25 Marzo 2026

Un indice misura la salute del suolo nelle foreste di mangrovie

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I ricercatori brasiliani hanno elaborato un indicatore per misurare la capacità delle mangrovie di fornire servizi ecosistemici, dalla conservazione della biodiversità al sequestro del carbonio. Tanto maggiore è il degrado del suolo, tanto più basso è il punteggio registrato

di Matteo Cavallito

Il disboscamento delle foreste di mangrovie ha un impatto significativo sulla salute del suolo. Misurare l’impatto di questo fenomeno, tuttavia, non è semplice anche perché gli strumenti disponibili non sembrano al momento adeguati. Per questa ragione, un gruppo di ricercatori brasiliani ha provato a offrire una soluzione nuova, proponendo un nuovo indicatore in grado di valutare lo stato di questi terreni in diverse fasi: come degrado, stato intatto e recupero.

Descritto in un articolo pubblicato sulla rivista Scientific Reports, l’Indice di Salute del Suolo (SHI) varia da un punteggio minimo di 0 (situazione peggiore) a un massimo di 1 (migliore) e mostra come le mangrovie sane forniscano servizi ecosistemici quasi alla massima capacità. Al contrario, le mangrovie deforestate ne garantirebbero solo una piccola parte.

Le mangrovie trattengono 21 miliardi di tonnellate di CO2

Diffuse soprattutto nelle regioni tropicali e subtropicali, le mangrovie crescono principalmente lungo le coste basse, le lagune e le foci dei fiumi dove l’acqua marina si mescola con quella dolce. Questi ambienti, che in Brasile si estendono per 1,4 milioni di ettari costituendo la seconda area più estesa al mondo dopo quella dell’Indonesia, conservano un’ampia biodiversità, che include molte specie marine, e svolgono un ruolo essenziale nella protezione delle regioni costiere, agendo come barriere naturali contro le tempeste, l’erosione e le inondazioni. Esse, inoltre, mostrano una straordinaria capacità di sequestro del carbonio che, secondo le stime, consentirebbe di evitare emissioni totali per oltre 21 miliardi di tonnellate di CO2 su scala globale.

Il nuovo indice

“Le foreste di mangrovie forniscono servizi ecosistemici di importanza cruciale – tra cui il sequestro del carbonio, la ritenzione dei contaminanti e il ciclo dei nutrienti – che sono tutti strettamente collegati alla salute del suolo”, spiegano i ricercatori dell’Università di São Paulo, autori dello studio. “Tuttavia, i cambiamenti nell’uso di quest’ultimo e l’inquinamento minacciano sempre più i terreni di questi ambienti, compromettendone la funzionalità”. Le strategie di contrasto al degrado, proseguono, possono essere elaborate solo a partire da un’attenta analisi dello stato di salute del terreno basata su alcuni indicatori chiave.

Tuttavia, aggiungono, “nonostante la loro importanza, i metodi di valutazione dell’indice di salute del suolo per le mangrovie sono ancora poco sviluppati”.

Il nuovo indice, ricorda un articolo della Fondazione per la Ricerca dello Stato di São Paulo (FAPESP), un ente pubblico controllato dal governo locale, è stato costruito a partire da un insieme di variabili che rappresentano i principali processi fisici, chimici e biologici responsabili del funzionamento del suolo. Come la dinamica del carbonio, la tessitura del terreno, il contenuto di carbonio organico e di ferro, la fissazione dei contaminanti, il ciclo dei nutrienti e le attività enzimatiche dei microrganismi del suolo.

Risultati dell'indice di qualità del suolo (SHI) per aree di mangrovie degradate, ripiantate da 9 anni, ripiantate da 13 anni e mature. Le barre rappresentano la somma dei singoli valori dell’indice SHIper ciascuna variabile selezionata. Le mangrovie mature mostrano i punteggi più alti mentre i siti degradati quelli più bassi. Le regioni ripiantate nove e tredici anni registrano invece valori intermedi. Fonte: Jimenez, L.C.Z., Queiroz, H.M., Cherubin, M.R. et al. Tracking mangrove restoration using a biogeochemical soil health index and ecosystem service indicators. Sci Rep 16, 1236 (2026). https://doi.org/10.1038/s41598-025-30909-2 Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International CC BY-NC-ND 4.0 Deed

Risultati dell’indice di qualità del suolo (SHI) per aree di mangrovie degradate, ripiantate da 9 anni, ripiantate da 13 anni e mature. Le barre rappresentano la somma dei singoli valori dell’indice SHI per ciascuna variabile selezionata. Le mangrovie mature mostrano i punteggi più alti mentre i siti degradati quelli più bassi. Le regioni ripiantate nove e tredici anni fa registrano invece valori intermedi. Fonte: Jimenez, L.C.Z., Queiroz, H.M., Cherubin, M.R. et al. Tracking mangrove restoration using a biogeochemical soil health index and ecosystem service indicators. Sci Rep 16, 1236 (2026). https://doi.org/10.1038/s41598-025-30909-2 Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International CC BY-NC-ND 4.0 Deed

Salute del suolo e servizi ecosistemici viaggiano di pari passo

I ricercatori hanno valutato i terreni delle foreste di mangrovie situate all’estuario del fiume Cocó nello Stato brasiliano del Ceará. Qui l’indice SHI ha evidenziato condizioni contrastanti: le mangrovie mature hanno mostrato i valori SHI più alti mentre i siti degradati quelli più bassi. Le regioni ripiantate nove e tredici anni mostravano invece valori intermedi.

“Le mangrovie mature hanno mostrato i valori SHI più elevati (0,99), mentre i siti degradati hanno registrato quelli più bassi (0,25)”, spiega lo studio. “Le aree ripiantate hanno mostrato punteggi intermedi (0,37 per quelle a 9 anni, 0,52 per quelle a 13 anni), evidenziando un graduale recupero”.

Anche la capacità di fornire servizi ecosistemici ha seguito lo stesso andamento. In definitiva, concludono i ricercatori, “l’indice SHI ha efficacemente colto i cambiamenti nella salute del suolo lungo i gradienti di degrado e ripristino ed è uno strumento promettente per informare i decisori, sostenere la pianificazione della conservazione e comunicare dati complessi in formati accessibili”.

Ecosistemi in pericolo

Secondo Hermano Melo Queiroz, professore del Dipartimento di Geografia dell’Università di São Paulo, citato dalla FAPESP, “i risultati smontano l’idea che l’ecosistema sia resiliente alle interferenze antropiche”. Al contrario, spiega, “dimostriamo che esso può degradarsi molto rapidamente ma anche, ed è questa la buona notizia, riprendersi velocemente, a condizione che il ripristino sia assistito e accurato, rispettando le condizioni locali”. L’indice, ricordano infine gli autori, è costruito per includere informazioni specifiche su ciascun ecosistema e sul suo ambiente per diverse regioni.

Ricerche ulteriori sono ora necessarie per comprendere quale tipo di carbonio si stia accumulando nei suoli ripristinati e, soprattutto, quanto sia stabile.

Nel frattempo, lo strumento offre un sostegno importante agli sforzi di conservazione di un tipo di ambiente da tempo in pericolo. Tra il 1980 e il 2000, dicono le stime del think tank statunitense One Earth, il mondo ha perso il 35% circa delle sue mangrovie. Inoltre, tra il 1996 e il 2016, il Pianeta avrebbe registrato un’ulteriore perdita netta di questi alberi pari al 4,3%. Un segno di come la velocità di ricrescita non sia stata sufficiente a compensare le perdite, legate principalmente, secondo gli esperti, alla deforestazione e al cambiamento climatico che favorisce l’innalzamento del livello del mare.