4 Gennaio 2023

Le ricadute positive del pascolo sul suolo diventano negative con la crescita delle temperature. Lo segnala una ricerca internazionale. Una presenza vegetale più variegata aiuta a contrastare il fenomeno

di Matteo Cavallito

 

Il pascolo nelle terre aride può avere effetti positivi per l’ecosistema ma l’aumento delle temperature globali rischia di produrre conseguenze opposte. Lo rileva uno studio a cura del Laboratorio de Ecología de Zonas Áridas y Cambio Global, un centro di ricerca con sede ad Alicante, in Spagna, e della University of New South Wales (UNSW) di Sidney.

“I servizi ecosistemici influenzati dal pascolo includono la capacità del suolo di far crescere le piante, scomporre la materia organica e renderla disponibile, immagazzinare il carbonio, creare terreni produttivi e regolare l’approvvigionamento idrico”, spiega una nota dell’ateneo australiano. “I ricercatori hanno scoperto che la pressione del pascolo aveva un’importanza decisiva per tutti i servizi ecosistemici, in particolare per il sequestro della CO2, la decomposizione della materia organica, la fertilità del suolo e la qualità e quantità di foraggio prodotto”.

Lo studio

I ricercatori hanno preso in esame 326 zone aride in 25 Paesi raccogliendo informazioni su piante e suoli in siti caratterizzati da una pressione variabile di pascolo e dando vita così a un’analisi globale definita “unica nel suo genere”. In questo modo gli scienziati hanno potuto valutare l’impatto della presenza animale sulla capacità delle zone aride di fornire nove servizi ecosistemici essenziali. Alcuni siti erano privi di pascoli, altri evidenziavano alte densità di ovini e bovini. Altri ancora erano caratterizzati dalla presenza di erbivori selvatici come la zebra in Africa e il lama in Cile.

I ricercatori hanno scoperto che il livello di pressione dei pascoli stessi influiva sulle relazioni tra clima, condizioni del suolo, biodiversità e servizi ecosistemici. “Le risposte di alcuni di questi servizi al clima variano in funzione della pressione di pascolo locale”, ha dichiarato David Eldridge, professore del Centre for Ecosystem Science della UNSW di Sydney. “Le scorte di carbonio nel suolo, ad esempio, sono diminuite e l’erosione è aumentata con l’incremento delle temperature ma solo in presenza di un’elevata pressione di pascolo”.

La tutela della biodiversità è decisiva

Lo studio ha evidenziato come a determinare l’effetto del pascolo sul suolo siano fattori differenti in combinazione tra loro. Gli effetti dell’aumento della pressione, notano ad esempio gli scienziati, sono passati dall’essere prevalentemente positivi nelle zone aride più fredde caratterizzate da precipitazioni stagionali più scarse e una vegetazione più variegata, a negativi nei suoli secchi più caldi con piogge altamente stagionali e minore biodiversità.

I risultati della ricerca, rilevano quindi gli autori, suggeriscono che la risposta delle zone aride ai cambiamenti climatici può dipendere da come queste ultime vengono gestite quando le temperature aumentano.

“Una comunità vegetale diversificata può aiutarci a mitigare gli effetti negativi del cambiamento climatico su questi terreni”, sottolinea Fernando Maestre, ricercatore del Dry Ecology and Global Change Lab e principale autore dello studio. A questo, evidenzia la ricerca, si aggiunge il ruolo della fauna. Una presenza più variegata di diversi tipi di erbivori sembra favorire infatti alcuni servizi ecosistemici come il sequestro di carbonio che ha a sua volta un effetto positivo nella mitigazione del clima.

Il ruolo del pascolo rigenerativo

I risultati della ricerca offrono anche un contributo alle conoscenze sul pascolo rigenerativo, l’insieme delle pratiche di gestione degli animali pensate per tutelare la salute del suolo. La principale strategia di rigenerazione consiste nella concessione di lunghi periodi di riposo al terreno per garantirne la capacità recupero. Per ottenere questo risulto gli allevatori praticano la rotazione dei pascoli stessi permettendo agli animali di muoversi di volta in volta su appezzamenti diversi e separati. Evitando così il degrado tipicamente associato a una presenza eccessiva e prolungata degli erbivori.

Il pascolo rigenerativo è da tempo oggetto di studi che si concentrano sulle potenzialità della corretta gestione delle distese adatte a questo scopo.

Secondo una ricerca pubblicata sulla rivista Agriculture, Ecosystems & Environment, l’applicazione delle buone pratiche nei grandi territori attraversati dal bestiame potrebbe favorire ogni anno il sequestro di 300 milioni di tonnellate di CO2 su scala globale.

Quel che è certo è che per delineare di volta in volta le migliori strategie occorrerà considerare diversi aspetti e le caratteristiche del contesto. “Non esiste una soluzione unica quando si tratta di pascolo nelle zone aride”, ha spiegato ancora Eldridge. “Gli effetti di questo fenomeno e della sua eccessiva pressione in particolar modo variano in tutto il mondo. Per questo è importante considerare le condizioni locali, il tipo e il numero dei capi di bestiame e di erbivori selvatici”.