20 Febbraio 2024

Studiare la biodiversità per fermare il degrado del suolo

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Parte il progetto europeo Horizon BIOservicES: 15 partner internazionali (tra loro il Crea e l’università della Tuscia) indagheranno le interazioni tra la biodiversità, le funzioni e i servizi ecosistemici dei suoli. Obiettivo: individuare i fattori responsabili della maggiore e minore resilienza ai cambiamenti climatici

di Emanuele Isonio

 

Un suolo sano è in grado di garantire la produzione di cibo, beni e servizi. Proprio nel prevenire il degrado del suolo e nel migliorarne la salute, la sua biodiversità gioca un ruolo fondamentale. Ma il livello del suo apporto è ancora tutto da studiare. Tenterà di colmare tale lacuna un progetto quinquennale finanziato nell’ambito del programma europeo Horizon e coordinato dall’università politecnica di Cartagena: si chiamerà BIOservicESLinking soil biodiversity and ecosystem functions and services in different land uses.

Che cosa migliora la resilienza della biodiversità?

Nello specifico, i ricercatori provenienti da 15 Paesi diversi avranno il compito di identificare i fattori determinanti per l’incremento o la diminuzione della biodiversità dei suoli e, di conseguenza, della sua resilienza ai cambiamenti climatici. Inoltre dovranno individuare nuovi indicatori e sistemi di monitoraggio per migliorarne la gestione. Allo stesso tempo, valuteranno il corrispettivo valore economico dei servizi ecosistemici forniti dalla biodiversità.

Le indagini coinvolgeranno 25 siti sperimentali scelti per la loro rappresentatività delle maggiori aree pedoclimatiche europee (regioni alpine in Svizzera, regioni atlantiche e mediterranee in Spagna, regioni continentali in Germania e regioni boreali in Lettonia) e con condizioni differenti di salute del suolo (bassa, media ed elevata). Sono state inoltre valutate le differenti pratiche di gestione adottate. Tutte le aree campione verranno monitorate per ottenere dati ambientali, sociali ed economici e sulla biodiversità del suolo.

Proprio per valutare l’intensità dell’impatto antropico e gli effetti delle pratiche di gestione sostenibile e delle azioni di ripristino, saranno inoltre studiate 8 tipologie di uso del suolo, appositamente selezionate. I dati, così raccolti, saranno analizzati con strumenti di intelligenza artificiale, per ottenere informazioni sulle interazioni tra la biodiversità, le funzioni e i servizi ecosistemici dei suoli, identificando in questo modo gli organismi chiave per le funzioni del suolo, quelli più sensibili e quelli più resistenti alle pressioni, inclusi i cambiamenti climatici.

Due i partner italiani

Sono due i soggetti italiani coinvolti nel progetto BIOservicES: l’università della Tuscia e il CREA (Consiglio per la Ricerca e l’Economia agraria), con due suoi centri: Agricoltura e Ambiente da un lato e Genomica e Bioinformatica dall’altro. “Il CREA – si legge in una nota emessa dall’istituto – raccoglierà e analizzerà tutti i campioni provenienti dai siti sperimentali, determinando le cellule “non vitali”, cioè metabolicamente inattive o in stato di dormienza, per ottenere una misura indiretta dell’attività metabolica del suolo. Inoltre, grazie all’impiego di strumenti di Intelligenza Artificiale (apprendimento statistico e modelli predittivi) individuerà la relazione tra gli organismi del suolo e i servizi ecosistemici, stimando l’effetto dei cambiamenti climatici e/o dell’uso del suolo sulla microbiodiversità. Infine, svilupperà un set di indicatori per collegare la biodiversità con i servizi ecosistemici e algoritmi, basati su machine learning, per estendere i risultati a scale spaziali più ampie”.

I risultati attesi

La maggiore comprensione e conoscenza dei meccanismi e delle sinergie che si vengono a creare fra il suolo, i suoi principali organismi e la fornitura di servizi ecosistemici nei suoi differenti usi, ha ricadute non solo ambientali (prodotti salutari, acqua e aria pulite, regolazione del clima e habitat adeguati al benessere umano) ma anche economiche, tra cui anche la generazione di crediti di carbonio: l’individuazione degli organismi responsabili del sequestro e della conservazione del carbonio, associata a pratiche/strategie che ne favoriscano abbondanza e funzioni, contribuirà, infatti, ad accrescere le riserve di carbonio organico nel suolo. Inoltre, sarà realizzata una piattaforma di condivisione delle conoscenze, strumento a disposizione degli stakeholders, per integrare tutte le conoscenze sulla biodiversità e sulla salute del suolo, finalizzandole alla sua pianificazione e gestione sostenibile.