21 Luglio 2022

Singapore vuole piantare un milione di nuovi alberi entro il 2030

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Un progetto lanciato due anni fa punta a ripristinare le mangrovie di Singapore. Gli esemplari, ridottisi drasticamente negli anni, sono una risorsa decisiva per il clima, la biodiversità e il suolo

di Matteo Cavallito

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Singapore fa sul serio, almeno a giudicare dai numeri del progetto. Da qui al 2030, riferisce il World Economic Forum (WEF), la città-Stato asiatica intende impiantare un milione di alberi per rispristinare l’habitat smarrito sotto il peso dell’espansione urbana. Il riferimento corre alle mangrovie, specie tipiche quanto preziose a fronte del loro contributo alla stabilità del suolo, alla biodiversità e alla mitigazione climatica.

Nel corso del XX secolo, ricorda il WEF, Singapore ha perso il 90% delle aree naturali idonee ad ospitare queste piante. Un fenomeno che ha impattato tanto sulla qualità della vita dei residenti quanto sull’equilibrio dell’ecosistema nel suo complesso che comprende numerose specie animali autoctone e migratorie.

Singapore ha perso quasi il 90% delle sue foreste

Lo sviluppo demografico ed economico della nazione ha generato un costo notevole per le risorse naturali. “Si stima che nel 1953 le foreste di mangrovie di Singapore si estendessero per 63,4 chilometri quadrati“, scrive il World Economic Forum. “Nel 2018, secondo i ricercatori, la superficie si era ridotta di oltre l’87%”.

Nel XXI secolo, dicono i dati di Global Forest Watch, Singapore ha smarrito il 14% della sua copertura arborea. Il calo, calcolato in 2.590 ettari, comprende anche 37 ettari di foresta primaria, la cui estensione si è ridotta del 4,3%.

Le operazioni di ripristino puntano ora a tutelare non solo la quantità ma anche la varietà delle mangrovie. Secondo Dan Friess, geografo della National University locale, nella città-Stato si contano ben 35 varietà diverse. Negli Stati Uniti, per fare un paragone, il conteggio si ferma a tre.

Il progetto

Nell’ottobre del 2021, l’operazione, lanciata nel marzo dell’anno precedente, aveva portato all’impianto di circa 52mila alberi. Il progetto, che ha coinvolto quattro diverse varietà di mangrovie punta ad ampliare le aree naturali, con l’obiettivo di garantire ad ogni cittadino la possibilità di vivere ad appena dieci minuti di cammino da un parco.

“Gli esemplari provengono dalle banche degli alberi di Singapore, che comprendono vivai e piante recuperate dai cantieri edili“, scrive il World Economic Forum.

“Nei prossimi 15 anni potrebbero essere rimossi fino a 13.000 alberi per far posto a progetti edilizi e di trasporto a Singapore, ma il governo ha promesso di ripiantare un esemplare per ogni singola pianta eliminata”. Gli alberi saranno destinati a parchi, aree universitarie, giardini pensili, aiuole e isole.

 

Nel mondo ci sono sempre meno mangrovie

La vicenda contribuisce a riportare sotto i riflettori il problema della conservazione degli esemplari. Tra il 1980 e il 2000, riferisce il think tank statunitense One Earth, il mondo ha perso il 35% circa delle sue mangrovie. Nel corso del XXI secolo la situazione è migliorata ma il problema non è stato risolto. Secondo l’ultimo rapporto della Ong Global Mangrove Alliance, tra il 1996 e il 2016 il numero complessivo degli esemplari ha registrato un ulteriore calo del 4,3%.

Le piante sono una risorsa per clima, suolo e biodiversità

I numeri appaiono preoccupanti in considerazione della centralità di queste piante nella tutela della biodiversità. Secondo la stessa Ong, le foreste di mangrovie “ospitano a livello internazionale una ricca fauna, che comprende 341 specie a rischio“. Ma non è tutto. Di particolare importanza, infatti, è anche il ruolo delle mangrovie nel contrasto al dissesto del suolo.

Agendo come “come dighe permeabili, smorzando le mareggiate e limitandone l’impatto”, sottolinea infatti la Global Alliance, questi alberi sono in grado di evitare danni per oltre 65 miliardi di dollari all’anno riducendo il rischio di inondazioni in territori abitati da circa 15 milioni di persone.

Determinante, infine, l’elevata capacità di sequestro del carbonio. Sempre secondo lo studio, infatti, gli esemplari  del Pianeta sarebbero in grado di prevenire emissioni totali per oltre 21 miliardi di tonnellate di anidride carbonica.