23 Maggio 2024

La mitigazione del clima è la prima barriera contro l’erosione in Tibet

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Uno studio cinese osserva come il cambiamento climatico sarà decisivo nel far crescere l’erosione nell’Altopiano del Tibet. Il contrasto all’aumento delle temperature diventa quindi decisivo

di Matteo Cavallito

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Per contrastare efficacemente l’erosione del suolo nell’Altopiano del Tibet occorre puntare prima di tutto sulla mitigazione climatica. Una strategia, quest’ultima, che appare più efficace nel confronto con gli interventi diretti sulla vegetazione. La cui utilità, non a caso, risulta di fatto compromessa proprio a causa del riscaldamento globale. Lo sostiene uno studio condotto da un gruppo di scienziati del Research Center for Eco-Environmental Sciences di Pechino.

La ricerca assume un significato importante gettando luce su un fenomeno non ancora del tutto chiaro che condiziona un ambiente di primaria importanza. Al centro dell’interesse degli scienziati per il suo ruolo di  regolatore delle precipitazioni estive nella Cina meridionale, l’altopiano tibetano, ricordano gli autori, affronta da tempo una crescente erosione idrica.

Lo studio

“L’erosione idrica è un’estesa minaccia di degrado dell’ecosistema per la regione dell’Altopiano Qinghai-Tibetano e per le aree circostanti”, spiega lo studio. In questo contesto il riscaldamento globale dovrebbe determinare un clima più umido e una crescita più rigogliosa della vegetazione. Quest’ultimo effetto, in particolare, potrebbe addirittura contribuire al contrasto dell’erosione. A patto però che altri fenomeni legati al cambiamento climatico (l’aumento delle precipitazioni, ad esempio) non finiscano, al tempo stesso, per controbilanciarlo. Le informazioni su queste dinamiche, tuttavia, sono al momento molto limitate.

Per valutare il fenomeno gli autori hanno quindi utilizzato un sistema chiamato RUSLE o Revised Universal Soil Loss Equation, già utilizzato in altre ricerche sul tema.

L’equazione prende in considerazione diversi fattori come la perdita di raccolto prevista, le precipitazioni e i deflussi,  la propensione all’erosione del terreno, la ripidità e la lunghezza del pendio di una montagna e la gestione delle colture. In questo modo è possibile stimare la perdita potenziale annuale di suolo a seconda delle variabili considerate.

La mitigazione climatica è decisiva

Gli autori hanno quindi stimato l’erosione idrica simulando i mutamenti futuri in base a diversi scenari. In questo modo hanno potuto valutare il ruolo dei cambiamenti climatici e della crescita della vegetazione nel contrasto all’erosione stessa pesando proprio il contributo di questi due fattori.

La ricerca, spiegano, ha dimostrato “che l’erosione si intensifica e che i benefici del miglioramento della vegetazione per il controllo del fenomeno sono compromessi dal cambiamento climatico”.

I numeri emersi, infatti, evidenziano una crescita del fenomeno erosivo in uno scenario di aumento delle temperature. “Un’elevata forzatura climatica può determinare un miglioramento più rilevante della vegetazione ma anche, al tempo stesso, una maggiore propensione all’erosione legata alle piogge e ai fattori idrici in generale in tutto il territorio dell’Altopiano”, prosegue lo studio. I risultati, di conseguenza, suggeriscono che la mitigazione del cambiamento climatico rappresenti la strategia più importante “per affrontare le minacce di degrado dell’ecosistema legate al clima come l’erosione idrica”.

L’Altopiano tibetano è sempre più oggetto di studio

Molta attenzione, negli ultimi anni, è stata destinata non a caso alle dinamiche climatiche che interessano l’Altopiano del Tibet. Una recente ricerca pubblicata sulla rivista Advances in Atmospheric Sciences, ad esempio, ha svelato i meccanismi alla base della capacità di regolazione delle precipitazioni esercitata da questo territorio. Secondo lo studio, in particolare, la fonte di calore dell’altopiano tibetano rafforzerebbe il trasporto di vapore acqueo verso la parte orientale del Paese determinando piogge più intense nella regione della Valle del Fiume Giallo e della Cina settentrionale.

Un altro studio della Beijing Normal University pubblicato sulla rivista Nature Climate Change ha evidenziato inoltre l’importanza di quella complessa rete di interazioni tra atmosfera, oceani, terra, ghiaccio e biosfera che si manifesterebbe attraverso la capacità di alcuni fenomeni critici di innescare di riflesso determinati effetti  in un’altra area del Pianeta. I numeri in particolare avevano evidenziato l’esistenza di una connessione tra le temperature anomale registrate negli ultimi 40 anni in Amazzonia e quelle rilevate proprio in Tibet nello stesso periodo.