11 Gennaio 2024

Le colture di copertura sono una barriera contro l’inquinamento di origine agricola

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Secondo uno studio USA l’applicazione delle colture di copertura su una quota di terreno coltivato riduce di oltre il 30% la concentrazione massima di ammoniaca e fosforo. Il cui accumulo è favorito dagli eventi alluvionali

di Matteo Cavallito

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Alcune strategie agricole come le colture di copertura, possono mitigare in modo significativo l’inquinamento delle acque. Un fenomeno legato al cambiamento climatico che, come noto, rende sempre più frequenti gli eventi alluvionali e, con essi, la dispersione dei residui agricoli e di allevamento. Lo suggerisce una ricerca americana.

Lo studio, a cura della University of Illinois Urbana-Champaign, che ha coinvolto ricercatori provenienti da altri atenei, ha analizzato i dati sulle precipitazioni raccolti in oltre un decennio nello Stato del Wisconsin dove è presente un vasto settore lattiero-caseario. Qui, notano gli autori, il letame del bestiame e i fertilizzanti per le colture sono le principali cause di inquinamento di origine agricola.

Dopo le forti piogge picchi nelle concentrazioni di nutrienti

Studiando la qualità dell’acqua in quasi 50 bacini idrografici del Wisconsin dal 2008 al 2020, evidenzia una nota dell’ateneo dell’Illinois, gli autori hanno messo in relazione i dati sulla concentrazione di ammoniaca e fosforo del Water Quality Portal con la posizione degli allevamenti e delle superfici coltivate. In questo modo hanno determinato i livelli di nutrienti dopo precipitazioni di mezzo pollice, uno e due pollici (pari a circa 1,3, 2,5 e 5 centimetri) per ora.

Gli studiosi, prosegue la nota, hanno riscontrato picchi nelle concentrazioni di nutrienti subito dopo eventi pluviali estremi. Tale effetto è aumentato al crescere delle precipitazioni.

Fino a cinque giorni di distanza da un evento di pioggia con un’intensità misurata in un pollice (circa 25 millimetri) per ora, il livello di ammoniaca presente nel suolo era aumentato del 49%, quello del fosforo era cresciuto del 24%. In presenza di almeno un giorno di precipitazioni di intensità superiore a 10 mm, il dato mensile sulla concentrazione di ammoniaca risultava più alto del 28%, quello relativo al fosforo era più elevato del 15%.

L’importanza delle pratiche di mitigazione

“Osserviamo un’interazione significativa tra precipitazioni, produzione agricola e deflusso. Non si tratta solo di un picco a breve termine nei livelli di nutrienti; alla fine della stagione, vediamo ancora aumenti persistenti di fosforo e ammoniaca attribuiti a quegli eventi estremi avvenuti mesi prima”, ha dichiarato Marin Elisabeth Skidmore, professoressa del College of Agricultural, Consumer and Environmental Sciences dell’Università dell’Illinois. Al tempo stesso, però, i ricercatori hanno anche rilevato come alcune buone pratiche agricole possano contribuire efficacemente a frenare il fenomeno.

Le colture di copertura, in particolare, sembrano avere un forte impatto dimostrandosi ancora una volta capaci di mitigare gli effetti negativi del cambiamento climatico.

“Abbiamo scoperto che un’unità idrologica con il 10% della superficie coltivata seminata con colture di copertura invernali registrerà un picco di ammoniaca inferiore del 32% e un livello massimo di fosforo inferiore del 36%, rispetto a un’unità non soggetta a questa strategia”, afferma lo studio. “Questo effetto benefico persiste anche per le concentrazioni di fosforo a fine stagione”.

Le colture di copertura sono una risorsa essenziale

La ricerca americana riporta sotto i riflettori il ruolo delle colture di copertura. Nel 2022 uno studio a cura dell’Università di Córdoba, in Spagna, ha dimostrato come l’impiego di queste ultime permetta di ridurre drasticamente la perdita di carbonio organico rafforzando la struttura e la coesione delle particelle del suolo. L’indagine si è concentrata sugli oliveti dell’Andalusia che, osservavano i ricercatori, presentano alti tassi di erosione a causa di una combinazione di fattori che include piogge intense e lavorazione convenzionale del terreno.

Nei suoli esaminati, hanno ricordato gli studiosi, la copertura “era stata responsabile in media di una riduzione del 36,7% nel deflusso e dell’85,5% nell’erosione”. La pratica, inoltre, aveva ridotto la perdita di carbonio associata ai sedimenti del 76,4%. Fornendo una protezione dagli effetti della pioggia molto superiore a quella rilevata nei terreni soggetti a lavorazione tradizionale.