Acque termali contro la desertificazione: l’esperimento ungherese
Nel Paese centroeuropeo, un progetto dal basso coinvolge cittadini e agricoltori locali. Obiettivo: reindirizzare le acque termali verso i campi, riattivando i cicli naturali e contrastando l’inaridimento che sta colpendo i terreni agricoli della Grande Pianura
di Emanuele Isonio
Nel cuore dell’Europa centrale, l’Ungheria sta affrontando una delle sfide ambientali più insidiose del nostro tempo: la progressiva aridificazione dei suoli. A essere colpita è soprattutto la Grande Pianura Ungherese, storico mosaico di praterie e campi agricoli che oggi mostra segnali sempre più evidenti di stress idrico. In questo contesto, una soluzione inattesa sta emergendo dall’incontro tra tradizione e innovazione: l’utilizzo delle acque termali per ripristinare i processi idrologici naturali.

La Grande Pianura ungherese occupa una superficie di circa 100.000 km² distribuita fra sette stati: Slovacchia, Ucraina, Romania, Serbia, Slovenia, Croazia e Ungheria. Quest’ultimo Paese da solo ospita più della metà dell’estensione globale della pianura. FOTO: CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2295902
Da pilastro sociale ad aiuto ecologico
Il Paese è celebre tanto per i suoi paesaggi steppici quanto per la cultura delle terme, particolarmente diffusa nella capitale Budapest. Qui, da secoli, le acque calde che risalgono dal sottosuolo alimentano un sistema di bagni pubblici che rappresenta un pilastro sociale e culturale. Oggi, però, proprio queste acque stanno assumendo un nuovo ruolo: contribuire alla rigenerazione degli ecosistemi terrestri.
Nel sud del Paese, nella regione del Homokhátság, il livello della falda freatica si è abbassato drasticamente negli ultimi decenni. Estati sempre più calde e siccitose, unite alla storica canalizzazione di fiumi e torrenti, hanno interrotto quei fenomeni di esondazione naturale che per secoli hanno garantito la ricarica idrica dei suoli, grazie all’apporto garantito dal Danubio e dal fiume Tisza. Ma oggi, senza queste dinamiche, il paesaggio ha perso una funzione ecosistemica chiave: la capacità di trattenere e redistribuire l’acqua.
Le conseguenze sono quelle tipiche dei processi di desertificazione: suoli che si disgregano, perdita di sostanza organica, crollo della biodiversità microbica e vegetale. Le precipitazioni, sempre più irregolari, non riescono più a infiltrarsi efficacemente. Anche eventi piovosi intensi risultano poco utili, perché l’acqua scorre via rapidamente su terreni ormai impoveriti e incapaci di trattenerla.
I “Guardiani dell’acqua”
In questo scenario si inserisce l’iniziativa dei cosiddetti “guardiani dell’acqua”, un gruppo di cittadini e agricoltori locali impegnati nel ripristino delle funzioni idrologiche del territorio. Tra loro, l’agricoltore Oszkár Nagyapáti ha avuto un’intuizione tanto semplice quanto efficace: intercettare le acque di scarico di una spa termale e reindirizzarle verso i terreni agricoli più depressi.
Tradizionalmente, queste acque venivano convogliate in canali e disperse fino al mare. Oggi, grazie a un accordo con le autorità locali, vengono invece utilizzate per allagare temporaneamente alcune aree nei pressi di Kiskunmajsa. Dopo un’estate particolarmente arida, nel 2025, il gruppo ha modificato il sistema di canalizzazione, permettendo a migliaia di litri d’acqua di riversarsi su circa due ettari di terreno.

Un pozzo nel Parco Nazionale Hortobágy – Puszta, Ungheria. FOTO: Andreas.poeschek by CC-BY-2.0-at
Effetti sorprendenti
L’intervento, pur circoscritto, ha prodotto effetti sorprendenti. Secondo i ricercatori coinvolti, l’allagamento ha contribuito a innalzare il livello della falda su un’area molto più ampia, stimata in diversi chilometri quadrati. Si tratta di un esempio concreto di come la reintroduzione, anche artificiale, di dinamiche di “flooding” possa riattivare i cicli naturali dell’acqua nel suolo.
I benefici non si sono limitati all’aspetto idrologico. Nei mesi successivi, è stato osservato un incremento della biodiversità locale, con il ritorno di specie vegetali e animali tipiche degli ambienti umidi. Questo conferma come la gestione dell’acqua rappresenti una leva fondamentale non solo per la produttività agricola, ma anche per la resilienza ecologica complessiva.
L’esperienza ungherese offre spunti rilevanti anche in chiave europea. In un continente dove i cambiamenti climatici stanno alterando profondamente il ciclo idrico, strategie di ritenzione e redistribuzione dell’acqua diventano cruciali. Il caso del riutilizzo delle acque termali dimostra che soluzioni efficaci possono nascere anche da risorse già disponibili, se integrate in una visione sistemica del territorio.
Come sottolinea Nagyapáti intervistato da Euronews, trattenere l’acqua – indipendentemente dalla sua origine – rappresenta un’opportunità straordinaria per rigenerare i suoli e contrastare la desertificazione. Un principio semplice, ma spesso trascurato, che potrebbe guidare nuove politiche di gestione sostenibile delle risorse idriche in molte altre regioni d’Europa.

GaborLajos via Wikipedia
Il Lago nella Valle
Santeri Viinamäki Attribution 4.0 International CC BY 4.0 Deed 



