1 Luglio 2024

Nei suoli acidificati i funghi sono un’alternativa ai fertilizzanti chimici

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Secondo una ricerca cinese l’inoculazione di funghi micorrizici determina una significativa crescita della biomassa vegetale della soia oltre allo sviluppo di un microbioma ottimale nel suolo

di Matteo Cavallito

 

L’impiego dei funghi micorrizici nei suoli acidificati, che si caratterizzano non solo per il basso pH ma anche per la carenza di fosforo, aiuta a promuovere la fertilità rappresentando, al tempo stesso, un’alternativa ai fertilizzanti chimici. Lo sostiene uno studio a cura dei ricercatori della Nanjing Agricultural University.

“I metodi tradizionali per far aumentare la concentrazione di fosforo nel suolo prevedono la concimazione chimica, che da parte sua, tuttavia, può presentare inconvenienti ambientali”, si legge in una nota. “I funghi micorrizici, migliorando l’assorbimento dei nutrienti e la salute del suolo, costituiscono un’alternativa promettente”.

Microorganismi, fosforo e azoto

“Il problema dell’acidificazione coinvolge la maggior parte dei potenziali terreni agricoli del mondo impattando sulle radici delle colture, limitando l’assorbimento di acqua e nutrienti e riducendo così la crescita e le rese”, spiega lo studio. Tra le vittime di questo fenomeno ci sono anche le colture di soia che nel mondo, ricordano i ricercatori, “si realizzano prevalentemente in aree a basso pH”. In questo contesto, l’attenzione per le potenzialità espresse dai microrganismi non è casuale.

Questi ultimi, infatti, “contribuiscono alla crescita, alla forma fisica e alla salute delle piante in superficie” grazie a una serie di caratteristiche peculiari.

Tra queste “la capacità di solubilizzare i fosfati, produrre ormoni, fissare l’azoto, influenzare il metabolismo delle piante (ad esempio, facendo crescere l’assorbimento di minerali e di acqua) e migliorare lo sviluppo delle radici”. Oltre, sottolineano i ricercatori, alla loro abilità nel far aumentare l’attività enzimatica e nel contrastare alcuni patogeni. I funghi micorrizici, in particolare, “sono responsabili fino all’80% dell’assorbimento di azoto e al 75% di quello di fosforo da parte delle piante, impiegando l’estesa rete ifale per estendere il volume di suolo che può essere esplorato dalle radici per assorbire il fosforo”.

Lo studio

Lo studio ha confrontato gli effetti dell’inoculazione di funghi micorrizici e della concimazione con il fosforo sulla crescita della soia, concentrandosi sulla biomassa vegetale e sulla composizione del microbioma della rizosfera. L’indagine ha mostrato che la biomassa della soia PT6, la varietà a più alta efficienza di fosforo, “è aumentata in modo significativo in una misura compresa tra il 47% e il 65% grazie all’inoculazione di funghi micorrizici arbuscoli”, spiega lo studio.

L’analisi, inoltre, ha rivelato che l’inoculazione di funghi ha alterato la composizione della comunità microbica nella rizosfera (la porzione di suolo dove si sviluppano le radici) della soia favorendo la presenza di microorganismi utili.

“La maggior parte dei batteri che fissano l’azoto, come lo Pseudomonas plecoglossicida capace di rendere solubile il fosforo, e alcuni geni funzionali legati a questa capacità erano abbondanti nell’endosfera“, prosegue lo studio. “Questi batteri azoto-fissatori e fosforo-solubilizzanti erano correlati positivamente tra loro”.

I funghi sono una soluzione sostenibile

I dati raccolti, concludono i ricercatori, hanno importanti implicazioni per l’agricoltura sostenibile. “Le nostre scoperte dimostrano il potenziale significativo dei funghi micorrizici nel far aumentare la crescita della soia nei terreni acidi carenti di fosforo”, afferma Guihua Lu, co-autore dello studio. Che aggiunge: “Questo approccio sostenibile non stimola solo la produttività delle piante, ma contribuisce anche alla salute del suolo, offrendo una valida alternativa ai metodi di fertilizzazione tradizionali”.

Le future ricerche, di conseguenza, dovrebbero concentrarsi sull’estensione dell’applicazione degli inoculanti microbici ad altre colture e a differenti tipi di terreno. Sostenendo ulteriormente lo sviluppo di pratiche agricole sostenibili che sfruttano le interazioni naturali pianta-microbo per migliorare le rese delle coltivazioni.