25 Agosto 2023

Clima, ONU: “La grande crisi alimentare arriverà in anticipo”

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Lo ha affermato il presidente della Conferenza ONU sulla desertificazione, Alain-Richard Donwahi. Determinanti il cambiamento climatico e le cattive pratiche agricole che impattano sulla salute del suolo

di Matteo Cavallito

 

Il mondo potrebbe dover affrontare una crisi alimentare particolarmente grave prima del previsto. Lo ha sostenuto il presidente della Conferenza ONU sulla desertificazione, Alain-Richard Donwahi, citato dal Guardian. “Penso che il fenomeno proceda più velocemente di quanto pensassimo”, ha affermato l’ex ministro della difesa ivoriano. Che ha aggiunto: “Tutti si concentrano sull’obiettivo, molto importante, della limitazione del riscaldamento globale a quota 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali. Tuttavia, alcune cose molto brutte dal punto di vista del degrado del suolo, della scarsità d’acqua e della desertificazione possono ancora accadere ben prima che questo traguardo sia raggiunto”.

Clima e agricoltura nel mirino

Donwahi punta ovviamente il dito sul rialzo delle temperature e sulle sue conseguenze, a partire dall’aumento della frequenza degli eventi metereologici estremi. Ma non solo. Determinanti, infatti, sarebbero anche le cattive pratiche agricole che impattano sulla salute del terreno.

“Il degrado del suolo deriva da cattive abitudini e dalle modalità con cui pratichiamo l’agricoltura. Quando il suolo è compromesso, lo è anche la resa”, ha spiegato.

In questo quadro, l’ex ministro ha chiamato in causa il ruolo degli investitori privati che, con il loro impegno, potrebbero sostenere i cambiamenti necessari per garantire un migliore utilizzo del terreno e l’implementazione di buone pratiche a cominciare dall’agroforestazione.

La crisi alimentare interessa un essere umano su dieci

Le parole di Donwahi seguono le stime poco rassicuranti diffuse dalla FAO nel suo rapporto “The State of Food Security and Nutrition in the World 2022“. “Dopo essere rimasta sostanzialmente invariata nei primi anni successivi al 2015 – affermava lo studio pubblicato a dicembre dello scorso anno – la diffusione della denutrizione è balzata dall’8% al 9,3% dal 2019 al 2020 ed è salita più lentamente nel 2021 fino al 9,8%“.

A conti fatti, “il numero di persone che hanno patito la fame è compreso tra 702 e 828 milioni. Con un aumento di circa 150 milioni dallo scoppio della pandemia: 103 milioni di individui in più tra il 2019 e il 2020 e 46 milioni in più nel 2021”.

Senza un cambio di rotta, proseguiva la FAO, il rischio è che nel 2030 l’8% della popolazione mondiale – 670 milioni di persone – si trovi ancora a soffrire la fame. Considerando anche la moderata insicurezza alimentare, l’ammontare di esseri umani costretti a fare i conti con una qualche forma di carenza di cibo raggiunge quota 2,3 miliardi. 3,1 miliardi sono invece gli individui che non hanno accesso a una dieta sana. Si tratta di 112 milioni di persone in più rispetto a al 2019.

Dall’ONU un allarme sulla desertificazione

Infine la desertificazione, un fenomeno diffuso, preoccupante eppure tuttora sottovalutato, scrive il Guardian. “La Cop15 sulla desertificazione dell’anno scorso è passata largamente inosservata rispetto alla Cop27 sul clima e alla Cop15 sulla biodiversità dello scorso dicembre”, sottolinea il quotidiano britannico. E ancora: “Le Cop sulla desertificazione si tengono meno frequentemente dei vertici sul clima: la prossima conferenza sul tema si terrà a Riyadh nel dicembre 2024, mentre il successivo vertice sul clima, la Cop28, si svolgerà a Dubai a fine novembre”.

Eppure, dichiara Donwahi, il mondo non può permettersi di ignorare il fenomeno. “Dobbiamo risolvere tutti i problemi insieme”, spiega ancora al Guardian. “La desertificazione e la siccità portano al cambiamento climatico e alla perdita di biodiversità. E in questo contesto si manifestano anche fenomeni come siccità, inondazioni e tempeste“. Eventi, questi ultimi, che non conoscono frontiere e che per questo, sottolinea l’ex ministro ivoriano, coinvolgono tutti i Paesi del Pianeta, non solo le nazioni più povere.