4 Aprile 2022

Quei ragazzi kenyani che curano il Pianeta recuperando le mangrovie

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Le mangrovie sono una risorsa per la mitigazione climatica e la tutela della biodiversità. Dopo aver perso un terzo degli esemplari in vent’anni, il mondo è chiamato a rigenerare queste preziose foreste acquatiche

di Matteo Cavallito

 

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Quindici anni di attività e un solo obiettivo: salvare le mangrovie dagli effetti del cambiamento climatico e dalla distruzione di origine umana. Così si presenta la Manyunyu Community Organization, l’associazione keniana impegnata senza sosta nella tutela di una delle risorse più preziose e sottovalutate della biosfera.

Fondata nel 2007, ha raccontato di recente il portale USA Daily Beast, l’organizzazione raccoglie quasi una trentina di giovani del luogo chiamati a svolgere essenzialmente due compiti: piantare gli esemplari in luoghi selezionati e monitorare la deforestazione illegale.

Dalla comunità keniana 10 mila impianti in 15 anni

Le operazioni, condotte nei pressi di Monbasa, sulla costa keniana, rappresentano una risposta alla devastazione ambientale. Utilizzate come combustibile nonché come materiale per l’edilizia, le mangrovie sono state tagliate illecitamente per anni alterando l’equilibrio dell’ecosistema costiero. Un fenomeno, quest’ultimo, che ha favorito la moria dei pesci limitando così la sicurezza alimentare. Creata come iniziativa dal basso di fronte a un’azione governativa per lo meno carente – uno schema tutt’altro che inedito per il Paese, l’associazione ha piantato ad oggi circa 10mila esemplari.

“I giovani del nostro gruppo sono tutti attivisti per l’ambiente e il clima”, ha raccontato uno dei suoi membri. “Siamo consapevoli del ruolo cruciale svolto dalle mangrovie per la nostra comunità e per il mondo nella riduzione delle emissioni di carbonio. Per questo ci impegniamo nella loro rigenerazione”.

In vent’anni il mondo ha perso un terzo delle sue mangrovie

Tra il 1980 e il 2000, riferisce il think tank statunitense One Earth, il mondo ha perso il 35% circa delle sue mangrovie. Nel corso del XXI secolo la situazione è migliorata e ad oggi, ricorda l’ultimo rapporto della Ong Global Mangrove Alliance, il 42% degli esemplari si trova in aree protette. Nonostante questo, però, tra il 1996 e il 2016 il Pianeta ha registrato una perdita netta di questi alberi pari al 4,3%. Come dire che la velocità di ricrescita non è stata sufficiente a compensare le perdite.

Sempre secondo il rapporto il 60% di queste ultime è legato alle attività umane (deforestazione in primis). Il resto, va da sé, è frutto dell’azione della natura sulla quale, tuttavia, incide anche il cambiamento climatico. L’innalzamento del livello del mare, in particolare, rappresenta una minaccia per le mangrovie che, in simili circostanze, vengono letteralmente inghiottite dalle acque.

Una risorse per clima, biodiversità e tenuta del suolo

La buona notizia, ricorda la stessa Ong, è che oltre 6.600 chilometri quadrati di foreste smarrite dal 1996 in poi sarebbero “ampiamente ripristinabili”. Un obiettivo quanto mai importante considerando l’elevato contributo offerto da queste piante nella tutela della biodiversità e nella mitigazione del clima. Le foreste di mangrovie infatti, “ospitano a livello internazionale una ricca fauna, che comprende 341 specie a rischio che vanno dalle tigri ai cavallucci marini. La loro struttura e la loro produttività permettono inoltre di sostenere una pesca particolarmente abbondante”, si legge nel rapporto.

Determinante, poi, la loro elevata capacità di sequestro del carbonio. Sempre secondo lo studio, infatti, gli esemplari di questa pianta presenti sul Pianeta sarebbero in grado, in questo modo, di prevenire emissioni totali per oltre 21 miliardi di tonnellate di CO2. Le mangrovie, inoltre, “agiscono come dighe permeabili, smorzando le mareggiate e limitandone l’impatto”. Secondo le stime, evidenzia ancora la Global Alliance, questi alberi sono in grado, in tal senso, di evitare danni per oltre 65 miliardi di dollari all’anno riducendo il rischio inondazioni in territori abitati da circa 15 milioni di persone.