28 Gennaio 2022

Meno inquinamento, più salute: le fasce tampone mettono d’accordo acqua e suolo

,

La ricerca USA: le strisce tampone non rappresentano un reale pericolo per la stabilità del suolo e la tenuta degli argini. Una scoperta che apre la strada a un più ampio utilizzo di questo rimedio naturale contro la contaminazione delle acque

di Matteo Cavallito

 

Listen to “Meno inquinamento, più salute: le fasce tampone mettono d’accordo acqua e suolo” on Spreaker.

Le fasce tampone sono una risorsa naturale particolarmente efficace per la qualità del terreno e la salute dei fiumi. Poste sugli argini, queste strisce “ripariali” rappresentano un fattore di equilibrio e tutela ambientale ma il loro utilizzo, sfortunatamente, è limitato da una serie di linee guida che chiamano in causa le caratteristiche dei corsi d’acqua. Uno studio americano, tuttavia, sembra mettere in discussione alcune certezze.

L’indagine della Iowa State University, infatti, “ha scoperto che questi cuscinetti potrebbero essere collocati più diffusamente di quanto si pensasse in precedenza”, spiega la Crop Science Society of America. Con tutte le conseguenze del caso: “Espandere l’uso del tampone ripariale saturo potrebbe offrire agli agricoltori un sistema semplice e conveniente per proteggere la qualità dell’acqua della loro terra”. Ma andiamo con ordine.

I benefici delle fasce tampone

Le fasce tampone non sono altro che veri e propri “cuscinetti” di vegetazione erbacea e arbustiva che si collocano ai confini dei terreni agricoli o lungo i corsi d’acqua. Tra i loro benefici, ricordano gli esperti, la regolazione della temperatura e la protezione dell’habitat naturale delle specie vegetali e animali. Ma non è tutto. Le strisce ripariali, infatti, sono una barriera contro la dispersione di sostanze chimiche e di nutrienti a cui impediscono l’accesso ai fiumi.

Un filtro contro la dispersione di azoto

Le piante ai margini dei fiumi, nota ancora la Crop Science Society, “rallentano e reindirizzano l’acqua proveniente dai campi agricoli. Quest’ultima passa attraverso una striscia di terra piantata con piante native (il cuscinetto, appunto). In questo modo aumenta la quantità di azoto che può essere assorbito dalle piante o liberarsi nell’aria. Il meccanismo, abbastanza semplice e conveniente, può rimuovere fino al 92% dei nitrati”.

Il timore, tuttavia, è che questo processo possa indebolire l’argine del fiume determinandone l’erosione. Per questo motivo, le linee guida presenti negli USA limitano l’impiego delle fasce alle sponde non troppo alte. Una scelta corretta?

Il rischio aggiuntivo? Inferiore al 3%

Probabilmente no, suggeriscono i ricercatori. Almeno a giudicare dai risultati dello studio. Gli scienziati, nell’occasione, hanno indagato la relazione tra le caratteristiche delle fasce ripariali e la stabilità degli argini. Combinando le prove empiriche con le simulazioni, gli autori hanno valutato soprattutto il fattore altezza per stimare la variazione di stabilità delle sponde. Ottenendo indicazioni chiare.

“Nei siti di ricerca dove sono stati aggiunti cuscinetti ripariali saturi di flusso idrico, la probabilità di cedimento è aumentata di meno del 3% per entrambi gli scenari simulati: siccità e pioggia”, si legge nello studio pubblicato sul Journal of Environmental Quality, una pubblicazione dell’American Society of Agronomy, della stessa Crop Science Society statunitense e della Soil Science Society of America.

Inoltre, “le simulazioni non forniscono alcuna prova a sostegno della necessità di escludere potenziali siti solo in base all’altezza delle sponde”. I risultati dello studio, insomma, “riducono la necessità di ampie valutazioni geotecniche e potrebbero far aumentare l’implementazione delle fasce tampone espandendo la gamma dei siti idonei”.

Nuove opportunità per la protezione di acqua e suolo

I risultati dello studio offrono dunque nuove opportunità. E non solo negli Stati Uniti. L’utilità delle fasce tampone, in ogni caso, resta un tema di grande rilevanza ovunque.  Nel giugno dello scorso anno, uno studio della FAO ha evidenziato come l’80% dei suoli europei – ovvero i 4/5 di quei 194mila ettari di terreno che si estendono sul 25% del suolo continentale – contengano residui di pesticidi. Tre quarti dei suoli europei, inoltre, sarebbero a rischio eutrofizzazione a causa dell’eccessiva presenza di azoto nelle acque di deflusso. L’ampio utilizzo delle strisce vegetate potrebbe contribuire a frenare la dispersione di queste sostanze.