4 Aprile 2023

Le radici delle piante sono decisive per gli organismi del suolo

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Nei terreni tropicali, spiega una ricerca tedesca, le radici delle piante influenzano la biodiversità non meno delle foglie morte. Una scoperta importante per lo sviluppo di soluzioni sostenibili capaci di conciliare agricoltura e conservazione

di Matteo Cavallito

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Le radici vive delle piante sono importanti quanto le foglie morte per sostenere la biodiversità del suolo tropicale. È la principale conclusione di uno studio realizzato da un gruppo di ricercatori su iniziativa dell’Università di Gottinga, in Germania, e pubblicato sulla rivista Ecology Letters.

“Milioni di piccole creature che lavorano in un singolo ettaro di terreni, tra cui lombrichi, collemboli, acari, insetti e altri artropodi, sono fondamentali per la decomposizione e la salute del suolo”, spiega una nota dell’ateneo tedesco. “Per molto tempo si è ritenuto che la lettiera di foglie fosse la risorsa principale per questi organismi. Il nostro studio, però, dimostra per la prima volta che le risorse derivate dalle radici delle piante hanno un ruolo determinante per la microfauna ai tropici”.

Lo studio

L’indagine si è svolta nella foresta pluviale e nelle piantagioni di olio di palma a Sumatra, in Indonesia. Qui i ricercatori hanno isolato alcune porzioni di suolo all’interno separandole dall’accesso alle radici delle piante con una barriera di plastica. Altre sezioni di terreno, contemporaneamente, sono state private di tutte le foglie morte presenti, ovvero della principale risorsa utilizzata dagli organismi decompositori. In questo modo è stato possibile confrontare gli effetti delle diverse privazioni.

Ebbene: “senza radici vive, la presenza di animali nelle sezioni osservate diminuisce del 42% nelle foreste pluviali e del 30% nelle piantagioni”. Al contrario, “la rimozione delle foglie morte non ha quasi alcun effetto sugli animali nel terreno sottostante, ma ne riduce del 60% la presenza totale nelle foreste pluviali e nelle piantagioni di gomma a causa della rimozione fisica della lettiera”. E non è tutto.

Le radici sono essenziali per gli organismi più piccoli

I ricercatori, infatti, osservano che gli effetti del mancato accesso alle radici variano in base al differente uso del suolo. Questo isolamento, in particolare, “impedisce l’assorbimento dell’acqua da parte delle radici con un conseguente aumento dell’umidità del suolo nelle foreste pluviali e nelle piantagioni di gomma, ma non nelle piantagioni di olio di palma, probabilmente a causa della scarsa presenza di biomassa e della minore produzione di radici in queste ultime”.

La variazione del livello di umidità nel terreno, in ogni caso, “non ha influenzato la ricchezza faunistica, probabilmente a causa dell’elevata umidità del suolo registrata durante tutto l’anno negli ecosistemi tropicali studiati”. Lo studio, infine, ha anche rivelato che le radici vive sono particolarmente importanti per gli organismi viventi più piccoli, come gli acari e i collemboli.

Tutelare la biodiversità del suolo tropicale

I risultati hanno evidenziato dunque come sia le risorse derivate dalla lettiera sia quelle provenienti dalle radici contribuiscano a formare la rete alimentare sotterranea negli ecosistemi tropicali. L’indagine, in particolare, “fa luce sui principali percorsi del carbonio in queste reti e su come i terreni cambiano a seconda del loro utilizzo da parte dell’uomo”, si legge nello studio. E ancora: “Questa conoscenza è cruciale per costruire modelli meccanici che includano gli animali nel funzionamento dei terreni”.

Secondo Stefan Scheu, responsabile del gruppo di lavoro sull’ecologia animale dell’Università di Gottinga, le informazioni acquisite potranno essere utilizzate “per sviluppare contesti agricoli sostenibili nei tropici”.

I dati raccolti, aggiunge il suo collega Anton Potapov, del German Centre for Integrative Biodiversity Research, un centro studi con sedi a Halle, Jena e Lipsia, “sono importanti non solo per la conservazione della biodiversità del suolo, ma anche per lo sviluppo di modelli ecosistemici globali capaci di descrivere il ciclo del carbonio”. E di contribuire così alla comprensione e alla protezione della biodiversità animale del suolo nel contesto dell’espansione agricola nei tropici, conclude la ricerca.