7 Gennaio 2021

Dal biochar una rivoluzione per il suolo agricolo USA?

Il biochar potrebbe garantire una maggiore ritenzione idrica dei terreni contrastando il fenomeno della siccità. Ma (almeno per ora) c’è un problema: i costi, ancora superiori a quelli dei fertilizzanti chimici tradizionali

di Matteo Cavallito

 

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Il biochar, celebre composto organico utilizzato in agricoltura, sarebbe in grado di generare una riduzione del fabbisogno idrico del suolo. Una proprietà che avrebbe importanti implicazioni in termini economici e di sostenibilità. Lo sostiene uno studio pubblicato in questi mesi sulla rivista GCB Bioenergy e ripreso dal portale no profit statunitense Inside Climate News. Il presupposto degli studiosi è che, una volta mischiata con il terreno, la sostanza incrementi la capacità di quest’ultimo di assorbire e conservare l’acqua. Contrastando così il fenomeno della siccità, notoriamente una delle principali minacce alla salute del suolo.

I vantaggi del biochar

Creato attraverso la conversione termochimica della biomassa, che viene riscaldata a basse temperature e, decomponendosi, dà origine al prodotto finito, il biochar è utilizzato soprattutto per incrementare la fertilità del suolo. Caratterizzato da un maggior contenuto di carbonio e da una minore presenza di ossigeno e idrogeno rispetto al materiale di partenza, il composto vanta una notevole capacità di trattenere le sostanze nutritive. Lo studio, condotto da Jennifer Kroeger del Dipartimento di Scienze Planetarie, Terra e Ambiente dell’Università di Houston insieme ad altri colleghi, quantifica per la prima volta i vantaggi in termini di trattenuta idrica e riduzione dei costi in differenti aree agricole degli Stati Uniti.

Più 70% di acqua trattenuta

Alcuni risultati appaiono particolarmente incoraggianti. In alcune regioni della Florida e nelle aree settentrionali del Michighan e del Nebraska, l’uso del biochar potrebbe determinare un aumento del quantitativo di acqua trattenuto nel suolo superiore al 70% rispetto all’ammontare registrato in circostanze normali. Sempre secondo i ricercatori, l’utilizzo del composto porterebbe benefici evidenti anche in quegli stati maggiormente colpiti dal problema della siccità come California e Arizona.

Il nodo dei costi

Resta qualche dubbio sul fronte economico. Secondo alcuni esperti, citati da Inside Climate, allo stato attuale delle conoscenze risulta difficile calcolare con precisione l’effettivo risparmio da parte degli agricoltori. Il modello matematico applicato dalla ricerca, prosegue il portale, presuppone inoltre l’utilizzo di un quantitativo di biochar pari a oltre il doppio di quello usato mediamente nei campi americani. Lo stesso composto, infine, rappresenta ancora una nicchia di mercato rispetto ai fertilizzanti chimici tradizionali la cui produzione genera abitualmente rilevanti economie di scala. Detto in altri termini, come conferma un recente studio dell’Università del North Dakota e dello stesso ateneo di Houston, il biochar risulta ancora molto più costoso rispetto ai concorrenti.

Il costo del biochar è ancora ampiamente superiore rispetto a quello dei fertilizzanti tradizionali. Immagine: Pourhashem G (Department of Coatings and Polymeric Materials, North Dakota State University, Fargo, North Dakota); Hung SY, Medlock KB, Masiello CA (Rice University, Houston, Texas), “Policy support for biochar: Review and recommendations” in GCB Bioenergy. 2019;11:364–380. https://doi.org/10.1111/ gcbb.12582 Creative Commons Attribution License

Il costo del biochar è ancora ampiamente superiore rispetto a quello dei fertilizzanti tradizionali. Immagine: Pourhashem G (Department of Coatings and Polymeric Materials, North Dakota State University, Fargo, North Dakota); Hung SY, Medlock KB, Masiello CA (Rice University, Houston, Texas), “Policy support for biochar: Review and recommendations” in GCB Bioenergy. 2019;11:364–380. https://doi.org/10.1111/ gcbb.12582 Creative Commons Attribution License

Ma la strada è quella giusta…

L’attuale impasse in termini di costi, verrebbe da aggiungere, potrebbe essere superata in futuro con l’avvio di una produzione su scala industriale del biochar. Che al momento, ricorda Inside Climate, “è di fatto inesistente”. Se i dati della ricerca fossero confermati, in ogni caso, le proprietà della sostanza potrebbero risultare decisive in un settore che negli USA, sottolineano i ricercatori, fattura circa 1.000 miliardi di dollari coinvolgendo l’11% della forza lavoro impiegata nel Paese. Tanto più che ad oggi, ribadiscono gli stessi autori, “le preoccupazioni legate alla scarsità d’acqua evidenziano l’importanza dei metodi per ridurre l’uso delle risorse idriche in agricoltura”.