1 Febbraio 2024

I ricercatori olandesi: “Sui nanopesticidi occorrono ulteriori indagini”

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Secondo quattro scienziati dell’Università di Leida, le attuali valutazioni sui nanopesticidi non tengono conto di alcuni aspetti problematici legati al loro impiego

di Matteo Cavallito

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I possibili rischi ambientali connessi all’uso di nanopesticidi potrebbero non essere stati esaminati sufficientemente. È l’ipotesi avanzata da quattro scienziati dell’Università di Leida, in Olanda, sulla rivista Environmental Science & Technology.

“Pur riconoscendo che alcune delle funzionalità riportate dai pesticidi nano-abilitati possano avere un potenziale di maggiore efficienza nella protezione delle colture”, affermano gli autori, “sosteniamo che le affermazioni relative alla riduzione dei rischi ambientali si basino spesso su premesse che non tengono sufficientemente conto dei loro specifici profili di esposizione e di pericolo”.

I nanopesticidi

I nanopesticidi sono fitofarmaci caratterizzati da una struttura particolare composta da nanoparticelle contenenti il principio attivo utile per contrastare i microorganismi nocivi. Questi strumenti sono sviluppati per offrire una distribuzione efficiente della sostanza limitando gli sprechi e l’impatto ambientale. I pesticidi tradizionali tendono ad aderire agli strati superiori del terreno. In questo modo il rischio è che solo una piccola parte della sostanza riesca a raggiungere le radici della pianta.

Per superare questo problema possono essere usate volutamente grandi quantità di prodotto ma questa strategia fa aumentare la probabilità di contaminazione del suolo e delle acque. Con ovvie conseguenze per la salute.

Create grazie alla nanoingegneria, le microparticelle impiegate nei prodotti di nuova concezione – realizzate in metallo o in materiale organico – “possono essere rilasciate lentamente o solo in condizioni meteorologiche ottimali”, sottolinea una nota dell’Università di Leida. “Ciò consente loro di lavorare per un periodo più lungo sul campo e di ridurre la lisciviazione e il deflusso nelle acque di superficie”. Ma questo non comporta assenza di rischi.

Minore utilizzo ma maggiori svantaggi?

Secondo l’ecotossicologo Tom Nederstigt, uno dei quattro firmatari dell’articolo, le valutazioni condotte finora sembrano sottovalutare due caratteristiche particolari dei nanopesticidi: la tendenza ad agire per un periodo più lungo e la maggiore tossicità rispetto ai prodotti tradizionali.

“In pratica, ciò potrebbe significare che l’uso e le emissioni sono minori, ma gli svantaggi per la natura sono maggiori”, spiegano gli autori.

Il rischio, insomma, è che altri organismi particolarmente preziosi per il suolo come invertebrati e microbi risultino esposti alla sostanza per un periodo di tempo più lungo. E non è tutto: “I valutatori devono anche verificare se il prodotto si riversa nelle acque sotterranee e nelle aree limitrofe”, proseguono i ricercatori.

Attenzione alle caratteristiche dei prodotti

Gli autori, infine, osservano come le linee guida elaborate a livello internazionale per i nanopesticidi siano ancora largamente in fase di sviluppo. Da qui l’invito per i valutatori a concentrarsi sugli effetti sugli organismi che non costituiscono un bersaglio dei prodotti tenendo conto della maggiore durata dell’esposizione.

“Ribadiamo l’importanza di considerare i compromessi tra i volumi di utilizzo e i profili di esposizione e di pericolo che potrebbero derivare dalla loro maggiore efficienza” scrivono i ricercatori.

Che aggiungono: “Pertanto, riteniamo che la valutazione del rischio dei pesticidi nanoabilitati richieda una considerazione quantitativa e meccanicistica sulle specifiche funzionalità ottenute tra organismi bersaglio e non bersaglio, comprese la biodisponibilità, la durata dell’esposizione e le vie indirette a essa”.