17 Luglio 2023

Nel 2022 la distruzione delle foreste tropicali è cresciuta del 10%

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Global Forest Watch: nonostante gli impegni formali assunti a Glasgow nel 2021, la perdita di foreste pluviali primarie ai Tropici aumenta. Brasile in cima alla graduatoria. Preoccupano anche i casi di Congo R.D., Ghana e Bolivia

di Matteo Cavallito

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Nel corso del 2022 la distruzione delle foreste pluviali primarie nelle aree tropicali del Pianeta è aumentata del 10%. Un dato preoccupante che contrasta con le dichiarazioni di impegno congiunto a livello internazionale. Lo segnala l’ultimo rapporto di Global Forest Watch, un progetto dell’organizzazione no profit World Resources Institute di Washington.

“L’aumento della perdita – si legge nello studio – arriva nel primo anno successivo alla dichiarazione siglata alla COP26 di Glasgow dai leader di 145 Paesi sulla tutela delle foreste e dell’uso del suolo, che ha promesso di arrestare e invertire la tendenza al disboscamento entro la fine del decennio, riconoscendo l’importante ruolo delle aree forestali nella lotta contro il cambiamento climatico e nella conservazione della biodiversità”. Contrariamente agli auspici, “il trend si sta muovendo nella direzione sbagliata”.

Il mondo ha perso 4 milioni di ettari di foreste tropicali

Secondo l’indagine, realizzata con il sostegno della University of Maryland, lo scorso anno le foreste primarie tropicali hanno perso 4,1 milioni di ettari, come dire 11 campi da calcio al minuto. Il risultato è stato il rilascio supplementare di 2,7 miliardi di tonnellate di anidride carbonica, equivalenti, per fare un paragone, alle emissioni annuali legate ai combustibili fossili dell’India.

Gli effetti sono evidenti su numerosi fronti: dal cambiamento climatico alla tutela della biodiversità fino al benessere umano.

Nel mondo, osservano i ricercatori. circa 1,6 miliardi di persone, tra cui quasi 70 milioni di membri delle comunità indigene, dipendono dalle risorse forestali per il loro sostentamento. La deforestazione è aumentata nei due Paesi con il maggior numero di foreste tropicali: il Brasile e la Repubblica Democratica del Congo. Il fenomeno è in crescita anche in Ghana e in Bolivia ma rallenta in Indonesia e Malesia.

Nel 2022 la deforestazione tropicale è aumentata del 10%. Fonte: World Resources Institute 2023

Nel 2022 la deforestazione tropicale è aumentata del 10%. Fonte: World Resources Institute 2023

Brasile: l’Amazzonia epicentro della crisi

Il Brasile si conferma al primo posto della classifica per valore assoluto: la perdita di foreste registrata nel 2022 dalla nazione sudamericana, infatti, copre da sola il 43% del totale mondiale. Nel dettaglio, il Paese ha perso 1,8 milioni di ettari di foreste primarie generando un rilascio aggiuntivo di 1,2 miliardi di tonnellate di CO2, ovvero due volte e mezzo la somma delle sue emissioni annuali legati allo sfruttamento delle fonti fossili.

“In Brasile, il tasso di distruzione delle foreste primarie è aumentato del 15% dal 2021 al 2022, con il fenomeno largamente concentrato in Amazzonia”, precisa il rapporto. “Le perdite non legate agli incendi hanno raggiunto il livello più alto dal 2005″.

I territori indigeni continuano a subire attacchi ma al tempo stesso registrano un tasso di deforestazione molto più basso rispetto a quello rilevato in territori simili gestiti da altri soggetti. Un fenomeno, peraltro, che evidenzia il forte impegno di contrasto da parte delle comunità native e che trova da tempo importanti riscontri anche in altri Paesi.

Crescita della deforestazione: nessuno fa peggio del Ghana

Negative, nel complesso, le notizie che giungono dall’Africa. La Repubblica Democratica del Congo ha ceduto oltre mezzo milione di ettari nel 2022 e il tasso di perdita ha continuato ad aumentare negli ultimi anni. In altri Paesi del bacino del Congo, i dati  mostrano una notevole variabilità di anno in anno, probabilmente a causa delle difficoltà di rilevamento dei dati satellitari dovute alla copertura nuvolosa.

L’agricoltura su piccola scala e la produzione di carbone di legna in un territorio caratterizzato da un limitato accesso all’elettricità restano fattori cruciali.

I dati più allarmanti del continente arrivano però dal Ghana, la nazione che ha registrato il più alto aumento percentuale di perdite negli ultimi anni. Nel 2022, il Paese ha visto sparire 18.000 ettari. Un’area di dimensione ridotta in valore assoluto ma estremamente rilevante in termini relativi per un un territorio nel quale la presenza di foreste primarie è già di per sé molto esigua.

In Ghana la deforestazione tropicale è aumentata lo scorso anno del 71%, il tasso di crescita più alto del Pianeta. Fonte: World Resources Institute 2023

In Ghana la deforestazione tropicale è aumentata lo scorso anno del 71%, il tasso di crescita più alto del Pianeta. Fonte: World Resources Institute 2023

Bolivia: governo sotto accusa

Tra i pochi Paesi a non aver firmato la Dichiarazione di Glasgow nel 2021, la Bolivia ha registrato nel 2022 un livello record di perdita di foreste primarie con un aumento del 32% rispetto ai livelli del 2021. L’espansione della attività agricole e della coltura della soia in particolare ha prodotto dall’inizio del secolo quasi un milione di ettari di deforestazione.

“Il governo della Bolivia promuove la crescita del settore agroalimentare, con l’obiettivo di ridurre le importazioni, implementare la produzione di biocarburanti e far crescere la presenza di bestiame”, evidenzia il rapporto. “Questi obiettivi si sono accompagnati a una depenalizzazione della deforestazione illegale e a un aumento delle autorizzazioni al disboscamento”.

In questo contesto spicca il ruolo degli incendi che, lo scorso anno, sono stati responsabili di circa un terzo della perdita totale di foresta primaria. Le fiamme, spiega lo studio, sono spesso opera dell’uomo ma sono anche il risultato della crescente siccità, una conseguenza, a sua volta, dell’alterazione dei ritmi delle precipitazioni legata agli effetti della deforestazione in Amazzonia. Un classico circolo vizioso, insomma.