17 Dicembre 2020

Quegli agricoltori sostenibili che nutrono il mondo e rendono migliore la terra

Quasi tre quarti del cibo del Pianeta è prodotto dai piccoli agricoltori. Questi ultimi hanno un ruolo chiave per aprire le porte a un futuro più sostenibile. Anche in Europa

di Matteo Cavallito

In un mondo fatto di tecnologia, automazione e produzione di massa i protagonisti sono ancora loro: i piccoli agricoltori. Sono gli “eroi dell’alimentazione”, per dirla con la FAO, e producono da soli il 70% del cibo del Pianeta. Un esercito di braccianti, pescatori, contadini di montagna, silvicoltori, pastori e agricoltori delle comunità indigene. Una fonte di benessere per il Pianeta, insomma, che pure si trova oggi in una posizione sempre più rischiosa. Ed è proprio per questo che la tutela della loro sicurezza diventa decisiva nel passaggio verso un sistema di produzione sostenibile. Di questo e altro si è discusso nel corso dell’evento “Resetting the Food System from Farm to Fork – Setting the Stage for UN 2021 FOOD Systems Summit”, promosso da Fondazione Barilla e Food Tank.

Doppia minaccia per i piccoli agricoltori

I cambiamenti climatici e l’aumento della frequenza degli eventi atmosferici estremi impatta da tempo sui piccoli agricoltori. Tra il 2012 e il 2014, ricorda la Fondazione Barilla, oltre la metà del raccolto di caffè in El Salvador è andato perduto a causa della siccità devastando un settore che coinvolgeva al tempo 25mila famiglie. E gli esempi potrebbero facilmente continuare. A tutto questo si aggiunge oggi l’effetto Covid. La pandemia, sostiene il World Food Programme delle Nazioni Unite, potrebbe far raddoppiare il numero di persone esposte a crisi alimentari: dai 135 milioni del 2019 ai 265 stimati nel 2020. Da qui la necessità di ascoltare le voci dei piccoli agricoltori. E, ovviamente, di sostenere i loro redditi.

Dalla tradizione alla transizione (ecologica)

Il fatto è che dai piccoli agricoltori può arrivare un assist essenziale alla transizione verso un sistema orientato alla sostenibilità. Custodi di conoscenze antiche che sono sempre più spesso oggetto di riscoperta (basti pensare al ruolo dei semi tradizionali) questi operatori – in gran parte donne (dal 60% all’80% dicono le stime) – devono assumere un peso crescente nel dibattito internazionale. Con il sostegno di sussidi e leggi, al tempo stesso, gli agricoltori dovrebbero essere incentivati a scegliere la via dell’agroecologia per assicurare la sovranità alimentare e la tutela della biodiversità.

Obiettivo suolo in salute

Un approccio ecologico in agricoltura, del resto, è ormai considerato una condizione essenziale per la tutela della salute del suolo. Per contrastare efficacemente il degrado dei terreni europei, ha notato di recente Cees Veerman, presidente del Mission Board for Soil Health and Food della Commissione UE, occorrerebbe ad esempio destinare all’agricoltura biologica almeno un quarto del territorio coltivato. Riducendo al tempo stesso l’eutrofizzazione e l’utilizzo di pesticidi.

Europa in campo

Tutti questi concetti, ha notato Marta Antonelli, Direttore della Ricerca di Fondazione Barilla, «emergono anche all’interno delle strategie europee». Iniziative pensate per favorire gli agricoltori e con essi un settore tuttora molto rilevante nel Continente. Secondo le stime, da qui al 2027 il programma per la Politica Agricola Comune (PAC) della Ue assorbirà circa un terzo del bilancio comunitario: 391,4 miliardi di euro. Il Green Deal, da parte sua, dovrebbe tradursi in altri mille miliardi di investimenti sostenibili nei prossimi 10 anni.

Donne e giovani al centro della strategia

Le sfide d’altra parte non mancano. Oggi il 78% degli agricoltori europei ha più di 44 anni e circa un terzo del totale è over 65. Inoltre, ricorda Fondazione Barilla citando ulteriori dati, donne e giovani – categorie chiave per la transizione sostenibile – non hanno ancora assunto, per ora, un ruolo da protagonisti.

Il comparto agricolo impiega solo il 5% circa degli europei sotto i 35 anni. Mentre le donne, pur rappresentando la metà degli agricoltori dell’Unione, gestiscono in qualità di conduttori solo il 29% delle aziende agricole. Problemi non da poco che le iniziative Ue, a cominciare dalla Farm to Fork Strategy, ideata con l’obiettivo di garantire un sistema alimentare “equo, sano e rispettoso dell’ambiente”, sono ora chiamate ad affrontare.