22 Gennaio 2024

Deforestazione agricola, il suo impatto sulla biodiversità non è lo stesso ovunque

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Alcune caratteristiche favoriscono la resistenza di certe specie agli effetti della deforestazione, rileva uno studio dell’Università di Pechino. Ma sulla conservazione della biodiversità incide anche la storia agricola di una regione

di Matteo Cavallito

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La deforestazione a scopo agricolo rappresenta una minaccia per la conservazione della biodiversità. Ma l’impatto dell’abbattimento delle piante sulla sopravvivenza delle diverse specie varia ampiamente tra le diverse regioni del mondo. A spiegarlo è un recente studio dell’Università di Pechino che ha coinvolto 49 diverse istituzioni nel Pianeta e si è concentrato sulle comunità dei volatili.

“Per via delle loro caratteristiche le regioni differiscono in modo prevedibile per quanto riguarda la sensibilità delle loro comunità di uccelli alla deforestazione agricola”, spiega una nota dell’ateneo cinese. L’indagine è stata pubblicata di recente sulla rivista Nature Ecology & Evolution.

Una selezione “storica”

“Abbiamo scoperto che le condizioni ambientali naturali e le passate influenze umane hanno fatto da filtro per determinare quali tipi di specie – in termini di tolleranza alla deforestazione agricola – sono oggi presenti nella comunità ornitologica di una regione”, ha spiegato Fangyuan Hua, docente dell’Università di Pechino e co-autrice dello studio. Non diversamente da quanto accaduto in passato con altri eventi di origine umana, insomma, le specie che si sono dimostrate più adatte nel tempo a fronteggiare i mutamenti nel loro habitat sarebbero oggi più tolleranti alla deforestazione agricola.

Ne sono un esempio le comunità degli uccelli dell’Asia orientale che, ricordano i ricercatori, si collocano in un’area caratterizzata da millenni di storia agricola pregressa. A questo si aggiunge il cosiddetto “secondo filtro”, rappresentato dalle caratteristiche ambientali. Le specie che vivono in ambienti più variabili, spiegano ancora i ricercatori, sono predisposte a una gamma più ampia di condizioni e dovrebbero essersi maggiormente adattate a esse.

Un’indagine sulla deforestazione

“I precedenti tentativi di spiegare questi fenomeni si sono concentrati esclusivamente sulle caratteristiche del paesaggio e sui regimi di gestione dei sistemi agricoli, trascurando il ruolo potenzialmente critico del filtraggio ecologico nel modellare la tolleranza alla deforestazione degli assemblaggi di specie esistenti su ampie scale geografiche attraverso la selezione per i tratti funzionali” rileva lo studio. In collaborazione con altri centri di ricerca su scala globale, gli autori hanno così sviluppato un database di 71 comunità regionali e 2.647 specie di uccelli.

In questo modo hanno potuto verificare se le condizioni ambientali e la storia agricola potessero spiegare la variazione globale dell’impatto della deforestazione sulla biodiversità.

In sintesi, le specie di uccelli tendono a essere filtrate in base a tratti funzionali che influenzano l’adattamento alla deforestazione. Le specie più tolleranti, ad esempio, tendevano a essere più piccole e migratorie, meno dipendenti dalle foreste naturali mature e meno esigenti in fatto di risorse alimentari. Queste caratteristiche erano inoltre più comuni negli uccelli presenti in regioni con ambienti naturali più variabili e con una storia agricola più lunga.

L’impatto della distruzione forestale è maggiore ai tropici

La perdita di specie è considerata oggi una vera e propria emergenza che si affianca per importanza a quella climatica. In questo contesto, lo studio evidenzia “che la biodiversità è di per sé maggiormente minacciata dalla deforestazione agricola in alcune regioni rispetto ad altre”. Tra queste spiccano soprattutto le aree tropicali che hanno minore tradizione agricola e condizioni ambientali meno variabili.

Proprio in queste zone del Pianeta, sottolineano gli autori, diventa particolarmente necessario pianificare l’uso dei terreni agricoli per ridurre la deforestazione.

Ma il messaggio, ovviamente, vale in generale per tutte le foreste.  “I nostri risultati sottolineano anche l’importanza di conservare intatte le foreste esistenti, roccaforti del Pianeta che stanno rapidamente scomparendo e che ospitano assemblaggi completi di specie”, spiega Paul Elsen, ricercatore della Wildlife Conservation Society di New York e co-autore dello studio. “Altrimenti, l’inevitabile filtraggio e la perdita di specie sensibili non farà che erodere ulteriormente la diversità delle forme di vita della Terra”.