9 Febbraio 2021

Veneto, i paladini verdi che regalano boschi urbani anti inquinamento

Diecimila piante per far nascere dieci boschi in altrettanti Comuni del padovano con un unico obiettivo: recuperare la biodiversità e salubrità dei suoli in una delle aree più inquinate d’Europa. Il progetto è dell’associazione Spiritus Mundi. Già piantati seimila alberi con l’aiuto di cittadini, scuole ed enti locali

di Emanuele Isonio

 

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Ormai, fra campagne e centri urbani della pianura padovana, sono diventati famosi per le loro pettorine blu cielo. Segno distintivo di come in poco tempo un gruppetto di amici sognatori, armati di buone idee e buona volontà, possa fare la differenza per il proprio territorio. Cinque anni fa si sono messi in testa di voler riforestare la provincia per strapparla, albero dopo albero, all’inquinamento che danneggia da decenni aria e terreni. Si sono riuniti in un’associazione dal nome simbolico: Spiritus Mundi (il respiro del mondo). Il loro motto: “diamo respiro alla nostra pianura. Ricreiamo l’ecosistema per la biodiversità, la nostra salute e i nostri figli”.

“Portiamo avanti con passione progetti di forestazione urbana destinati a rendere più verde e sana la Pianura Padana. E per farlo coinvolgiamo enti, associazioni e cittadini” spiega Christian Marcolin. “Vogliamo far capire che l’unico modo per attuare un cambiamento concreto può essere possibile solo se saremo uniti nel farlo”.

Il consumo di suolo e la qualità dell'aria sono due aspetti critici in tutta la Pianura Padana. FONTE: ISPRA ed ESA.

Il consumo di suolo e la qualità dell’aria sono due aspetti critici in tutta la Pianura Padana. FONTE: ISPRA ed ESA.

Gli obiettivi del progetto “Bosco Vivo”

L’impresa, per quanto possa sembrare proibitiva, ha già dato frutti tanto da imporre un ripensamento del sistema organizzativo dell’associazione per ampliare attività e traguardi. Il progetto “Bosco Vivo” ha permesso di mettere a dimora già seimila piante a partire dall’autunno 2019 in aree abbandonate accanto a capannoni o stabilimenti industriali. Il primo bosco è stato creato a Roncajette, in una frazione di Ponte San Nicolò adiacente al fiume Bacchiglione. Una superficie di 8500 metri quadri destinati a ospitare mille esemplari di specie di alberi e arbusti autoctoni.

Il prossimo target è ora composto da altri 10mila alberi, distribuiti su dieci terreni grandi come sedici campi da calcio. Nuove aree verdi che punteggeranno presto il panorama di vari comuni attorno a Padova. Il salto di qualità è stato reso possibile da un finanziamento di 150mila euro concessi dalla Provincia di Padova grazie all’allora consigliera provinciale delegata all’Ambiente, Elisa Venturini. Insieme alla Provincia sono stati selezionati i terreni. L’attività di piantumazione riguarderà dieci comuni che per primi hanno messo a disposizione aree di almeno 4mila metri quadri: Arzergrande, Piove di Sacco, Legnaro, Borgo Veneto, Rubano, Albignasego, Tribano, Limena, Rovolon e Selvazzano.

C’erano una volta i boschi in Pianura Padana

Nel frattempo, all’associazione Spiritus Mundi e al progetto Bosco Vivo hanno aderito agronomi e professionisti forestali, interessati a invertire la rotta di inquinamento e deforestazione che ha segnato nel corso del tempo il territorio veneto. “La Pianura Padana – spiegano i promotori di Spiritus Mundi – era anticamente ricoperta da estese foreste millenarie che ospitavano innumerevoli specie di flora e fauna”. Per secoli, quei boschi hanno dato sostentamento alle popolazioni locali, contribuendo al loro benessere, tanto da essere considerati sacri. “In pochi decenni – proseguono gli attivisti – lo sfruttamento crescente delle risorse naturali ha portato a uno stravolgimento degli equilibri naturali, causando la scomparsa quasi totali dei boschi e delle specie autoctone”. Nel 1980 di tutte le immense foreste del Veneto restavano appena 50 ettari.

Nei “Boschi Vivi” vengono quindi piantumate specie forestali autoctone riprodotte da sementi derivate dagli ultimi boschi relitti di pianura rimasti in vita. Un modo per preservare la biodiversità locale, adattatasi a quel territorio. “La riproduzione tramite sementi – spiega Marcolin – contribuisce alla conservazione e allo sviluppo di un’ampia diversità genetica, garantendo resilienza e resistenza degli ecosistemi ai cambiamenti climatici”.