, and drainage on soil health in soybean-based cropping systems: Evidence from 4–50-year trials across the US”, Agriculture, Ecosystems & Environment, Volume 395, 2026, 109950, ISSN 0167-8809, https://doi.org/10.1016/j.agee.2025.109950 Attribution 4.0 International CC BY 4.0 Deed

Una buona pratica sempre più diffusa

Lo studio ha evidenziato quindi come non esista un’unica soluzione unica valida in tutti i contesti ma ha sottolineato, in definitiva, come alcune pratiche si confermino più efficaci di altre. Guadagnando, non a caso, di popolarità. “L’adozione di pratiche di gestione conservativa è in aumento negli Stati Uniti”, spiega lo studio. “Ad esempio, la superficie totale dei terreni coltivati con colture di copertura nel 2022 (7,2 milioni di ettari) era superiore di circa il 17 % rispetto al 2017”.

La ricerca, ammettono in ogni caso gli autori, non ha preso in considerazione l’impatto di questa e delle altre pratiche sulle rese, lasciando aperta la questione relativa alla presenza di un legame diretto tra salute del suolo e risultati economici. Nuovi studi saranno ora necessari per approfondire questo nesso e contribuire al miglioramento delle conoscenze a beneficio degli agricoltori, offrendo indicazioni sempre più precise per coltivazioni produttive e sostenibili.