29 Aprile 2026

Economia, solo il 6,9% è circolare. E la pressione sul suolo cresce

,

Il Circularity Gap Report 2026 calcola che le inefficienze del sistema economico costano il 31% del Pil globale. Il modello lineare continua a spingere l’estrazione e il consumo di suolo, aggravando perdita di biodiversità e degrado degli ecosistemi

di Emanuele Isonio

 

L’economia globale resta profondamente lineare. Oggi appena il 6,9% dei materiali utilizzati a livello mondiale proviene da fonti secondarie, mentre il restante 93,1% deriva da materie prime vergini. È il dato più significativo del Circularity Gap Report 2026. Il documento, sviluppato dal Circle Economy in collaborazione con Deloitte Netherlands, conferma una dinamica ormai strutturale: la domanda di risorse continua a crescere più rapidamente della capacità di recupero.

Negli ultimi decenni, il consumo globale di materiali ha superato i 100 miliardi di tonnellate all’anno, e continua ad aumentare. Anche quando il riciclo migliora in termini assoluti, la sua incidenza relativa diminuisce: il sistema economico consuma più risorse di quante riesca a rimettere in circolo.

Il “Value Gap”

A questa inefficienza si affianca un costo economico enorme. Il report introduce il concetto di “Value Gap”,  ovvero il valore economico perso a causa dell’economia lineare “prendi-produci-getta stimato in circa 25.400 miliardi di euro all’anno, pari a quasi il 31% del PIL globale. Una perdita che si distribuisce lungo l’intero ciclo economico:

  • 10.000 miliardi legati ai rifiuti a fine vita
  • 8.700 miliardi dovuti a inefficienze energetiche
  • 5.200 miliardi per il deterioramento di infrastrutture e beni
  • oltre 900 miliardi nei processi produttivi
  • circa 650 miliardi legati allo spreco alimentare

Numeri che raccontano un sistema in cui il valore delle risorse si disperde prima ancora di essere pienamente utilizzato.

Panoramica dei percorsi di perdita di valore e dei meccanismi che li determinano lungo la catena del valore. FONTE: Circle Economy

Panoramica dei percorsi di perdita di valore e dei meccanismi che li determinano lungo la catena del valore. FONTE: Circle Economy

Ecosistemi sotto pressione

Ma il nodo non è solo economico o industriale. Una quota rilevante delle risorse consumate è costituita da biomassa, direttamente legata all’uso del suolo. L’espansione della domanda globale di materiali biologici – per alimentazione, energia e produzione – si traduce in una crescente pressione sugli ecosistemi terrestri.

Il report evidenzia come il modello lineare sia tra i principali driver del land use change, ovvero della conversione di ecosistemi naturali in superfici produttive. Foreste, praterie e zone umide vengono trasformate per sostenere un sistema che privilegia l’estrazione rispetto al riuso, contribuendo alla perdita di biodiversità e al degrado dei suoli.

L’urgenza di cambiare approccio per la salute del suolo

Questo legame è particolarmente rilevante per la salute del suolo. L’intensificazione delle attività agricole e la semplificazione degli ecosistemi riducono la fertilità dei terreni e ne compromettono le funzioni ecologiche. Allo stesso tempo, la stagnazione della produttività delle risorse – cioè il valore economico generato per unità di materiale utilizzato – indica che si consuma sempre di più senza ottenere benefici proporzionali, amplificando una pressione già insostenibile.

In questo contesto, aumentare la circolarità significa anche ridurre la domanda di nuovo suolo. Le soluzioni indicate dal report vanno oltre il riciclo e includono strategie come la riduzione dello spreco alimentare, l’adozione di pratiche di agricoltura rigenerativa e un uso più efficiente delle risorse biologiche. Interventi che, oltre a migliorare la circolarità, possono rafforzare la resilienza dei sistemi agricoli e la qualità dei suoli.

Il messaggio è netto: la crisi della circolarità è anche una crisi del suolo. Continuare lungo il modello lineare significa accelerare il degrado degli ecosistemi terrestri. Al contrario, un’economia più circolare può diventare una leva concreta per preservare la fertilità dei suoli, ridurre il land use change e costruire sistemi produttivi più resilienti nel lungo periodo.