17 Maggio 2024

Economia circolare, Italia guida ancora la classifica Ue

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I dati del VI rapporto sull’economia circolare, realizzato da ENEA e CEN: Italia ai vertici per tasso di riciclo di rifiuti e per produttività delle risorse. Ma negli ultimi 5 anni il trend di circolarità si assottiglia

di Emanuele Isonio

 

L’Italia guida ancora la classifica Ue dell’economia circolare. E il nostro sistema produttivo è sempre più incline a utilizzare pratiche circolari. Ad affermarlo è il VI rapporto sull’economia circolare, realizzato come di consueto dall’ENEA e dal CEN (Circular economy network).

Indici di circolarità: l’Italia ancora ai primi posti nella UE

Per la prima volta, il rapporto ha comparato le performance di circolarità delle cinque maggiori economie dell’Unione Europea (Italia, Francia, Germania, Spagna e Polonia) utilizzando gli indicatori della Commissione europea: produzione e consumo, gestione dei rifiuti, materie prime seconde, competitività e innovazione, sostenibilità ecologica e resilienza. Anche con questi “nuovi” indicatori, risulta confermato il primato dell’Italia (45 punti) in termini di economia circolare, seguita da Germania (38), Francia (30) Polonia e Spagna (26).

FONTE: VI Rapporto sull'Economia Circolare. Circular Economy Network ed ENEA, 2024.

FONTE: VI Rapporto sull’Economia Circolare. Circular Economy Network ed ENEA, 2024.

Il risultato positivo dell’Italia deriva soprattutto dalla gestione dei rifiuti: siamo infatti primi per tasso di riciclo. Nello specifico, nel 2021 abbiamo avuto un tasso di riciclo dei rifiuti di imballaggio del 71,7%, 8% in più della media UE27 (64%). Inoltre, il riciclo dei rifiuti urbani in Italia è cresciuto del 3,4% tra il 2017 e il 2022, raggiungendo il 49,2%. La media UE è del 48,6%, la Germania “vince” con il 69,1%.

Il merito del buon risultato è soprattutto da attribuire al riciclo dei RAEE: nel 2021 è stato pari all’87,1% (meno due punti percentuali rispetto al 2017), con una media UE dell’81,3%. Tutto ciò a fronte di una produzione media pro capite dei rifiuti urbani di 513 kg nel 2022 nella UE. In Italia siamo passati dai 504 kg per abitante del 2018 ai 494 kg/ab del 2022.

La capacità di “estrarre” valore dalle risorse consumate

Significativo è anche il dato della produttività delle risorse: per ogni chilo di risorse consumate, nel 2022 l’Italia ha generato 3,7 euro di PIL, +2,7% rispetto al 2018. La media UE, nel 2022, è stata 2,5 euro/kg. Anche il dato degli altri quattro principali Paesi europei è inferiore a quello dell’Italia.

Per ciò che concerne il tasso di utilizzo circolare di materia, cioè il rapporto tra l’uso di materie prime seconde generate col riciclo e il consumo complessivo di materiali, l’Italia conferma la sua posizione nel 2022, con un valore pari al 18,7%. La performance migliore tra i Paesi analizzati spetta in questo caso alla Francia (19,3%), nonostante un calo di 0,2 punti percentuali rispetto al 2018. Più distanziate sono la Germania (13%) poco sopra la media UE e Polonia (8,4%) e Spagna (7,1%) che si trovano sotto la media europea.

Investimenti, occupazione e valore aggiunto

A livello di investimenti nelle attività di economia circolare, l’Italia con 12,4 Mld di euro (0,7% del Prodotto interno lordo) è invece terza, dietro a Germania e Francia. Ma, rispetto al 2017, in questo ambito,il nostro Paese fa segnare un aumento del 14,5%. A livello Ue il valore totale si attesta a 121,6 miliardi di euro, pari allo 0,8% del Pil.

Sul fronte occupazionale, nel 2021 nella UE27 gli addetti in alcune attività dell’economia circolare erano 4,3 milioni, il 2,1% del totale. In Italia 613.000, cioè il 2,4%, in aumento del 4% rispetto al 2017. Un numero che la colloca secondi dopo la Germania, che conta in questi settori 785.000 lavoratori (1,7% sul totale).

Il valore aggiunto dell’intera UE relativo ad alcune attività dell’economia circolare nel 2021 è stato di 299,5 Mld di euro, il 2,1% del totale dell’economia; in Italia è pari a 43,6 Mld di euro, 2,5% del totale (era il 2,1% nel 2017). Anche Spagna e Germania lo hanno incrementato, mentre Francia e Polonia l’hanno ridotto.

Le note dolenti

Dunque, va tutto bene? Non proprio. Ad esempio, il consumo dei materiali in Italia nel 2022 è stato di 12,8 tonnellate/abitante, minore della media europea (14,9 t/ab) ma in crescita (+8,5%) rispetto alle 11,8 t/ab del 2018. Ancora, sempre nel 2022, la dipendenza dell’Italia dalle importazioni di materiali (46,8%) è più del doppio della media europea (22,4%), anche se in calo (- 3,8%) rispetto al 2018. Infine, per ciò che riguarda i brevetti relativi alla gestione dei rifiuti e al riciclaggio, nel 2020 per ogni milione di abitanti ne sono stati depositati 0,46, cioè complessivamente 206 nell’Unione Europea. In Italia solo 21 brevetti (0,36 per milione di abitanti): -25% rispetto al 2016.

Nel loro insieme gli indicatori di trend della circolarità, basati sulla dinamica degli ultimi cinque anni, segnalano una certa difficoltà dell’Italia a mantenere la sua posizione di leadership.

FONTE: VI Rapporto sull'Economia Circolare. Circular Economy Network ed ENEA, 2024.

FONTE: VI Rapporto sull’Economia Circolare. Circular Economy Network ed ENEA, 2024.

 

“Puntare sulla circolarità deve essere la via maestra per accelerare la transizione ecologica e climatica e aumentare la competitività delle nostre imprese”, ha dichiarato Edo Ronchi, presidente del Circular Economy Network. “Ancora di più per un Paese povero di materie prime e soprattutto, nel contesto attuale, caratterizzato da una bassa crescita e dai vincoli stringenti del rientro del debito pubblico. L’Italia può e deve fare di più per promuovere e migliorare la circolarità della nostra economia, con misure a monte dell’uso dei prodotti per contrastare sprechi, consumismo e aumentare efficienza e risparmio di risorse nelle produzioni; nell’uso dei prodotti, stimolando l’uso prolungato, il riutilizzo, la riparazione, l’uso condiviso. E, a fine uso, va potenziata e migliorata la qualità del riciclo e l’utilizzo delle materie prime seconde”.

La circolarità si diffonde tra le PMI

Tra i focus di questo anno, le piccole e medie imprese, colonna portante del sistema produttivo italiano. E’ stato chiesto a 800 piccoli imprenditori (il 49% nei servizi, la restante metà nell’industria e in particolare il 35,5% nella manifattura e il 14,1% nelle costruzioni) cosa pensano e soprattutto come agiscono rispetto alle politiche green. Il 65% del campione delle piccole imprese intervistate dichiara di mettere in atto pratiche di economia circolare: oltre il doppio rispetto a quanto rilevato nel 2021. Inoltre, il 10% delle imprese ha intenzione di avvicinarsi all’economia circolare nel prossimo futuro.

Gli interventi realizzati più spesso riguardano l’uso di materiali riciclati (68,2%), la riduzione degli imballaggi (64%), interventi per la durabilità e la riparabilità del prodotto (53,2%). Rispetto ai principali vantaggi dell’adozione di misure di economia circolare, il 70,4% delle imprese indica la maggiore sostenibilità ambientale, la riduzione dei costi di produzione (61%), la maggiore efficienza (35,6%) e l’impulso all’innovazione (34,2%). Per il 61% delle imprese coinvolte nel sondaggio le misure di economia circolare generano benefici in termini di riduzione dei costi. L’indagine conferma che le piccole imprese possono svolgere un ruolo di primo piano nella transizione verso un’economia circolare. Ma è necessario che le politiche pubbliche siano maggiormente orientate in questa direzione.

FONTE: Rapporto 2024 sull'Economia Circolare.

FONTE: Rapporto 2024 sull’Economia Circolare.

Rame e terre rare, riciclo unica via

Nel 2023 la Commissione europea ha identificato 34 “materie prime critiche” cruciali per la nostra economia. 17 sono state classificate come strategiche: il rame è una di queste. E si stima che entro il 2050 la sua domanda potrebbe raddoppiare. Il problema è che l’Europa ha solo il 3% delle riserve globali, mentre la maggior concentrazione di riserve si trova in Cile (31%), Perù (11%), Repubblica Democratica del Congo (9%). Di qui l’uso del “rame secondario”: il rame è ampiamente riciclabile e già oggi riciclato in quantità significative che vanno ulteriormente aumentate.

Stesso discorso per un’altra categoria di materie prime critiche, le ‘terre rare’, alcune delle quali, usate nei magneti permanenti, sono anche strategiche per le rinnovabili, la mobilità elettrica e l’elettronica. A livello mondiale, l’85% circa delle terre rare leggere e tutte le terre rare pesanti impiegate dipendono dalla Cina. Anche in questo caso, la richiesta di terre rare potrebbe aumentare sensibilmente, addirittura decuplicare entro il 2050.

Le riserve mondiali di terre rare sono concentrate, ancora una volta, in Cina (44 Mt), Vietnam (22 Mt), Brasile (21 Mt) e Russia (12 Mt). Il principale fornitore – circa l’80 % – di materia raffinata per l’Europa? Sempre la Cina. Vale lo stesso discorso del rame: è possibile recuperare le terre rare dal riciclo di materiali a fine vita, una pratica meno inquinante di quella primaria che consente anche di accedere a fonti con concentrazioni maggiori di terre rare rispetto a quelle in natura.

Non è un tema di poco conto: le attività economiche che impiegano le terre rare sono responsabili dell’11,4% del fatturato dell’intero manifatturiero italiano. Rendersi dunque indipendenti dalle importazioni attraverso l’economia circolare è più che un auspicio, una necessità.