22 Dicembre 2021

Le pratiche “climate smart” possono risolvere la crisi agricola in Congo

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Le strategie di resilienza agricola sarebbero in grado di spezzare quel circolo vizioso tra riscaldamento globale e deforestazione che condiziona la vita dei coltivatori del Paese centroafricano. La proposta dei ricercatori continentali

di Matteo Cavallito

 

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Per gli agricoltori dell’area di Yangambi, nella Repubblica Democratica del Congo, il cambiamento climatico rappresenta un problema quotidiano. In assenza di un valido sistema di irrigazione, il calo delle piogge impatta sulla resa dei campi. Quest’ultimo trend, inoltre, spinge i coltivatori a cercare terra fertile nelle aree alberate favorendo così un aumento della deforestazione. La situazione appare critica. Eppure una recente ricerca condotta da un gruppo di scienziati delle locali università di Goma e Kisangani e del Center for International Forestry Research (CIFOR) di Yaoundé, in Camerun, ha evidenziato una potenziale capacità di resilienza.

L’espressione chiave è Climate Smart Agriculture, o CSA. Di fatto, un insieme di pratiche capaci di proteggere le attività agricole contrastando il fenomeno del cambiamento climatico. Tali soluzioni, osservano i ricercatori, sono applicate tuttora da una minoranza di operatori. Ma potrebbero rappresentare una potenziale svolta.

Il circolo vizioso del clima

Nel territorio osservato, situato nel Congo nord-orientale, l’agricoltura è di gran lunga l’attività prevalente. La coltivazione dei campi, sottolinea il CIFOR, coinvolge il 75% circa dei residenti contribuendo fino all’85% del loro reddito complessivo. Lo studio, che ha preso in esame 250 contadini, ha sottolineato come gli effetti negativi del cambiamento climatico siano percepiti dal 98% degli operatori.

“Secondo il 54,8% degli intervistati il cambiamento climatico ha ridotto le rese“, segnala il CIFOR. “Il 43,6% ha segnalato la presenza di diversi nuovi parassiti delle colture che sono stati attribuiti agli impatti negativi del cambiamento climatico”.

Inoltre, “quasi il 70% degli agricoltori ha notato la comparsa di nuove specie di erbe infestanti e il 22,4% ha rilevato l’appassimento delle colture di riso, mais e ceci che sono state particolarmente colpite dall’aumento della temperatura e dalla diminuzione delle precipitazioni”. La spinta alla deforestazione, infine, contribuisce a un maggiore rilascio del carbonio che si combina con l’ossigeno nell’aria facendo crescere le emissioni di CO2. Un circolo vizioso che mina lo sviluppo futuro.

La crisi agricola in Congo (e non solo)

Secondo l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) dell’Onu, il cambiamento climatico rappresenta una minaccia per la salute del suolo e le rese agricole. Un recente rapporto della FAO, inoltre, ha sottolineato come il degrado del terreno indotto dall’uomo interessi 1,66 miliardi di ettari nel mondo, 330 dei quali nell’Africa Subsahariana, la regione più colpita in valore assoluto.

La Repubblica Democratica del Congo rappresenta un caso emblematico. Qui, ricorda lo studio del CIFOR, “Il 70% delle persone vive in zone rurali e dipende dall’agricoltura di superficie alimentata dalla pioggia, una caratteristica che le rende più vulnerabili”. Nell’area osservata, poi, l’87,6% degli agricoltori intervistati ha dichiarato di non avere a disposizione alcuna strategia di adattamento agli effetti del clima.

Le soluzioni climate smart

Qualche timido segnale positivo, tuttavia, non manca. Alcuni agricoltori, spiegano infatti gli scienziati, hanno iniziato ad applicare alcune tecniche utili come la rotazione delle colture, l’uso di biofertilizzanti e biopesticidi e il riutilizzo della terra lasciata a riposo. Queste strategie, ovviamente, sono un esempio di Climate Smart Agriculture (CSA).

“Per alleviare le difficoltà dell’agricoltura in un contesto di cambiamento climatico”, affermano i ricercatori, “la FAO raccomanda un approccio basato su tre pilastri, ovvero sicurezza alimentare, adattamento e mitigazione”. La CSA, proseguono, “non è una pratica o una tecnologia specifica che può essere applicata universalmente, ma una strategia che richiede l’adozione di un approccio integrato che tenga conto delle specifiche condizioni locali“.

Diffondere le tecniche di resilienza

La presenza di strategie di adattamento nell’area nord-orientale della Repubblica Democratica del Congo può essere un importante punto di partenza. Il loro utilizzo, sebbene ancora poco diffuso, “dimostra che gli agricoltori, pur non ricevendo ancora assistenza esterna dal governo o da organizzazioni non governative per adattarsi al cambiamento climatico, sono in grado di mettere in pratica alcune tecniche CSA”. Oggi, dunque, occorre “valorizzare queste strategie e renderle popolari tra gli operatori di Yangambi, dal momento che esse sono accessibili e praticabili a livello locale”.

L’elenco delle strategie, inoltre, include ulteriori soluzioni. Tra queste l’adattamento del calendario agricolo, l’uso di varietà tolleranti e migliorate, la rotazione delle colture e lo sviluppo delle coltivazioni nelle pianure. Necessario, secondo gli autori, il sostegno di istituti di ricerca, ONG e istituzioni statali. Lo studio, che chiama in causa iniziative simili già condotte nel Paese nell’ambito del programma anti-deforestazione ONU REDD+, invita infine a prendere in considerazione le percezioni degli agricoltori locali sul cambiamento climatico. E ad adattare le pratiche agricole alle condizioni specifiche dell’area per creare un sistema agricolo resiliente e più produttivo.