28 Giugno 2024

Così il clima e le attività umane hanno eroso il suolo USA

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Il clima e il cambiamento d’uso del suolo hanno favorito l’erosione negli Stati Uniti negli ultimi 70 anni. Nelle Grandi Pianure Centrali la perdita più rilevante

di Matteo Cavallito

 

Il clima gioca un ruolo essenziale nel definire le dinamiche del suolo e della sua erosione. A rivelarlo è una recente indagine condotta da un gruppo di ricercatori provenienti da diversi Paesi che si è concentrata su un orizzonte temporale di quasi settant’anni. “La comprensione dei cambiamenti spazio-temporali dello spessore del suolo e dei fattori che li determinano, sia naturali che antropici, è essenziale per la modellazione del sistema Pianeta e per la conservazione delle risorse naturali”, spiegano gli autori.

Lo studio, che ha coinvolto le università del Wisconsin e dell’Oregon, negli USA, l’Università di Córdoba, in Spagna, e quella di Minas-Gerais, in Brasile, ha elaborato i dati raccolti tra il 1950 e il 2018 nei 48 Stati americani contigui, ovvero sull’intero territorio statunitense con l’eccezione di Hawaii e Alaska.

Lo studio

Gli autori, ricorda una nota dell’ateneo spagnolo, hanno analizzato la variabilità spaziale del suolo utilizzando diversi metodi statistici e tecniche di Big Data. Attingendo, inoltre, a un enorme database della profondità del cosiddetto “orizzonte A”, lo strato superiore del suolo, e della profondità totale del terreno rispettivamente in 37.712 e 22.409 località degli Stati Uniti. La profondità, ricordano ancora gli autori, è decisiva poiché determina la fertilità agricola e controlla il ciclo idrologico e la biodiversità. Conoscerne la variazione, pertanto, diventa fondamentale per pianificare la gestione delle colture e la conservazione del suolo.

Un altro aspetto peculiare dello studio, pubblicato sulla rivista Nature, è l’ampiezza della sua dimensione temporale che si estende per 69 anni, dal 1950 al 2018.

Analizzando un orizzonte così ampio, i ricercatori hanno potuto quindi osservare cambiamenti particolarmente rilevanti eppure spesso ignorati. Gli studi tradizionali sull’erosione si limitano a osservare un periodo non superiore ai due anni, rileva la nota. Questa analisi, invece, si è estesa su un arco di tempo sufficientemente largo da consentire, ad esempio, la rilevazione di una perdita significativa dello strato superiore del suolo nelle Grandi Pianure, dove è predominante il Mollisol, un terreno particolarmente produttivo, così come nelle zone in pendenza e, in generale, nelle aree coltivate.

L’effetto clima

Nell’indagine è emersa una correlazione tra il clima e “la distribuzione spaziale dello spessore del suolo, l’uso di quest’ultimo e l’erosione associati alla sua variazione temporale”, si legge nello studio. Inoltre, “L’orizzonte A e lo spessore del solum (cioè gli strati superficiali e del sottosuolo, ndr) hanno mostrato forti variazioni altimetriche, correlate rispettivamente all’umidità e alla temperatura del suolo. Le variazioni temporali dello spessore variano tra le diverse regioni e sono influenzate dalla topografia, dall’uso del suolo e dall’erosione”.

Secondo gli studiosi, la perdita più rilevante dell’orizzonte A si è verificata principalmente nei terreni delle Grandi Pianure Centrali, sui pendii ripidi e nei suoli coltivati. “Queste scoperte – spiegano – hanno migliorato la nostra comprensione fondamentale della formazione del suolo e dei cicli biogeochimici durante l’Antropocene su tutte le scale e hanno identificato le regioni da sottoporre a pratiche di conservazione per ridurre l’ulteriore perdita di strato superiore del terreno”.

Il fattore umano dietro all’erosione

Lo studio evidenzia ancora una volta il peso delle attività umane che si traducono nel cambiamento di uso del suolo. Un tema che attira da tempo l’attenzione degli scienziati. Lo scorso anno, una ricerca promossa dall’agenzia governativa National Science Foundation (NSF) e pubblicato sulla rivista Geology, ha rilevato come l’attività agricola avesse prodotto una sorprendente accelerazione della velocità di erosione dei suoli agricoli in cinque stati del Midwest americano: Iowa, Minnesota, South Dakota, Nebraska e Kansas.

Prima dell’arrivo dell’agricoltura moderna, spiegavano gli autori, i tassi medi di erosione nelle praterie Usa erano di circa 0,04 millimetri all’anno. Un dato che risale all’ultima era glaciale, circa 12.000 anni fa. Dall’avvento dell’agricoltura moderna a oggi, ovvero negli ultimi 160 anni, i terreni agricoli delle praterie sono stati sottoposti a tassi di erosione fino a mille volte maggiori. Con una perdita complessiva di non meno di 57,6 miliardi di tonnellate di terreno superficiale.