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De-sealing: quanto ne sanno gli Italiani?
15 Giugno 2022

De-sealing: quanto ne sanno gli Italiani?

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L’università di Firenze chiede di rispondere a un questionario per scoprire il livello di conoscenza e di sostegno dell’opinione pubblica verso le attività di deimpermeabilizzazione (de-sealing). Azioni cruciali visti i tassi di cementificazione sul territorio nazionale

di Emanuele Isonio

 

In un Paese in cui la cementificazione viaggia a ritmi doppi rispetto alla media Ue e divora ogni giorno 2 metri quadri di territorio, le azioni di contrasto sono più urgenti che altrove. Frenare il fenomeno è importante. Lo è altrettanto liberare da cemento e asfalto il maggior numero possibile di territorio, soprattutto nelle aree urbane.
In termini tecnici, per quest’ultima azione si parla di desigillazione o deimpermeabilizzazione (a livello mondiale: de-sealing). Della loro importanza, gli addetti ai lavori sono ben consapevoli. Ma quanto ne sa invece l’opinione pubblica? E quanto è propensa a sostenere questo tipo di attività?

Donare valore al suolo maltrattato

Sul tema i dati ancora mancano. Una lacuna che ha portato una giovane dottoranda della Facoltà di Agraria all’Università di Firenze, Bianca Rompato, a lanciare un questionario rivolto a tutti i cittadini. Lei ha fatto delle strategie di de-sealing il filo conduttore del suo dottorato. Perché, come spiega a Re Soil Foundation, “desigillare un terreno significa dare un altro valore a qualcosa che prima è stato trattato come se non ne avesse”.

Da questa riflessione, parte l’idea del questionario (che può essere compilato in modo anonimo cliccando qui): “Attraverso le domande che abbiamo predisposto cerchiamo di acquisire le informazioni circa la conoscenza dell’importanza delle azioni di deimpermeabilizzazione” spiega Rompato. “Al tempo stesso, attraveso esempi pratici, puntiamo a capire la propensione dei cittadini a sostenere politiche pubbliche, attuate a livello locale e nazionali, che favoriscano la desigillazione”.

I principali dati di sintesi del Rapporto sul consumo di suolo 2021. FONTE: ISPRA.

I principali dati di sintesi del Rapporto sul consumo di suolo 2021. FONTE: ISPRA.

L’High Line Park di New York

D’altro canto, di azioni pratiche in giro per l’Italia e il mondo non mancano di certo. La più famosa, da decenni, è probabilmente quella attuata dall’amministrazione di New York che ha trasformato in parco urbano la High Line. Per farlo ha utilizzato la sezione meridionale in disuso della West Side Line, una ferrovia sopraelevata costruita negli Anni ’30 ed abbandonata nel 1980.

L’idea del parco nasce su proposta di un’associazione di residenti della zona (Friend of High Line) che si opposero all’abbattimento della struttura, proponendone invece la riqualificazione. Il progetto della promenade verde fu opera degli architetti Diller Scofidio e Renfro. Nel 2002 fu approvato e i lavori sono iniziati nel 2006. Negli anni, sono state aperte le diverse sezioni. L’ultimo troncone – noto come The Spur – è stato aperto nel 2019, tra la 30th Street e la 10th Avenue.

Alberature, tetti verdi, depavimentazione

Quella newyorchese è stata un’azione complessiva che ha sfruttato un’infrastruttura in disuso per darle nuova vita creando uno spazio sociale, con uno sguardo alla vivibilità ambientale. Ma le iniziative di de-sealing possono essere anche meno monumentali, ma altrettanto efficaci.

“Le amministrazioni comunali – spiega Rompato – possono investire in alberature stradali. Offrono ombra, assorbono sostanze inquinanti, diminuiscono il potere battente della pioggia, oltre a regalare immagini suggestive”. Il problema è che spesso questi alberi hanno pochissimo spazio a disposizione per poter sviluppare il loro apparato radicale in modo corretto. Il suolo è compattato e ricoperto dall’asfalto che, nel peggior dei casi, arriva a toccare il tronco. “In questo caso – prosegue Rompato – i lavori di depavimentazione sono necessari per migliorare le condizioni in cui cresce l’albero. Riducendo l’asfalto attorno ad esso, aumenta la superficie utile al suo corretto sviluppo radicale.

Un altro campo d’interesse utile alla depavimentazione urbana sono i grandi parcheggi. “In queste aree – spiega la dottoranda dell’ateneo fiorentino – l’impermeabilizzazione del suolo è estremamente elevata. Al fine di ridurre i fenomeni alluvionali, è importante aumentare la superficie permeabile. Inoltre, creando spazio utile alla crescita arborea, è possibile aumentare le zone d’ombra e ridurre i flussi di calore sensibile.

Ma azioni efficaci possono essere effettuate anche dai privati cittadini, che magari abitano in un condominio. Come? Adibendo a verde i lastrici solari, il più delle volte semplicemente pavimentati. “I tetti verdi permettono di sfruttare spazi altrimenti inutilizzati. Sono ottime soluzioni per le città ad elevata densità, dove altre azioni di de-sealing risulterebbero troppo complicate”.

I vantaggi per i condòmini sono chiari: “Un tetto verde, oltre a potenziare l’assorbimento delle acque meteoriche, riducendo il rischio di fenomeni alluvionali, crea piccoli punti di aggregazione sociale e diminuisce lo scambio di calore sensibile. La temperatura si riduce così sia all’interno che all’esterno delle abitazioni”.

La struttura del questionario

Gli esempi di corridoi alberati, tetti verdi e desigillazione di aree urbane sono espressamente indicati nel corso del questionario dell’ateneo fiorentino. In esso vengono spiegati anche i vantaggi delle diverse azioni. Ma sono anche sottolineate le modificazioni che potrebbero incidere sullo stile di vita dei cittadini (una parziale deimpermeabilizzazione di un parcheggio per ospitare piccole zone verdi comporterebbe ad esempio una perdita di alcuni posti auto). Un modo per fornire il quadro della situazione e capire, oltre alla conoscenza del fenomeno, anche la propensione ad accettare eventuali costi economici e sociali.

“Il questionario – precisa Rompato – viene archiviato in forma del tutto anonima. Confidiamo quindi che i cittadini si sentano liberi di rispondere in modo franco e aderente alla loro effettiva opinione. E speriamo che le risposte arrivino da tutte le regioni d’Italia. Solo così potremo avere un campione statisticamente ampio e significativo dei diversi territori”.
La sensibilità verso il de-sealing da parte dell’opinione pubblica è infatti un tassello fondamentale per inserire tali attività nell’agenda politica di enti locali e decisori politici nazionali.

Peraltro, le azioni di deimpermeabilizzazione hanno dei costi. E questo potrebbe scoraggiare le amministrazioni ad attuarle (e i cittadini a sostenerle). Ma d’altro canto, considerando i danni che si potrebbero evitare riducendo la sigillatura dei terreni in ambito urbano, i conti sarebbero decisamente più favorevoli.

Costi o investimenti?

L’ISPRA, ad esempio, stima che il costo annuale medio per la perdita dei servizi ecosistemici si aggiri attorno ai 100mila euro per ettaro (ovvero 10 euro per ogni metro quadro perduto). Più nel dettaglio, il flusso di servizio che il suolo non sarà più in grado di assicurare oscilla tra 66mila e 81mila euro a ettaro all’anno. A ciò si aggiungono tra 23mila e 28mila euro a ettaro per lo stock di risorsa perduta. Il totale è quindi compreso tra 89mila e 109mila euro l’anno.

Il costo che l’Italia potrebbe essere costretta a sostenere a causa della perdita dei servizi ecosistemici dovuta al consumo di suolo tra il 2012 e il 2030 è compreso tra 81 e 99 miliardi di euro. In pratica la metà del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

I danni da eventi meteo estremi, tra l’altro, stanno crescendo. Dal 2010 al 2021, l’It alia è stata colpita da 1.118 gli eventi estremi, registrati sulla mappa del rischio climatico. 133 solo nell’ultimo anno, segnando un +17,2%. Gli impatti più rilevanti si sono registrati in 602 comuni italiani, 95 in più rispetto allo scorso anno. A ciò si aggiunge la perdita di vite umane: in questo arco di tempo si sono contate 261 vittime.

“Le conseguenze da fenomeni meteo estremi sono ormai tangibili” ricorda Rompato. “Nel caso delle alluvioni, che colpiscono i nostri centri urbani con maggiore frequenza e forza, se non c’è afflusso nel suolo, manca la capacità di stoccaggio dell’acqua. Tornare a far aumentare la componente permeabile di una città è un investimento capace di dare frutti già oggi”.