12 Gennaio 2021

Alberi monumentali: alla scoperta delle gemme più rare del suolo

Sono tra gli esempi più insoliti e preziosi della biodiversità del territorio: un elenco speciale voluto dal Ministero delle Politiche agricole ne conserva storia e significato. La lista dei “patriarchi vegetali” conta finora 3500 esemplari

di Matteo Cavallito

 

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Maestosi, rari, eccezionalmente importanti: sono gli alberi monumentali italiani, membri di un club esclusivo capace di attirare costante attenzione. Un elenco speciale fatto di esemplari unici per storia, specificità e significato. Una lista composta da oltre 3.500 esemplari riconosciuti e tutelati dal Ministero delle Politiche agricole. Si distribuiscono su tutto il suolo nazionale. E, da qualche tempo, sono ancora più accessibili. Grazie al web.

Una mappa degli alberi monumentali

Basta collegarsi sulla pagina dedicata di Google Maps, infatti, per scoprirne collocazione e caratteristiche. Cliccando su ogni punto di interesse si può individuare la pianta e il punto esatto in cui trovarla. Ne deriva una geografia dei cosiddetti “patriarchi vegetali”, vero e proprio giro d’Italia alla scoperta della biodiversità arborea. Un balzo digitale lungo mille e più chilometri che da un maestoso pino cembro situato a Gressoney-Saint-Jean, in provincia di Aosta, conduce a una memorabile quercia vallonea di Tricase, in Salento.

Natura e storia alla base del riconoscimento

A caratterizzare gli alberi monumentali sono sostanzialmente due elementi: il grande valore biologico e l’importanza storico-culturale. Caratteristiche decisive che attribuiscono alle piante un significato profondo sotto vari aspetti. Tra questi spicca senza dubbio la longevità. La Val di Fiemme, in Trentino, ospita il celebre Re Leone, un cembro siberiano con oltre 7 metri di circonferenza e 8 secoli di vita. Nei pressi di Curinga, in provincia di Catanzaro, sorge invece il platano di Vrisi che da oltre mille anni sorveglia il bosco circostante.

Un elenco in evoluzione

L’Elenco degli alberi monumentali d’Italia è stato redatto nel 2017 con l’obiettivo, sottolineava l’allora Ministro Maurizio Martina, di “diffondere la conoscenza di un patrimonio naturale e culturale collettivo di inestimabile valore” caratterizzato, in particolare, da “un forte valore identitario per molte comunità”. La lista è stata aggiornata tre volte ed è tuttora in evoluzione. Il censimento spetta ai Comuni sotto la guida delle Regioni ma le segnalazioni possono arrivare anche dagli enti territoriali, dalle scuole e direttamente dai cittadini. Che, non diversamente da ciò che accade in altre iniziative, possono contribuire alla tutela del patrimonio forestale.