Con Il Lago nella Valle l’orto entra a scuola
La Lighthouse Farm marchigiana apre le sue porte ai ragazzi e alle ragazze delle medie: da un orto da curare e scoprire tanti spunti per un sapere esteso, dall’agricoltura all’ambiente, dalla nutrizione all’economia
di Matteo Cavallito
Avvicinare i ragazzi delle scuole all’agricoltura e alla consapevolezza ambientale, raccontare il territorio e il valore del cibo: sono solo alcuni degli obiettivi del progetto educativo promosso dall’azienda agricola marchigiana Il Lago nella Valle in collaborazione con Coldiretti. L’iniziativa, significativamente intitolata “Coltiviamo la scuola – Oltre la soglia. Un orto per conoscere”, è stata avviata a marzo e coinvolge tuttora circa cinquanta studenti della scuola secondaria di primo grado Dante Alighieri di Monte San Vito, in provincia di Ancona.
Il percorso unisce didattica e pratica, a partire dalla realizzazione di un orto scolastico da trattare con cura che diventa il punto di partenza per un’esperienza educativa più ampia che, con frequenza settimanale, alterna momenti in classe ed esperienze più pratiche. Per imparare a conoscere i cicli naturali sviluppando un rapporto più consapevole con l’ambiente.
Una realtà agricola che promuove la didattica
Il Lago nella Valle è una realtà agricola radicata nel territorio di Monte San Vito, nata nel 2008 ma con origini familiari molto più lontane. Accanto alla produzione biologica, l’azienda porta avanti da oltre quindici anni un’intensa attività didattica. “Accogliamo scuole e gruppi da tempo, offrendo ai ragazzi la possibilità di vedere concretamente che cos’è la campagna”, spiega il titolare e promotore dell’iniziativa, Paolo Guglielmi.
L’esperienza di questi anni ha stimolato la volontà di proseguire nella collaborazione con il mondo scolastico, cercando però di costruire un percorso più strutturato e continuativo.
“Un’esperienza di poche ore, come la visita in azienda, è bella ma lascia poco: serve infatti continuità per trasmettere davvero valori e consapevolezza”, sottolinea Guglielmi evidenziando, inoltre, la necessità di colmare la distanza crescente tra i giovani e i giovanissimi, da una parte, e il mondo rurale, a maggior ragione in uno scenario in cui “l’agricoltura deve affrontare questioni sempre più complesse, dall’aumento dei costi alla riduzione dei margini di profitto”. E nel quale, aggiunge, “le nuove generazioni rischiano di non conoscere nulla di ciò che accade nel territorio in cui vivono”.
Un percorso tra aula, orto e territorio
Il progetto vuole essere quindi un vero e proprio percorso di educazione ambientale e alimentare. Le attività comprendono lezioni in classe, laboratori pratici e incontri con esperti, tra cui un’esperta nutrizionista che guida i ragazzi nella comprensione del valore degli alimenti e nella lettura delle etichette. Non mancano, poi, le uscite sul territorio con le visite all’azienda agricola e alle altre realtà produttive locali oltre che al mercato di Campagna Amica, dove gli studenti possono confrontarsi direttamente con gli agricoltori.
In questo modo, insomma, è possibile creare un legame concreto tra scuola e territorio, favorendo una conoscenza diretta delle filiere produttive e molti altri temi, come biodiversità, nutrizione, tutela del suolo, gestione sostenibile delle risorse idriche e cambiamenti climatici.
L’orto come strumento di conoscenza
Al centro dell’esperienza, insomma, c’è l’idea che l’orto sia molto più di un semplice spazio coltivato. Mentre si prepara il terreno, infatti, si parla di suolo, di microrganismi, di cicli naturali. Osservando la crescita delle piante si affrontano i temi della stagionalità e dell’adattamento climatico mentre con i giochi e le attività di gruppo si rafforzano collaborazione e senso di responsabilità. Attraverso un’attività apparentemente semplice, insomma, gli studenti hanno l’opportunità di affrontare temi complessi che riguardano la società contemporanea: dalla crisi climatica alla sostenibilità economica, fino al valore del lavoro agricolo.
Un’esperienza, precisa Guglielmi, che “parte dal fare, dallo sporcarsi le mani, entrando in contatto con la terra senza filtri”. In questo modo, un piccolo orto diventa una finestra sul mondo, capace di collegare discipline diverse e di favorire nei ragazzi una maggiore consapevolezza del contesto in cui vivono.
Buone pratiche per un’agricoltura sostenibile
Il Lago nella Valle è parte della rete delle Lighthouse Farms, le “aziende faro” individuate da Re Soil e impegnate nella tutela del suolo attraverso pratiche agronomiche sostenibili. L’impresa marchigiana, in particolare, adotta tecniche di agricoltura biologica rigenerativa, puntando sulla riduzione delle lavorazioni per limitare il compattamento del terreno e sull’incremento della sostanza organica. Ma anche sull’uso di compost autoprodotto e di scarti organici, come quelli provenienti da una torrefazione locale, così come l’uso di una pacciamatura basata su materiali naturali e i sovesci.
Particolarmente importante, inoltre, la gestione efficiente della risorsa idrica di cui il lago artificiale rappresenta la principale riserva oltre che habitat per la biodiversità: l’azienda utilizza un sistema di irrigazione a goccia riducendo così al minimo gli sprechi. Escluso, infine, il ricorso ai fertilizzanti chimici. Un modello che punta a essere sempre più sostenibile, dunque, e a diventare parte integrante dell’esperienza educativa: “Partiamo da un esempio concreto di agricoltura responsabile”, conclude Guglielmi, “ma l’obiettivo è molto più ampio: aiutare i ragazzi a capire il valore del lavoro, del cibo e del territorio e a sviluppare uno sguardo più consapevole sul mondo che li circonda”.

Il Lago nella Valle
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