Il meraviglioso mondo del biochar

Biofertilizzante, strumento di cattura di CO2 e sistema di recupero di materie critiche. Tutto nasce dalle biomasse a “cottura lenta”

di Matteo Cavallito

 
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Un composto naturale dalle potenzialità enormi capace di incrementare la fertilità del terreno contribuendo alla rimozione delle emissioni e al recupero di materiali critici e preziosi. Insomma, una vera e propria risorsa chiave per il suolo e non soltanto. È il ritratto del biochar, una delle produzioni più promettenti nel trattamento della materia organica, tracciato da David Chiaramonti, professore ordinario presso il Dipartimento Energia del Politecnico di Torino, intervenendo nei giorni scorsi sul tema dell’evoluzione impiantistica per il trattamento della FORSU (semplificando: la componente “organico” della nostra raccolta differenziata) e delle biomasse. La presentazione si è svolta nell’ambito del recente convegno “Un suolo produttivo e in salute” nella cornice della Digital Edition 2020 di Ecomondo.

Nel processo di pirolisi lenta la materia viene riscaldata a basse temperature, si decompone e dà origine al prodotto finito. Immagine: dalla presentazione di David Chiaramonti, Ecomondo Digital Edition 2020

Nel processo di pirolisi lenta la materia viene riscaldata a basse temperature, si decompone e dà origine al prodotto finito. Immagine: dalla presentazione di David Chiaramonti, Ecomondo Digital Edition 2020.

Biochar: una risorsa essenziale

Il biochar nasce dalla conversione termochimica della biomassa attraverso la cosiddetta pirolisi lenta. La materia, in sintesi, viene riscaldata a basse temperature, si decompone e dà origine al prodotto finito. Caratterizzata da un maggior contenuto di carbonio e da una minore presenza di ossigeno e idrogeno rispetto al materiale di partenza, questa sostanza, soprattutto in caso di integrazione con il processo di compostaggio tradizionale, può essere usata per incrementare la fertilità del terreno migliorandone le caratteristiche chimiche, fisiche e biologiche. Le ricerche in tal senso non mancano e i risultati sono decisamente promettenti.

Il processo di produzione del biochar consente di recuperare materie prime che presentano un elevato rischio di approvvigionamento. Immagine: dalla presentazione di David Chiaramonti, Ecomondo Digital Edition 2020

Il processo di produzione del biochar consente di recuperare materie prime che presentano un elevato rischio di approvvigionamento. Immagine: dalla presentazione di David Chiaramonti, Ecomondo Digital Edition 2020.

Dal biochar molteplici applicazioni

Il fatto, argomenta Chiaramonti, è che il biochar «contribuisce a ricostituire la struttura del suolo ma anche a consentirne alcune funzioni trattenendo l’umidità e generando le condizioni per lo sviluppo della vita microbiologica». Ma i suoi vantaggi non si esauriscono qui. La sostanza può essere utilizzata per la produzione di energia. Inoltre ha un enorme potenziale in termini di cattura della CO2 con oltre un miliardo di tonnellate rimosse all’anno. Infine il riciclo delle materie prime critiche: attraverso il processo di produzione si possono recuperare infatti quei metalli, minerali e materiali naturali che, per citare la normativa europea, «presentano un elevato rischio di approvvigionamento» come fosforo, magnesio, titanio e molti altri ancora.