23 Febbraio 2022

Il Regno Unito esporta sette pesticidi proibiti in patria

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La denuncia di Greenpeace: le autorità britanniche vietano i pesticidi pericolosi per la salute. Ma la legge consente alle imprese di venderli oltreconfine. Nel mirino diserbanti, fungicidi e insetticidi. Tra questi anche un neonicotinoide responsabile della moria di api

di Matteo Cavallito

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La denuncia di Greenpeace: le autorità britanniche vietano i pesticidi pericolosi per la salute. Ma la legge consente alle imprese di venderli oltreconfine. Nel mirino diserbanti, fungicidi e insetticidi. Tra questi anche un neonicotinoide responsabile della moria di api
Nel corso del 2020 il Regno Unito ha venduto all’estero 12.240 tonnellate di pesticidi tuttora vietati entro i suoi confini poiché giudicati pericolosi per la salute. Lo rende noto un’indagine congiunta di Unearthed, il team di giornalisti investigativi di Greenpeace, e della Ong tedesca Public Eye. Le organizzazioni, riferisce una nota, “hanno scoperto che le aziende attive nel Regno Unito hanno spedito prodotti contenenti sette diverse sostanze agrochimiche vietate avanzando richieste di autorizzazione per altre sei”.

Le cifre, spiegano ancora gli autori, identificano una gamma di composti più ampia di quelle rilevate in precedenza e sono state confermate dalla Health and Safety Executive (HSE), l’ente che regolamenta il commercio con l’estero delle sostanze chimiche vietate nel Regno Unito.

Sette pesticidi (più altri 6) nel mirino

L’elenco dei prodotti incriminati comprende i diserbanti Paraquat, Diquat e Asulam, gli insetticidi Imidacloprid e Cyhalothrin, e i fungicidi Chlorothalonil e Propiconazolo. A preoccupare, su tutti, è il primo della lista. Il Paraquat, si legge infatti nell’indagine, “è uno degli erbicidi più tossici del Pianeta. Ha causato decine di migliaia di morti per avvelenamento in tutto il mondo e il suo utilizzo, secondo gli scienziati, è correlato a un aumento del rischio di sviluppare il morbo di Parkinson per coloro che ad esso sono cronicamente esposti”.

Molti, inoltre, i timori attorno al fungicida Propiconazolo, la cui vendita nel Regno Unito è stata vietata nel 2019. La sostanza è classificata come “tossica” poiché può danneggiare lo sviluppo del feto nell’utero.

La lista dei pesticidi per i quali le aziende hanno chiesto l’autorizzazione al commercio con l’estero ma che non sono stati spediti nel 2020 include prodotti a base di 1,3-dicloropropene, Desmedipham, Propanil, Chlorpropham, Diclobenil e Iprodione.

Allarme api

Un discorso a parte lo merita forse l’Imidacloprid, una sostanza regolarmente esportata nonostante il divieto all’impiego in patria imposto dalle autorità britanniche nel 2018. La sostanza rientra nella più ampia categoria dei neonicotinoidi, composti giudicati molto pericolosi per le api. Secondo un recente studio dell’Università di Coblenza e Landau, nell’ultimo quarto di secolo la tossicità di 381 pesticidi ai danni di api, altri insetti impollinatori e invertebrati acquatici è più che raddoppiata. Con conseguenze potenzialmente devastanti.

“Tre colture alimentari su quattro nel mondo – ha ricordato infatti la FAO – dipendono in una qualche misura dalle api e dagli altri impollinatori. Tuttavia, la moria di questi insetti sta crescendo. Mentre l’economia alimentare globale sta mostrando un notevole aumento della domanda di servizi di impollinazione, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo”.

Syngenta e le altre

I pesticidi proibiti nel Regno Unito, secondo l’analisi, sono stati esportati complessivamente in 20 nazioni. Tra le destinazioni si segnalano molti paesi a medio e basso reddito come Brasile, Colombia, Messico, Ecuador, Guatemala e India. I numeri più elevati sono stati registrati dalle spedizioni del diserbante Paraquat da parte del colosso Syngenta. “L’azienda produce ancora il diserbante nella sua fabbrica di Huddersfield, West Yorkshire, anche se il suo uso nel Regno Unito è vietato dal 2007”, riferiscono gli autori.

Oltre al gigante elvetico (sotto controllo cinese dal 2017) l’indagine ha identificato altre quattro aziende coinvolte nell’esportazione di pesticidi: le multinazionali UPL (India) e NuFarm (Australia) e le aziende chimiche Inovyn (controllata dalla britannica Ineos) e Hockley International, un’impresa con sede a Manchester.

Dura condanna dall’ONU

Sul tema, infine, si segnala il duro intervento dell’esperto dell’ONU Marcos A. Orellana, il Relatore Speciale sulle implicazioni per i diritti umani della gestione e dello smaltimento ambientale corretti di sostanze e rifiuti nocivi. “Il Regno Unito”, ha spiegato, “consente una pratica ripugnante che causa danni e sofferenze alle persone e alla natura in altri paesi”. Per questo, ha aggiunto. “L’obbligo morale di porre fine allo sfruttamento legalizzato e alla discriminazione derivante dall’esportazione di pesticidi vietati è irrinunciabile e urgente”.