CBS: “Così il cambiamento climatico è diventato un alleato dei talebani”
Negli ultimi trent’anni, sostiene l’emittente statunitense, inondazioni e siccità hanno devastato il suolo agricolo delle campagne afghane. Offrendo così ai talebani l’occasione per reclutare un crescente numero di contadini travolti dalla disperazione e dalla mancanza di alternative
di Matteo Cavallito
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Dalla crisi climatica al disastro politico: ovvero, la storia mai raccontata del ritorno dei talebani. No, nessun complotto o segreto inconfessabile. Soltanto, e non è poco, la banale realtà del riscaldamento globale e delle devastazioni dei terreni in una nazione storicamente dipendente dall’agricoltura. Una tragedia di cui i nuovi padroni di Kabul, sostiene la CBS, hanno saputo approfittare per anni. “L’Afghanistan rurale è stato scosso dal cambiamento climatico” rileva l’emittente USA. “Gli ultimi tre decenni hanno portato inondazioni e siccità che hanno distrutto i raccolti e affamato la popolazione. E i talebani – pur ignorando probabilmente le cause di tutto questo – hanno approfittato del dramma”.
Un esercito di disperati ha ingrossato le milizie dei talebani
Le cifre, del resto, sono impietose. L’agricoltura, ricorda la CBS, è la fonte di reddito del 60% della popolazione afghana. Negli ultimi 20 anni, rileva la Banca Mondiale, il peso del settore agricolo sul Pil nazionale ha oscillato tra il 20 e il 40%. “Nei terreni devastati, gli agricoltori della regione lottano per salvare le colture e il bestiame” spiega la CBS. “Quando non possono produrre in modo redditizio sono costretti a indebitarsi per sopravvivere. E nel momento in cui non riescono a restituire i prestiti, ad intervenire sono spesso i talebani pronti a fomentare il risentimento nei confronti del governo”. Secondo l’emittente USA il salario che i talebani riconoscono ai loro miliziani sarebbe compreso tra i 5 e i 10 dollari al giorno, cifre superiori a quelle che si possono ricavare dedicandosi all’agricoltura.
Siccità e alluvioni hanno devastato le campagne
Gli effetti del cambiamento climatico si sono manifestati attraverso un più diffuso e precoce scioglimento dei ghiacciai nel nord del Paese. Questo fenomeno si è accompagnato a un aumento delle precipitazioni (fino al 25% in più rispetto ai livelli di 30 anni fa) in alcune aree occidentali e meridionali. Nei mesi invernali, la rapida ritirata della neve ha determinato problemi di siccità. In altri momenti la maggiore frequenza delle piogge si è tradotta in vere e propri alluvioni. L’impatto sui raccolti è stato evidente. Al momento, prosegue la CBS citando i dati del Comitato per i rifugiati della Norvegia, l’insicurezza alimentare classificata come “critica” o “emergenziale” colpisce un afghano su tre.
Occhi puntati sull’Asia centrale
I problemi ambientali dell’Afghanistan, per altro, evidenziano ancora una volta il dramma più esteso vissuto dall’Asia centrale, una delle aree più colpite dai fenomeni globali della siccità e dei suoi effetti. Nella regione, sostengono alcuni osservatori, la desertificazione avanza a ritmo crescente come conseguenza del cambiamento climatico. Minacciando, secondo le stime, la sicurezza di mezzo miliardo di abitanti.

Ron Przysucha, U.S. Department of State, Dominio Pubblico
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