1 Settembre 2021

Operazione Jericho: è italiana la macchina che analizza e cura i suoli malati

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L’invenzione è esposta nel Padiglione Italia alla Biennale di Venezia: il dispositivo terraformante, ideato dallo studio OFL Architecture, rileva la quantità di CO2 nel terreno per poi iniettare i fertilizzanti biologici necessari a rinaturalizzare i suoli privi delle originarie capacità produttive

di Emanuele Isonio

 

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A prima vista ricorda una macchina di Leonardo Da Vinci aggiornata al XXI secolo. Un piano di legno, collegato a quattro rotelle ma farcito, all’interno e nella parte superiore da sensori, pannelli solari e rilevatori di ultima generazione.

La definizione che danno di Jericho i suoi inventori è “architettura terraformante”. Il suo obiettivo si inizia a capire già dal nome: Jericho infatti prende ispirazione dalla omonima rosa, conosciuta anche come “pianta della resurrezione”. Il dispositivo meccanico-biologico mobile inserito nella macchina è concepito infatti per studiare, fertilizzare e rinaturalizzare i terreni privi delle originarie capacità produttive. In pratica i suoli impoveriti dall’azione dei cambiamenti climatici e, in definitiva, dalle conseguenze di attività umane dannose per l’ambiente.

Dietro Jericho, un team multidisciplinare

Il progetto, sviluppato dallo studio OFL Architecture di Francesco Lipari, è talmente originale da aver trovato ospitalità nel Padiglione Italia alla Biennale di Venezia. Per realizzarlo, è stato necessario mettere insieme un team interdisciplinare composto da architetti, agronomi, paesaggisti, ingegneri, guidati dall’urbanista e giornalista ambientale Giuseppe Milano.

Al suo interno, la piattaforma hardware Arduino gestisce il sistema di guida autonomo ed elettrico equipaggiato con motori a magneti permanenti brushless e batterie al litio. Controlla inoltre il flusso del fertilizzante, ricavato da nutrienti vegetali tratti da comunità di microorganismi e spore di micorrize locali e che avvia il processo di rigenerazione del suolo, iniettandolo nel terreno sulla base di un’analisi spettrometrica satellitare. Le aste verticali infine, ospitano sensori esterni per rilevare i valori meteorologici. A completare la macchina un drone che opera negli spazi più complessi da fertilizzare.

Un quarto dei suoli europei carente in sostanza organica

Che l’Italia (a dire il vero, non solo…) abbia bisogno di interventi innovativi e urgenti che ristabiliscano la salubrità del terreno è noto da tempo agli esperti del suolo e lentamente la consapevolezza si sta diffondendo anche tra l’opinione pubblica. “Oggi il 33% dei suoli mondiali è degradato da processi artificiali innescati dall’azione umana che stanno compromettendo le sue proprietà biologiche e fisiche. Nel solo territorio europeo, la percentuale è pari al 60%” ricorda Francesco Lipari. “In Italia poi il 7% del suolo è impermeabilizzato. Nel solo 2019, ne sono stati trasformati 57,5 km quadrati. In media 16 ettari al giorno, alla velocità di 2 metri quadri al secondo. È come se, in appena un anno, avessimo costruito una città estesa come Bologna”.

Se poi pensiamo al contenuto di sostanza organica, cruciale per garantire le rese produttive e quindi la sicurezza alimentare, il 25% dei terreni in Europa è sotto la soglia che consente il corretto funzionamento del sistema suolo/pianta.

Tutto questo ha rischi ambientali e sanitari (pensiamo solo ai tanti servizi ecosistemici messi in pericolo…) ma anche economici: “I costi associati al degrado del suolo nella UE superano i 50 miliardi di euro all’anno” ricordava in un’intervista a Re Soil Foundation l’economista Angelo Riccaboni, delegato nazionale alla Mission Soil Health and Food.

I servizi ecosistemici assicurati dal suolo e che sono a rischio a causa del suo degrado. FONTE: FAO, 2015.

I servizi ecosistemici assicurati dal suolo e che sono a rischio a causa del suo degrado. FONTE: FAO, 2015.

Una strategia più ampia di rigenerazione territoriale

Ma la macchina terraformante, benché avveniristica, è solo una parte di un progetto più ampio messo in piedi dal team di OFL Architecture: Jericho comprende infatti una complessa strategia di rigenerazione territoriale che mira a coinvolgere e sensibilizzare intere comunità. L’obiettivo è costruire una nuova visione dei centri urbani, più armonica ed emozionale, basandosi sull’analisi dei suoi dati ecosistemici. Nelle città, secondo il progetto Jericho, devono essere individuati i cosiddetti spazi interstiziali. Aree abbandonate o sottoutilizzate che vengono recuperate e nelle quali vengono posizionati i  “dispositivi ecosistemici”: soluzioni architettoniche che incrementano la biodiversità urbana e aiutano a fornire in modo sostenibile cibo e servizi all’ambiente urbano.

Il caso pilota di Favara in Sicilia

Un esempio in tal senso – il primo in Italia che ha ospitato l’approccio del progetto Jericho – si può toccare già oggi con mano a Favara, una piccola cittadina nel cuore della Sicilia. In questo borgo di poco più di 30mila abitanti, sono state individuate superfici interne al tessuto urbano da poter recuperare e riconvertire ad aree verdi. “Il nostro obiettivo – prosegue Lipari – è farne spazi idonei a ospitare dispositivi ecosistemici di comunità: strumenti che incoraggino cioè l’aggregazione fra i cittadini”. A seconda della grandezza dei terreni recuperati, questi suoli hanno ospitato mangiatoie e casette per uccelli, arnie urbane per api, lumacai, pollai, stagni, architetture idonee a ospitare colonie di diversi insetti, orti urbani e giardini multisensoriali.

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L’insectarium wunderbugs, durante una presentazione all’Auditorium di Roma. La struttura permette di attrarre e allevare colonie di diversi insetti strategici per l’aumento della biodiversità urbana.

Per rendere le aree residuali interne al centro urbano idonee, è stata effettuata una mappatura satellitare. Questa analisi hanno rilevato la quantità di CO2 nel terreno e identificato lo stato di salute dei suoli di tali aree. La macchina terraformante Jericho ha poi permesso di fertilizzarle e sanarle.

Al momento, il dispositivo di Jericho è un prototipo. La sua struttura tuttavia lo rende facilmente replicabile. “La nostra speranza – conclude Lipari – è accendere l’interesse di amministrazioni locali, italiane ed estere, che decidano di portare avanti azioni concrete in favore della salute dei suoli della propria città. Sarebbe un successo non solo per noi ma per quanti in Italia investono il proprio tempo e la propria professionalità per migliorare il benessere umano e dei nostri territori”.