6 Marzo 2024

Perdita di potassio minaccia globale. Sei azioni per contrastarla

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Il 20% dei terreni agricoli nel mondo presenta una grave carenza di potassio. Una ricerca europea propone un mix di strategie a tutela della sicurezza alimentare

di Matteo Cavallito

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“La sicurezza alimentare e la salute degli ecosistemi sono messe a rischio da una cattiva gestione del potassio”. Lo affermano alcuni scienziati in uno studio pubblicato sulla rivista Nature Food. La carenza di questo elemento, in particolare, può inibire la crescita delle piante e ridurre così le rese agricole, sottolinea una nota diffusa dallo UK Centre for Ecology & Hydrology (UKCEH), una delle organizzazioni coinvolte nella ricerca insieme all’Università di Edimburgo, lo University College di Londra e l’Istituto di valutazione ambientale e ricerca sulle acque (IDAEA) di Barcellona.

Inoltre, proseguono gli autori, “Gli agricoltori tendono a spargere fertilizzanti ricchi di potassio sui loro campi per reintegrare il nutriente in esaurimento, ma i problemi di approvvigionamento possono inibirne l’uso e non mancano gli interrogativi sul loro impatto ambientale”.

Un problema per molti suoli del Pianeta

Il potassio, come noto, rappresenta uno dei nutrienti fondamentali per il suolo. A determinare la sua perdita sono diversi fenomeni, dalla lisciviazione favorita dalle precipitazioni fino allo stesso processo di raccolta che interessa i terreni agricoli. Attualmente, rilevano i ricercatori, circa il 20% dei terreni agricoli nel mondo presenta una grave carenza di potassio.

La situazione più critica si rileva nel Sud-Est asiatico dove la quota dei terreni carenti sale al 44%. Problematico anche lo scenario in America Latina (39%) e in Africa subsahariana (30%).

In questo contesto, una gestione accorta della risorsa diventa quindi fondamentale. “Gestendo in modo oculato nutrienti come azoto, fosforo e potassio insieme”, sottolinea Will Brownlie, ricercatore dello UK Centre for Ecology and Hydrology di Edimburgo e co-autore dell’indagine, “possiamo trarre molteplici vantaggi: prevenire l’inquinamento, aumentare la resa dei raccolti e ridurre al minimo la perdita di nutrienti. Si tratta di coordinare il nostro approccio per ottenere risultati migliori in agricoltura”.

Il nodo dei fertilizzanti al potassio

Il contrasto al fenomeno della perdita di potassio contribuirebbe, inoltre, a ridurre l’impiego dei fertilizzanti che vengono tipicamente applicati per rifornire i campi dello stesso elemento. Questi prodotti, infatti, possono essere particolarmente utili ma il loro impatto in termini di costi e di danni all’ambiente non può essere trascurato. Quello dei fertilizzanti al potassio è un mercato da quasi 20 miliardi di dollari dominato da quattro Paesi – Canada, Russia, Bielorussia e Cina – responsabili da soli di 4/5 dell’offerta globale. Queste caratteristiche rendono le dinamiche di prezzo fortemente sensibili ai fattori geopolitici con tutte le ovvie conseguenze.

I ricercatori, in particolare, ricordano come nell’aprile 2022 il prezzo del potassio sia aumentato del 500% rispetto all’anno precedente a seguito di una “tempesta perfetta” di fattori, inclusa l’invasione russa dell’Ucraina e le conseguenti sanzioni occidentali alle esportazioni di Mosca e Minsk.

“Da allora il costo del potassio si è ridotto del 50% circa”, spiegano gli autori. “Ma rimane il timore che gli agricoltori non siano in grado di accedere a un ammontare di fertilizzanti sufficiente a mantenere l’approvvigionamento alimentare con il sistema attuale”. Infine l’impatto ambientale: “L’estrazione di potassio genera milioni di tonnellate di rifiuti che possono lisciviare nel terreno e salinizzare il suolo e le falde acquifere, danneggiando piante e animali”.

Sei azioni

I ricercatori suggeriscono quindi sei diverse azioni da condurre a livello nazionale e internazionale:

  1. Preparare una valutazione globale delle attuali scorte e dei flussi di potassio per identificare i Paesi e le regioni più a rischio.
  2. Creare strutture nazionali per il monitoraggio, la previsione e la risposta alle fluttuazioni del prezzo del potassio.
  3. Aiutare gli agricoltori a mantenere livelli sufficienti di potassio nel suolo con ulteriori ricerche sulle implicazioni per la resa di una quantità limitata di questo elemento nelle diverse colture e nei vari tipi di terreno.
  4. Valutare gli effetti ambientali dell’estrazione dell’elemento e sviluppare pratiche di applicazione sostenibili.
  5. Sviluppare un’economia circolare globale del potassio che massimizzi il riutilizzo e il riciclo del nutriente.
  6. Aumentare la cooperazione intergovernativa attraverso le Nazioni Unite e altre agenzie per sviluppare un coordinamento politico globale simile a quello sviluppato per l’azoto.

In questo modo, concludono, è possibile “prevenire il calo della resa delle colture dovuto alla carenza dell’elemento nel suolo, salvaguardare gli agricoltori dalla volatilità dei prezzi e rispondere alle problematiche ambientali associate all’estrazione del potassio”.