16 Ottobre 2023

L’Università dell’Amazzonia ha sviluppato uno strumento per rilevare sul campo potenziali minacce alla foresta. Riconosce rumori come motoseghe e trattori: in questo modo può segnalare pericoli in tempo reale

di Matteo Cavallito

Listen to “I sensori e l’intelligenza artificiale contro la deforestazione in Amazzonia” on Spreaker.

Il contrasto alla deforestazione dell’Amazzonia si combatte anche con un piccolo e insospettabile strumento: le curupiras, scatole progettate per “abbracciare” gli alberi e inviare a distanza eventuali segnali di pericolo. È una storia insolita quella raccontata nelle scorse settimane dall’agenzia France Presse, una vicenda che amplia ancora una volta la crescente letteratura sull’impiego dell’intelligenza artificiale nella lotta al disboscamento.

Così chiamate in onore di una creatura del folklore brasiliano, le “curupiras” – che si allacciano alle piante con una cintura – sono dotate di sensori e software programmati per riconoscere i suoni di tutti quegli strumenti, dalle motoseghe ai trattori, il cui impiego è associato alla deforestazione. Il sistema identifica la minaccia e invia una comunicazione a distanza alle autorità chiamate a intervenire.

Un allarme in tempo reale

“Abbiamo immaginato un sistema virtuale in grado di rendere la foresta disponibile a tutti. In questo modo, quando si verifica una minaccia, chiunque ne viene a conoscenza lo fa in tempo reale, anziché dopo che il danno è stato fatto”, ha spiegato al portale A Crítica il professor Raimundo Cláudio Souza Gomes, coordinatore del Laboratório de Sistemas Embarcados della Universidade do Estado do Amazonas, l’istituzione accademica responsabile del progetto

Il nuovo sistema, insomma, presenta importanti vantaggi. Altre soluzioni ad alta tecnologia, come le analisi satellitari ad esempio, possono fornire informazioni molto precise ma solo a posteriori. I sensori senza fili, inoltre, possono trasmettere dati fino a un chilometro di distanza. Come dire circa quattro volte la portata di altri strumenti simili testati da altri studi, ha ricordato ad A Crítica Thiago Almeida, il responsabile del progetto.

I test in Amazzonia promuovono i sensori

Il dispositivo, ha precisato, è stato provato con successo in una foresta situata al lato dell’autostrada BR-174, in direzione Manaus-Presidente Figueiredo, nell’Amazzonia settentrionale. Lo strumento ha identificato gli attacchi in corso inviando un messaggio al server.

Secondo France Press, il progetto, finanziato dalla società brasiliana Hana Electronics, ha appena completato la fase pilota che ha visto l’impiego di dieci prototipi fissati agli alberi. Gli autori, prosegue l’agenzia, sperano ora di trovare nuovi finanziamenti per aggiungere altre centinaia di sensori, tra cui quelli in grado di rilevare il fumo e il calore degli incendi. Tra i vantaggi anche i bassi costi di produzione: la realizzazione di ogni sensore richiede infatti dai 200 ai 300 dollari.

Deforestazione ed effetto Lula

All’inizio del secolo l’Amazzonia ha conosciuto anni di relativa tranquillità tanto che tra il 2004 e il 2012 l’abbattimento degli alberi è diminuito dell’84%. La tendenza si è invertita già nel corso della presidenza di Dilma Rousseff. Ma è con l’elezione di Jair Bolsonaro alla fine del 2018 che la distruzione della foresta ha conosciuto una forte accelerazione. Nel 2022, in particolare, aveva segnalato la Ong brasiliana Imazon, l’Amazzonia ha perso 10.573 chilometri quadrati di foresta portando il totale del quadriennio oltre quota 35.000.

La rielezione di Lula, che ha promesso di fermare la deforestazione entro il 2030, ha riacceso le speranze degli attivisti e di molti osservatori. Secondo l’Agenzia spaziale brasiliana INPE, nei primi otto mesi dell’anno il disboscamento si è ridotto del 48% rispetto al medesimo periodo del 2022. A settembre, ha segnalato la Reuters, il calo è stato del 56,8% su base annuale.