23 Marzo 2022

La lotta alla deforestazione riavvicina le due Coree?

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Seul invita Pyongyang a collaborare nella lotta alla deforestazione, un problema particolarmente grave a nord del 38º parallelo. Alla vigilia del vertice ambientale di maggio, spiega l’emittente tedesca Deutsche Welle, qualcosa si muove

di Matteo Cavallito

 

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Un impegno comune nella lotta alla deforestazione come punto di partenza per una nuova, quantunque timida, fase di collaborazione tra le due Coree. È la suggestione avanzata dall’emittente tedesca Deutsche Welle (DW) nelle scorse settimane. Tra decenni di separazione, tensione permanente sul fronte militare e, come se non bastasse, il crescente isolamento attuato da Pyongyang dopo l’esplosione della pandemia, le condizioni di partenza non sono certo ottimali. Eppure – scrive DW – negli ultimi tempi qualcosa si è mosso.

Galeotto, in questo senso, il vertice di Glasgow, quando, in occasione della COP 26, “il presidente sudcoreano Moon Jae-in ha offerto un ramoscello d’ulivo sotto forma di aiuto e competenze per la rigenerazione delle foreste del nord malamente spogliate”. Un invito ispirato dall’incontro del 2018 con il suo omologo Kim Jong-un, chiuso con la promessa di “lavorare insieme per proteggere e ripristinare l’ecosistema dell’intera penisola coreana”.

La carestia all’origine della deforestazione

Tra i fattori che hanno inciso maggiormente sulla deforestazione c’è soprattutto la grande carestia che ha colpito il Nord negli anni ’90. All’epoca, nota la rivista Scientific American, il Paese perse in pochi anni 700 mila ettari di foreste (su 8,3 milioni totali). Le conseguenze sono state evidenti.

“La carenza di copertura implica la mancanza di radici in grado di impedire il deflusso del suolo nei fiumi e nei torrenti in occasione di eventi meteorologici estremi”, scrive la rivista.

Non sorprende, dunque, che nell’ultimo decennio la Corea del Nord abbia sperimentato una devastante serie di alluvioni e altri eventi gravi, incluse diverse ondate di siccità. Questi fenomeni hanno contribuito alla riduzione delle rese agricole mettendo ulteriormente a rischio la già precaria sicurezza alimentare del Paese.

Da Pyongyang risultati contrastanti

Nel 2015 il leader nordcoreano Kim Jong-un ha lanciato ufficialmente un piano di contrasto alla deforestazione e al cambiamento climatico, due fenomeni strettamente correlati. L’iniziativa, resa pubblica dal ministro degli esteri Ri Su-yong nel corso della COP 21 di Parigi si basa sul massiccio impianto di alberi nel Paese nello spazio di un decennio. Pyongyang, nell’occasione, aveva affermato di voler ridurre le emissioni di gas serra del 37,4% rispetto ai livelli del 1990.

I risultati raggiunti, per ora, sono controversi. Secondo i dati di Global Forest Watch (GFW), infatti, il bilancio registrato dal Paese negli ultimi vent’anni resta negativo. Dal 2001 al 2020 la copertura forestale della nazione si è ridotta quasi del 5% con una perdita complessiva di circa 250 mila ettari. Nel 2019 la riduzione della superficie boschiva è stata pari a 27.500 ettari, il dato più alto del XXI secolo.

Segnali di collaborazione tra le due Coree

Le speranze di una collaborazione tra le due Coree si collocano ora nell’ultima iniziativa di Seul. Alla fine di gennaio, ricorda DW, il Ministro della Riunificazione sudcoreano Lee In-young ha invitato Pyongyang a partecipare all’imminente World Forestry Congress in programma a maggio nella capitale meridionale della penisola. Secondo Na Yong-woo, ricercatore del Korean Institute of National Unification, citato ancora dall’emittente tedesca, “se il Nord vuole sviluppare davvero la sua economia allora dovrà cooperare con altri Paesi inclusa la Corea del Sud”. Inoltre, ha aggiunto, “Le relazioni con molte nazioni, al momento, non sono buone ma prima o poi la situazione cambierà”.

A favorire un possibile accordo, inoltre, il carattere stesso del tema. La conservazione delle foreste, ha sottolineato ancora il ricercatore, rappresenta infatti un obiettivo di Pyongyang e, a differenza di altre problematiche – dai diritti umani alle relazioni internazionali – aggiungeremmo noi, non costituisce una questione controversa.