27 Aprile 2022

La FAO lancia la sua missione contro l’inquinamento del suolo

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L’organizzazione ONU presenta l’International Network on Soil Pollution, un’iniziativa per il contrasto all’inquinamento e il ripristino dei terreni contaminati. La soluzione del problema – spiega l’organizzazione – è alla base degli Obiettivi di sviluppo sostenibile

di Matteo Cavallito

 

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“L’inquinamento del suolo non si vede, ma compromette la qualità del cibo che mangiamo, dell’acqua che beviamo e dell’aria che respiriamo e mette a rischio la salute umana e ambientale”. Così gli esperti della FAO commentano uno dei fenomeni ambientali più dannosi per il Pianeta. Affermazioni chiare e già espresse in passato che sono risuonate idealmente il 22 aprile scorso in occasione della Giornata Mondiale della Terra quando l’organizzazione ONU ha lanciato ufficialmente l’International Network on Soil Pollution (INSOP). L’alleanza nata per “fermare la contaminazione del suolo e azzerare l’inquinamento su scala globale”.

Problema aperto, problema enorme. Con una matrice comune: le attività umane. In pace come in guerra. Non sorprende, in questo senso, il riferimento esplicito di Joachim D’Eugenio, membro della Direzione Generale per l’Ambiente della Commissione Europea, che chiama in causa il conflitto in Ucraina e le sue conseguenze ambientali. Perché i costi umani restano fuori scala, d’accordo. Ma i danni collaterali non vanno sottovalutati. E così mentre la contaminazione di origine bellica minaccia in Ucraina uno dei suoi più fertili del Pianeta, l’attenzione degli osservatori corre alla lunga lista di fattori che mettono in pericolo i terreni ad ogni latitudine. Dai processi industriali e minerari, alla cattiva gestione dei rifiuti fino alle pratiche agricole insostenibili. Per tacere di tutto il resto, si intende.

Un network globale contro l’inquinamento

“L’inquinamento non conosce confini: i contaminanti sono diffusi in tutti gli ecosistemi terrestri e acquatici e molti sono distribuiti a livello globale dal trasporto atmosferico”, nota ancora la FAO. “I loro effetti, inoltre, ricadono sull’economia globale attraverso le catene alimentari e produttive”. Da qui la necessità di una risposta efficace. Mettendo insieme mondo politico e accademico, settore privato e ONG, il Network internazionale punta a fornire soluzioni legislative e tecniche al problema attraverso lo scambio di esperienze. Quattro gli obiettivi fissati:

  • Creare un forum internazionale per la generazione e la diffusione delle conoscenze sull’inquinamento del suolo;
  • Promuovere e scambiare buone pratiche, conoscenze tecniche e scientifiche oltre a soluzioni innovative per gestire i suoli inquinati in modo sostenibile;
  • Stabilire legami di cooperazione interdisciplinare tra governi, università, settore privato e società per stimolare lo sviluppo di soluzioni e opzioni di consumo più pulite e sostenibili;
  • Rafforzare le capacità tecnologiche attraverso il coordinamento tra le reti esistenti.
Gli obiettivi a breve, medio e lungo termine dell’iniziativa FAO. Fonte: Presentations Launch of the International Network on Soil Pollution (INSOP), 22 aprile 2022.

Gli obiettivi a breve, medio e lungo termine dell’iniziativa FAO. Fonte: Presentations Launch of the International Network on Soil Pollution (INSOP), 22 aprile 2022.

Plastica, pesticidi e fertilizzanti minacciano il suolo

I numeri, del resto, giustificano il senso dell’emergenza. Lo scorso anno, il rapporto “Global Assessment of Soil Pollution” ha evidenziato come l’impatto delle attività umane più nocive sia cresciuto nel XXI secolo. Nel 2018, in particolare, i terreni del Pianeta hanno assorbito 109 milioni di tonnellate di fertilizzanti azotati sintetici. Tra il 2000 e il 2017, inoltre, l’impiego dei pesticidi su scala globale è aumentato del 75%.

A preoccupare anche l’inquinamento da plastica. Secondo la FAO, le filiere agricole utilizzano ogni anno 12,5 milioni di tonnellate di prodotti in plastica. Altre 37,3 milioni di tonnellate vengono utilizzate negli imballaggi alimentari. I maggiori utilizzatori sono rappresentati dai diversi segmenti della produzione agricola e dell’allevamento, con 10,2 milioni di tonnellate all’anno complessive. Seguono pesca e acquacoltura con 2,1 milioni di tonnellate e silvicoltura con 200mila tonnellate. E non senza conseguenze.

I Paesi poveri sono le prime vittime del problema

Dirompenti, infatti, sono le ricadute economiche e sociali. “Se non risolveremo il problema dell’inquinamento del suolo non potremo raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite”, ha ricordato Ronald Vargas, Segretario della Global Soil Partnership della FAO. E a patire le conseguenze peggiori, lascia intendere Ravi Naidu, professore dell’Università di Newcastle, saranno soprattutto le aree in via di sviluppo.

Ad oggi, nel Pianeta, si utilizzano 80mila sostanze chimiche diverse ma solo lo 0,25% di esse è stato adeguatamente testato per valutarne la sicurezza, spiega il docente.

Un problema enorme, considerando come l’esposizione a lungo termine a questi prodotti “possa avere effetti devastanti per l’ambiente e la salute umana”. Nel mondo, inoltre, ci sono 10 milioni di siti potenzialmente contaminati: un quarto del totale si trova in Europa, il 30% in Cina e in India. La bonifica di queste aree, ricorda Naidu, rappresenta la principale sfida per il futuro. Ma queste iniziative sono pressoché assenti in molti Paesi poveri a causa della mancanza di risorse.

La decontaminazione richiede un impegno a tutti i livelli

Strumenti, finanziamenti e sostegno non mancano invece in Europa dove l’esperienza nelle pratiche di decontaminazione può suggerire percorsi utili. John Vijgen, direttore dell’International HCH & Pesticides Association, un’organizzazione fondata nel 1998 per favorire la gestione dei problemi di inquinamento, ricorda quanto sia importante la collaborazione tra governi, settore privato, enti locali e stakeholder vari.

Interessante, sottolinea Vijgen, il caso del progetto Lindanet per la bonifica dei territori contaminati dal lindano, un pesticida usato nel Vecchio Continente fino al 2007.  La sua messa al bando ha frenato l’inquinamento delle terre e delle acque ma non ha risolto il problema. Per ripristinare le aree tuttora condizionate dagli effetti della sostanza, l’Europa ha fissato una serie di obiettivi a più livelli.

Tra questi la creazione di una rete di regioni più colpite dalla presenza del lindano, la progettazione di azioni mirate nei diversi contesti regionali e il coinvolgimento di differenti attori interessati.  L’iniziativa, inoltre, è stata anche pensata per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema. Un aspetto cruciale, quest’ultimo, che favorisce in generale il successo dei programmi di contrasto alla contaminazione.