30 Maggio 2023

USA: dati preoccupanti sulla contaminazione da PFAS nel terreno

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Nel New Hampshire la presenza di sostanze a base di fluoro è stata rilevata in tutti i campioni di suolo prelevati dai ricercatori. Questi prodotti, noti come PFAS e contenuti nei pesticidi, sono tipicamente difficili da smaltire

di Matteo Cavallito

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I livelli di inquinamento da sostanze a base di fluoro nel terreno e nell’aria sarebbero più alti di quanto si pensa. Lo suggerisce un’indagine statunitense condotta nello Stato del New Hampshire. I ricercatori, in particolare, hanno rilevato alti livelli di sostanze perfluoroalchiliche o PFAS (PerFluorinated Alkylated Substances) in un centinaio di campioni di suolo prelevati a bassa profondità in aree lontane dalle fonti di contaminazione più note.

Per questo, scrive il Guardian, “si ritiene che le sostanze chimiche siano state in gran parte trasportate dall’aria”. Mindi Messmer, ex deputata della Camera dei Rappresentanti del New Hampshire, citata ancora dal quotidiano britannico, ha definito i risultati dell’indagine “piuttosto inquietanti” evidenziando i rischi per la salute delle persone. Le tracce “ci sono e sono diffuse “, ha spiegato. “La loro presenza è il risultato di decenni di mancata azione legislativa”.

I prodotti a base di fluoro non si eliminano facilmente

I PFAS sono chiamati non a caso forever chemicals per via della loro persistenza nei terreni. “Queste sostanze sono altamente stabili e vengono utilizzate nei prodotti progettati per resistere al grasso e all’acqua ma non sono facilmente biodegradabili”, ha scritto la rivista Scientific American evidenziando il peso di questa caratteristica.

Queste sostanze si trovano tipicamente nei pesticidi fluorurati – quelli che contengono uno o più atomi di fluoro nella loro struttura molecolare – considerati particolarmente efficaci nel contrasto ai parassiti delle piante.

A favorire la loro azione antiparassitaria è proprio la riconosciuta stabilità chimica che ne favorisce l’azione prolungata limitandone però i margini di smaltimento. Si stima che l’emivita di alcuni fluorurati – ovvero il tempo necessario per il dimezzamento della loro presenza nell’ambiente dopo l’irrorazione – possa raggiungere i 2 anni e mezzo. L’EPA, l’ Agenzia statunitense per la protezione dell’ambiente, definisce “persistenti” le sostanze inquinanti caratterizzate da un’emivita non inferiore a 60 giorni.

Lo studio

Nel New Hampshire, “in tutti e cento i luoghi esaminati i campioni sono stati raccolti nei primi 15 centimetri di strato di suolo (6 pollici, ndr), mentre in 6 di queste località l’estrazione è stata ripetuta più volte fino a una profondità massima di 91 centimetri (36 pollici, ndr)”, si legge nello studio. L’analisi ha evidenziato la presenza di PFAS in tutti i campioni osservati.

Come ricorda il Guardian, “non esistono limiti per i PFAS nel suolo a livello federale ma i livelli sono milioni di volte più alti della soglia consigliata dalla US Environmental Protection Agency per l’acqua potabile”. Sempre secondo il quotidiano, “In molti dei siti contaminati i livelli rilevati sarebbero tali da imporre per legge la bonifica in base ai limiti – da 0,3 a 2 parti per miliardo per i singoli composti nel suolo – fissati dallo Stato del Massachusetts, che confina con il New Hampshire”.

Problema globale

Quello dell’inquinamento da sostanze a base di fluoro non è un problema solo americano. Lo scorso anno, ricorda ancora il Guardian, una ricerca dell’Università di Stoccolma ha rilevato che la presenza di PFAS nell’acqua piovana su scala globale ecceda i limiti di sicurezza fissati da diverse autorità nazionali e sovranazionali. Incluse quelle di Stati Uniti, Danimarca, Paesi Bassi e Unione Europea. E che “la deposizione atmosferica porta anche a una contaminazione diffusa ovunque nei suoli globali”.

A preoccupare è anche l’espansione delle vendite dei pesticidi che contengono i PFAS. Alla fine del XX secolo la quota di mercato dei prodotti fluorurati viaggiava attorno al 9%. Oggi, al contrario, sono in forte espansione. Al punto da rappresentare quasi il 70% di tutti i nuovi pesticidi introdotti nel mondo dal 2015 al 2020.