I pesticidi americani sono tuttora pieni di PFAS
I dati del primo studio sulla presenza delle sostanze per e poli-fluoroalchiliche nei pesticidi americani. Secondo due organizzazioni USA, il 14% di tutti i principi attivi presenti nei pesticidi statunitensi è classificabile come PFAS
di Matteo Cavallito
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I pesticidi venduti nel mercato americano presenterebbero spesso tracce di sostanze per- e poli-fluoroalchiliche (per- and polyfluoroalkyl substances o PFAS), i composti conosciuti anche come forever chemicals, per via della loro proverbiale persistenza, che sono da tempo sotto accusa a causa del loro impatto sull’ambiente e sulla salute. Lo sostiene uno studio a cura di due diverse organizzazioni.
L’indagine, condotta dai ricercatori del Center for Biological Diversity di Tucson, Arizona, e dai loro colleghi del Public Employees for Environmental Responsibility, un ente no profit di Silver Spring, nel Maryland, è stata pubblicata sulla rivista Environmental Health Perspectives.
Danni per l’ambiente e per gli esseri umani
I pesticidi a base di PFAS sono particolarmente efficaci nel contrasto ai parassiti delle piante, soprattutto per via della loro stabilità chimica che ne favorisce l’azione prolungata. Ma è proprio la loro resistenza a rappresentare il principale problema in termini di impatto ambientale: secondo gli esperti l’emivita di alcuni pesticidi fluorurati – ovvero il tempo necessario per il dimezzamento della loro presenza nell’ambiente dopo l’irrorazione – può raggiungere i 2 anni e mezzo.
Oltre ad avere un impatto molto forte sull’ambiente, inoltre, i PFAS danneggiano la biodiversità degli ecosistemi e non solo. In generale, infatti, le sostanze perfluoroalchiliche sono correlate anche a una serie di gravi problemi per la salute umana.
15mila diverse sostanze sotto accusa
I PFAS sono da anni nel mirino degli osservatori ma è la prima volta, spiegano i ricercatori, che la loro presenza viene indagata a fondo nel comparto dei prodotti chimici usati nel settore agricolo statunitense. “I pesticidi contenenti PFAS sono usati in tutto il Paese su colture di base come mais, grano, cavolo, spinaci, mele e fragole”, rileva una nota del Center for Biological Diversity. “Questi prodotti inoltre sono ampiamente utilizzati nelle case delle persone nei trattamenti antipulci per gli animali domestici e negli spray insetticidi”.
Gli studiosi, prosegue la nota, hanno individuato nei principi attivi dei pesticidi la principale fonte di diffusione dei PFAS negli antiparassitari.
Lo studio, in particolare, ha individuato 66 composti per questa categoria a cui si aggiungono quelli utilizzati per la produzione dei contenitori per un totale di 8 sostanze. Tra queste il celebre Teflon di cui l’EPA, l’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente degli Stati Uniti, chiede da tempo la messa al bando per il comparto dei pesticidi. Nel mondo, ricordano gli autori, sono più di 15.000 le sostanze chimiche sintetiche che si qualificano come PFAS.
Il 14% dei principi attivi dei pesticidi USA rientra nella categoria dei PFAS
Preoccupanti i risultati emersi nello studio. Secondo gli autori il 14% di tutti i principi attivi presenti nei pesticidi statunitensi è classificabile come PFAS. L’elenco comprende quasi un terzo dei medesimi principi attivi approvati negli ultimi 10 anni. Inoltre, fino al 30% dei contenitori di plastica utilizzati per contenere pesticidi e fertilizzanti è realizzato con un composto fluorurato e può rilasciare PFAS nell’ambiente attraverso la lisciviazione. Sotto accusa, infine, il sistema regolamentare.
“L’attuale quadro normativo statunitense sui pesticidi non è in grado di identificare e valutare adeguatamente i rischi legati alla presenza di PFAS”, concludono gli autori.
I risultati della ricerca si affiancano idealmente ai dati emersi in un precedente studio condotto dal New England Water Science Center nello Stato del New Hampshire. Nell’occasione i ricercatori avevano selezionato 100 diversi siti da sottoporre a test specifici. L’analisi aveva evidenziato la presenza di PFAS in tutti i campioni di suolo raccolti.

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