4 Dicembre 2020
I vestiti nei nostri armadi potrebbero drasticamente diminuire a causa della carenza di tessuti legata a un peggioramento della salute del suolo. Foto di Steve Adcock da Pixabay

Cibo, vestiti, mobili, acqua: ecco che cosa potresti non avere più se il suolo è malato

Dalla salute dei terreni dipendono molti prodotti indispensabili nella nostra vita. Per questo, la Commissione UE si è posta obiettivi ambiziosi con la “Missione Suolo”

di Matteo Cavallito

Ascolta “Cosa potresti non avere più se il suolo si ammala” su Spreaker.

Niente più frutta e verdura sulla vostra tavola, prezzi esorbitanti per acquistare il cibo a disposizione, difficoltà a far uscire acqua pulita dai rubinetti, minore disponibilità di fibre naturali con le quali realizzare i vostri vestiti, addio ai mobili e agli arredi in legno che tanto vi piacciono per arredare la vostra casa. Non c’entra in questo caso una fase di congiuntura economica sfavorevole o di temporanea recessione. La causa è molto meno intuitiva ma, al tempo stesso, anche più ineluttabile: alla base di tutto ci sono suoli non più in salute.

La lista delle risorse fornite dal suolo è infatti sostanzialmente illimitata: alimenti, mangimi, tessuti, legno, acqua potabile e molto altro ancora. Oltre, ovviamente, ai contributi meno appariscenti ma non per questo di minore importanza. Sono sempre i terreni, ad esempio, a ospitare la biodiversità e a regolare il ciclo dei nutrienti. Ed è lo stesso suolo a contribuire in modo decisivo all’equilibrio del clima e alla conservazione di parte del nostro patrimonio culturale. Questa risorsa, in altre parole, resta al centro delle principali sfide poste dal futuro a cominciare dalla sicurezza alimentare e proseguendo con il contrasto al riscaldamento globale. La salute del suolo, va da sé, diventa una condizione irrinunciabile.

Salute del suolo decisiva per il futuro

Aggredire il problema è quindi urgente, ma i sistemi per farlo ci sono. E, per una volta anche la consapevolezza politica, almeno a livello comunitario: «abbiamo bisogno di un processo di innovazione che parta dalla rigenerazione del suolo a livello locale», ovvero di un ciclo innescato «dalle reti integrate lungo tutta la catena di fornitura e dalla riprogettazione di prodotti e sistemi». A sostenerlo è Catia Bastioli, amministratore delegato di Novamont, intervenuta all’edizione 2020 di Ecomondo. Il riferimento è alla mission europea Caring for Soil is Caring for Life per la tutela della salute dei terreni, di cui Bastioli è membro. L’iniziativa, che è parte del programma Horizon 2020, è considerata elemento decisivo nell’ambito dello stesso Green Deal continentale.

Obiettivo salute per 3/4 dei terreni

Il contesto attuale d’altro canto non è rassicurante. In meno di 10 anni, i terreni sensibili alla desertificazione sono aumentati di 177mila di chilometri quadrati, un’area che equivale alla superficie di Grecia e Slovacchia messe insieme. A conti fatti, il 25% del suolo continentale è attualmente soggetto a rischio idrogeologico e i costi annuali dell’erosione potrebbero superare i 50 miliardi di euro. Per risolvere il problema, la missione europea punta quindi a garantire la salute del 75% del suolo entro il 2030. Ovvero ad assicurare la capacità di quest’ultimo di fornire i servizi ecosistemici fondamentali.

Alla ricerca delle migliori soluzioni

La missione europea serve proprio a sensibilizzare il pubblico sull’importanza dei suoli e a impegnarsi con cittadini, agricoltori e silvicoltori per creare e sfruttare nuove conoscenze sviluppando opportune soluzioni. Da qui la necessità di un approccio integrato capace di indagare le funzioni del terreno anche attraverso la gestione dell’enorme mole di dati a disposizione. La missione, in particolare, raccomanda iniziative di “ricerca e innovazione, formazione e consulenza”. Ma anche il coinvolgimento di operatori e ricercatori nell’elaborazione delle “buone pratiche agricole biologiche” per migliorare la salute del suolo.