27 Giugno 2022

Con le consociazioni si sposa la qualità alimentare e si guadagna suolo

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Le prove sul campo delle consociazioni tra grano tenero e pisello proteico praticate nel progetto Agribiocons, finanziato dalla Regione Marche tramite il PSR 2014-2020)

La simultanea coltivazione di due specie può aiutare a migliorare le produzioni, recuperando al tempo stesso la fertilità dei suoli degradati: ecco perché le consociazioni sono spesso usate in diversi Paesi del mondo, che così ovviano alla necessità (e ai limiti) delle concimazioni

di Stefania Cocco, Valeria Cardelli, Dominique Serrani, Lorenzo Camponi, Andrea Salvucci, Giuseppe Corti *

 

Le problematiche che affliggono i suoli di tutto il mondo sono causate per gran parte da pratiche agricole inadeguate alle vigenti condizioni pedoclimatiche. Sono però esacerbate dall’innalzamento delle temperature medie, dai prolungati periodi di siccità e dagli eventi temporaleschi particolarmente aggressivi.

L’insieme di questi fattori ha determinato una riduzione del contenuto di sostanza organica del suolo e, di conseguenza, ha favorito i processi erosivi con diminuzione di spessore dell’orizzonte superficiale del suolo, quello più fertile. Queste e altre cause di degrado hanno determinato una generale diminuzione di fertilità dei suoli. A quest’ultimo problema in ogni parte del mondo si cerca di ovviare con le concimazioni.

Un alternativa intelligente alle concimazioni

La concimazione rappresenta però un temporaneo arricchimento di nutrienti nel suolo, senza considerare le cognizioni di agro-ecologia che mirano ad aumentare la fertilità complessiva del suolo.

Le consociazioni, vale a dire la simultanea coltivazione di due specie, possono rappresentare un valido strumento per ottenere produzioni e recuperare la fertilità di suoli degradati stabilizzandola nel tempo.

In alcuni Paesi, coltivare contemporaneamente specie diverse è pratica consueta.

In America Latina, i piccoli agricoltori coltivano fagioli con mais e patate e, spesso, seguono ancora la cosiddetta pratica delle “three sisters” (mais, fagioli e zucche) risalente al periodo pre-Colombiano. Nei paesi dell’Africa meridionale, il fagiolo dall’occhio è frequentemente consociato con mais, il banano con cavolo e la papaya con l’arachide. Nelle campagne cinesi la consociazione di colture industriali e ortive è molto diffusa.

In Europa, invece, le consociazioni rappresentano una ridotta superficie in Svizzera con i paturages boisès (pascoli boscosi) e in qualche zona del Mediterraneo dove i cereali sono coltivati sotto colture arboree come olivi, fruttiferi o viti. Nell’ultimo decennio, la consociazione è stata riscoperta soprattutto nel settore biologico.

Ue, Cina, Brasile: le ricerche sul campo

Recentemente, il progetto Diversify (Horizon 2020) ha preso in considerazione la consociazione di cereali e leguminose da granella, proposta allo scopo di ottimizzare le prestazioni delle colture, aumentare la stabilità delle rese, ridurre l’incidenza di fitopatie e fitofagi e aumentare la resilienza dei sistemi agricoli.

Esiste una ricca bibliografia scientifica che descrive risultati sperimentali ottenuti in seguito all’adozione di consociazioni di diverse colture, opportunamente studiate per varie condizioni pedoclimatiche.

Uno studio condotto da ricercatori di atenei cinesi in un’area con condizioni climatiche sub-tropicali del sud-ovest della Cina ha evidenziato come le consociazioni mais-soia e mais-arachide siano in grado di promuovere l’assorbimento di azoto grazie a una modificata architettura degli apparati radicali, una migliorata capacità di nodulazione nella soia e soprattutto nell’arachide e una maggior stimolazione dell’attività enzimatica del suolo.

Altro esempio interessante è uno studio condotto in pascoli del Mato Grosso (Brasile), che ha messo in evidenza come la consociazione di differenti specie erbacee da pascolo con leguminose (soia) sia in grado di aumentare la produzione di foraggio, innalzarne la qualità nutrizionali e aumentare l’attività microbiologica nel suolo, incrementando così le rese colturali.

Consociazioni utili anche per risparmiare acqua irrigua

Ma se molte ricerche hanno evidenziato l’importanza della consociazione sul microbioma del suolo, evidenziando l’effetto sinergico tra apparati radicali e microorganismi nell’aumentare l’attività enzimatica del suolo, interessanti risultati sul risparmio di acqua irrigua sono stati ottenuti in consociazioni sviluppate per una zona a clima tropicale del sud della Cina (isola di Hainan). Si tratta di consociazioni (agroforestry) che prevedono la contemporanea presenza dell’albero della gomma (Hevea brasiliensis) e una pianta medicinale (Alpinia oxyphylla).

Quest’ultima, con i suoi fusticini e foglie lanceolate, è in grado di raccogliere l’acqua e trasferirla ai rizomi, favorendone una migliore distribuzione lungo il profilo del suolo. Va detto che la coltivazione dell’albero della gomma in maniera intensiva è molto diffusa in tutto il sud-est asiatico e in alcune zone della Cina, dove ha già provocato la conversione di migliaia di ettari di foresta tropicale, con gravi danni all’ecosistema, una forte degradazione dei suoli e un aumento insostenibile del consumo di acqua. Eppure, è previsto che le superfici destinate a Hevea brasiliensis debbano triplicare entro il 2050.

Domanda di acqua nei Paesi OCSE, nei Paesi BRIICS e nel resto del mondo. Confronto tra 2000 e 2050 (stime). FONTE: OCSE Environmental Outlook 2050.

Domanda di acqua nei Paesi OCSE, nei Paesi BRIICS e nel resto del mondo. Confronto tra 2000 e 2050 (stime). FONTE: OCSE Environmental Outlook 2050.

L’adozione di una consociazione agroforestry può permettere non solo di meglio distribuire l’acqua in profondità nel suolo (così da tesaurizzarla), ma anche di migliorare altri servizi ecosistemici strettamente legati all’umidità nel suolo quali la ritenzione idrica, la fertilità fisica, chimica e biologica e la produzione di gomma, migliorando le possibilità di sussistenza per gli agricoltori.

Gli esperimenti in Italia

In Italia, sono in corso da alcuni anni prove sperimentali di consociazione orzo-pisello proteico e frumento-favino sviluppate da un gruppo di ricerca condotto dal professor Stefano Tavoletti. Tali consociazioni, al momento sperimentate soprattutto nella Regione Marche, hanno riscoperto il potere rinettante dell’orzo nei confronti delle infestanti del pisello proteico, ma anche la possibilità di ottenere frumento duro con un contenuto proteico superiore se consociato con favino.

Le prove hanno dimostrato come le consociazioni orzo-pisello e frumento-favino permettano riduzioni anche del 50% di fertilizzanti azotati e dell’80% di prodotti per il controllo delle malerbe, con produzione di maggiori quantità di granella.

Quest’ultimo aspetto vale la pena di sottolinearlo: grazie alle sinergie che si stabiliscono tra le due colture, da 1 ettaro coltivato con una adeguata consociazione orzo-pisello proteico si ottengono produzioni equivalenti anche a 1,1 ettari.

Le consociazioni, se ben calibrate e sviluppate per le varie situazioni pedoclimatiche, rappresentano quindi uno strumento importante per coniugare produzioni di qualità in quantità, con un minor uso di fertilizzanti e diserbanti, e un maggior rispetto dell’agro-ecosistema.

 

* Gli autori
Stefania Cocco

Professore associato di Pedologia, PhD in Geobotanica e Geomorfologia. Interessi di ricerca: genesi di suoli agrari, forestali, urbani e subacquei; suolo e cambio climatico; rizosfera; soluzioni ecologiche; mineralogia del suolo; erosione idrica; suoli di ambienti aridi; suoli alpini e artici; paleosuoli; Oxisols.

Valeria Cardelli

PhD in pedologia. Collabora con università spagnole e americane per lo studio di suoli forestali e naturali, e sul reimpiego di materiali di scarto in agricoltura. Titolare di assegno di ricerca su riuso sostenibile di scarti di estrazione di idrocarburi.

Dominique Serrani

PhD in Pedologia. Studia gli effetti dello slash and burn sulla fertilità di suoli di sistema agroforestale in Mozambico. Titolare di assegno di ricerca sulla misura dell’erosione e sul monitoraggio della fertilità del suolo in ambienti collinari dell’Italia centrale.

Lorenzo Camponi

Dottore Forestale, CONAF Marche, attualmente dottorando in Pedologia. Si interessa di valutazione degli effetti dei cambi d’uso del suolo su differenti tipologie colturali in ambiente agro-forestale. In particolare: valutazione degli effetti sui parametri fisico-chimici della componente organica del suolo in foreste in conversione; valutazione degli effetti della gestione sulla rizosfera di nocciolo.

Andrea Salvucci

Dottore Agronomo, CONAF Marche. Attualmente dottorando in Pedologia. Si interessa di caratterizzazione pedologica e miglioramento di suoli salini.

Giuseppe Corti

Già presidente della Società Italiana di Pedologia, è attualmente direttore del Centro Agricoltura e Ambiente del CREA.