18 Marzo 2024

Nell’interazione con le radici i segreti della salute del suolo

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Nel Regno Unito scienziati e agricoltori collaborano per monitorare e valutare le interazioni tra il suolo e le radici. Obiettivo: aumentare la produttività e migliorare la salute del terreno

di Matteo Cavallito

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Creare di una piattaforma di ricerca che consenta agli agricoltori di monitorare e valutare con maggiore precisione le interazioni tra il suolo e radici delle piante oltre ai loro effetti sul microbioma e sulla struttura stessa del terreno. È uno degli obiettivi del progetto TRUTH (Thriving Roots Underpinning Total soil Health ovvero “Radici rigogliose alla base della completa salute del suolo”) finanziato dal Dipartimento dell’ambiente, dell’alimentazione e degli affari rurali (DEFRA) del Regno Unito.

La raccolta dei dati è alla base dello sviluppo di un nuovo sistema per rilevare la “firma” biologica del suolo, spiega una nota diffusa dai ricercatori del John Innes Centre che lavoreranno a fianco degli agricoltori nel corso dell’iniziativa. Il programma, dal valore di un milione di sterline, ha una durata di tre anni.

Il degrado del suolo costa 1,2 miliardi di sterline all’anno

“Il degrado del suolo costa attualmente all’Inghilterra e al Galles 1,2 miliardi di sterline all’anno, ma sono pochi gli strumenti che sono stati sviluppati per misurare la salute del terreno, quella delle radici e la loro interazione”, scrive il giornale The Scottish Farmer, citando una stima contenuta in uno studio pubblicato alla fine del 2015 da un gruppo di scienziati della Cranfield University di Bedford, nel Regno Unito

La ricerca, all’epoca, attribuiva quasi metà dei costi complessivi alla perdita di contenuto organico del suolo (47% della cifra totale), e la parte restante alla compattazione (39%) e all’erosione (12%).

Alcuni dati più recenti non sono meno preoccupanti. Lo scorso anno, un rapporto del laboratorio NRM, il più grande fornitore indipendente britannico di analisi agronomiche e ambientali al servizio dell’industria, ad esempio, ha evidenziato un quadro decisamente problematico. Secondo gli esperti, che avevano condotto migliaia di carotaggi nel Paese, due terzi dei suoli agricoli del Regno Unito presentavano infatti segni di degrado. E in particolare un deficit degli elementi nutritivi fondamentali.

Un sensore per misurare la diversità microbica

Il progetto TRUTH, spiega una nota ripresa da diversi portali specializzati, porterà due innovazioni fondamentali. Per prima cosa si baserà sull’impiego di un innovativo sensore in grado di misurare la diversità microbica e la proporzione tra funghi e batteri. In secondo luogo, porterà alla creazione di una “Root Rangers Platform”, uno spazio online per la condivisione degli strumenti di analisi della salute del suolo e delle radici convalidati durante il progetto dagli agricoltori partecipanti.

L’obiettivo dichiarato è duplice: aumentare la produttività e migliorare la salute del terreno. Riducendo, in questo modo, la dipendenza dagli input sintetici con tutte le sue note problematiche.

Oltre al John Innes Centre, il programma coinvolge diversi soggetti: BOFIN, una rete di agricoltori che si occuperà dell’impegno di questi ultimi nelle sperimentazioni, PES Technologies che ha sviluppato il sensore, il CHAP, l’organizzazione finanziata dal governo che riunisce scienziati, agricoltori, imprese e altri attori e che gestisce il progetto. Infine l’Università di Nottingham che si occuperà della valutazione della salute del suolo e delle radici.

La collaborazione tra scienziati e agricoltori

La collaborazione tra scienziati e agricoltori “si propone di testare e confermare l’identificazione degli elementi ottimali che emergono dall’interazione tra colture e suolo determinando una migliore comprensione di quest’ultima”, spiega la nota del John Innes Centre. “Le serie di dati risultanti dall’analisi del microbioma e della struttura delle radici consentiranno un ulteriore sviluppo del sensore come strumento a disposizione degli agricoltori per monitorare i parametri chiave della salute del terreno”.

Il John Innes Centre, inoltre, fornirà alcune varietà di frumento “selezionate per la loro capacità di controllare la trasformazione microbica dell’azoto nel suolo e di migliorare l’efficienza di assorbimento e di utilizzo delle piante.”.

Gli esperti lavoreranno a fianco degli agricoltori che condurranno prove sperimentali nelle loro aziende con l’obiettivo di identificare gli strumenti necessari per analizzare le radici delle colture e quantificare l’impatto del loro metodo di coltivazione. I campioni di terreno saranno soggetti a sequenziamenti e analisi che consentiranno di fornire “un’impronta digitale del microbioma per le diverse sperimentazioni”.