20 Maggio 2022

Il pesce affumicato fa crescere la deforestazione in Congo Brazzaville

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Nella Repubblica del Congo la crescente richiesta di legna da ardere alimenta il disboscamento. Dopo le mangrovie l’allarme si estende ora alle foreste dell’entroterra

di Matteo Cavallito

 

Il consumo di pesce affumicato starebbe favorendo in modo preoccupante la deforestazione nel Congo Brazzaville. È l’allarme lanciato da Africa News, un canale televisivo controllato da Euronews SA. La popolarità del Makwala, come viene chiamata questa specialità, alimenta infatti un’ampia richiesta di legna da ardere da parte dei produttori, sostiene l’emittente. Un fenomeno che si traduce in un’ampia distruzione delle mangrovie, risorsa notoriamente preziosissima.

Allarme mangrovie

“In un ettaro possono esserci circa 700 o 1000 piante, oppure 250 o 500, dipende”, racconta un taglialegna locale ad Africa News. “Quel che è certo è che in un mese posso abbattere alberi su una superficie di oltre 300mila metri quadri”, aggiunge. La testimonianza è ovviamente motivo di preoccupazione. Oltre a ospitare un’ampia varietà di specie animali, le foreste di mangrovie agiscono come dighe permeabili smorzando le mareggiate e limitandone l’impatto. Gli esemplari, inoltre, hanno un’elevata capacità di sequestro di carbonio con ovvie conseguenze positive sul fronte della mitigazione climatica.

Tra il 1980 e il 2000, riferisce il think tank statunitense One Earth, il mondo ha perso il 35% circa delle sue mangrovie.

Sebbene la situazione sia migliorata nel corso del XXI secolo, tuttavia, tra il 1996 e il 2016, ricorda l’ultimo rapporto della Ong Global Mangrove Alliance, il Pianeta ha registrato una perdita netta di questi alberi pari al 4,3%. La velocità di ricrescita, in altre parole, non è stata sufficiente a compensare le perdite.

Deforestazione ad ampio raggio

Le mangrovie, però, rappresentano solo una parte del problema. La crescita del taglio illegale e il progressivo esaurimento delle piante nelle località costiere starebbe alimentando un aumento del disboscamento nelle aree interne. Secondo i dati del World Resource Institute, la Repubblica del Congo ospita 23,5 milioni di ettari di foresta che occupano 70% circa della superficie nazionale.

L’area, ricorda Africa News, rappresenta il 10% dell’estensione forestale del Bacino del Congo – largamente compreso nei confini della vicina Repubblica Democratica – che rappresenta a sua volta il secondo polmone verde del Pianeta dopo l’Amazzonia.

Dal 2000 ad oggi, ricorda Global Forest Watch, il Paese ha perso il 3,4% della sua copertura arborea. Un danno che in termini climatici si traduce in emissioni complessive per 537 milioni di tonnellate di CO2.

La povertà è un ostacolo agli sforzi del governo

Nel maggio dello scorso anno, la Repubblica del Congo ha siglato un accordo con la Banca Mondiale all’interno dell’iniziativa REDD+. L’intesa comporta un finanziamento complessivo di 41,8 milioni di dollari per sostenere gli sforzi di contrasto alla deforestazione e al cambiamento climatico. L’istituzione bancaria, in particolare, “premierà gli sforzi per ridurre 8,4 milioni di tonnellate di emissioni di carbonio entro il 2025 nell’ambito dell’ambizioso programma di riduzione avviato dalla Repubblica del Congo”.

Le condizioni socio-economiche del Paese, in ogni caso, restano un ostacolo. “Affumicare il pesce è un lavoro difficile, dipende dalla quantità e dalle dimensioni dell’esemplare”, racconta un’operatrice ad Africa News. “Quando si tratta di pesci grandi, si consuma un bel po’ di legna a differenza di quando li si frigge”. Alcuni enti di beneficenza stanno cercando di convincere gli operatori ad adottare forni più efficienti. Ma senza successo. “Gli affumicatori trovano i forni costosi”, spiega l’emittente. “L’elettricità è inaffidabile e molte persone non possono permettersi il gas”.