11 Marzo 2024

Dalla Cina una nuova soluzione per i suoli salino-alcalini

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Da oltre un decennio, in Cina, un gruppo di ricercatori sviluppa un metodo di ripristino basato sull’impianto di steli di coltura che, racconta il South China Morning Post, impediscono al sale di salire in superficie

di Matteo Cavallito

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Trasformare i suoli ricchi di sale presenti in Cina in terreni fertili: è questo l’obiettivo degli scienziati attivi nella contea di Wuyuan, nella Mongolia Interna. L’iniziativa, citata dal South China Morning Post, coinvolge un gruppo di scienziati guidati da Li Yuyi, ricercatore presso l’Accademia Cinese delle Scienze Agricole.

“I terreni salino-alcalini contengono un eccesso di sali solubili e di sodio, il che rende più difficile la coltivazione”, scrive il quotidiano di Hong Kong. “Gli agricoltori di Wuyuan bagnano in maniera eccessiva i loro terreni agricoli con l’acqua del vicino Fiume Giallo durante tutto l’anno, causando l’innalzamento della falda freatica e la migrazione verso l’alto dei sali presenti nel terreno”.

La sperimentazione in Cina

Il gruppo di ricercatori ha impiegato oltre un decennio nello sviluppare e testare un nuovo metodo di ripristino nelle province di Shandong e Heilongjiang, nel nord della Cina. Il metodo utilizzato consiste nell’impianto di steli di coltura di lunghezza compresa tra 5 e 15 centimetri a una profondità di 30-40 centimetri. In questo modo gli steli hanno impedito al sale di salire in superficie.

Gli scienziati hanno anche coperto il terreno con uno strato di plastica con l’obiettivo di trattenere l’umidità. E i risultati non si sono fatti attendere. Dopo questo trattamento, scrive ancora il giornale citando il quotidiano Science and Technology Daily, “il contenuto di sale nel terreno si è ridotto in media del 36% mentre la resa delle colture è aumentata del 30,5%”.

Tra salinizzazione e desertificazione

La Cina affronta da decenni il problema dei terreni salino-alcalini che, a oggi, occuperebbero un’area di circa 100 milioni di ettari. Un dato che rende il Paese la terza nazione più colpita del Pianeta in termini di estensione complessiva del fenomeno. La maggior parte di queste terre sterili si trova nelle regioni aride e semi-aride dell’area centro-occidentale che comprende provincia del Qinghai, la Mongolia interna e la regione autonoma dello Xinjiang Uygur.

Il problema della salinizzazione, insomma, si affianca al tema della desertificazione che, notano gli osservatori, rappresenta un ostacolo per la sicurezza alimentare e lo sviluppo agricolo soprattutto nell’Asia Centrale. Qui, sostengono alcuni esperti, la desertificazione avanza a ritmo crescente, complici gli effetti del cambiamento climatico. Minacciando, secondo le stime, la sicurezza di mezzo miliardo di abitanti.

Il sale in eccesso è un problema globale

Il problema dell’eccesso di sale nel terreno, dicono le stime della FAO, interesserebbe dal 20 al 50% di tutti i suoli agricoli del Pianeta, “costringendo oltre 1,5 miliardi di persone ad affrontare notevoli difficoltà nella produzione alimentare a causa del degrado del suolo”. Nel dettaglio i terreni colpiti in profondità si estendono per 833 milioni di ettari. A cui si affiancano i 424 milioni dove il fenomeno si manifesta solo o anche a livello superficiale.

La FAO ha preso in esame i cosiddetti Salt-affected soils (SAS) ovvero i terreni salini e quelli sodici (categoria, quest’ultima, che comprende anche i suoli alcalini, quelli cioè in cui il pH supera quota 8,5).

I primi sono decisamente più diffusi rappresentando l’85% dei salt-affected superficiali e il 62% di quelli interessati a livello del sottosuolo. Una quota minoritaria dei terreni coinvolti dal fenomeno (5% in superficie, 14% sotto i 30 centimetri di profondità) soffre contemporaneamente di salinizzazione e sodificazione. Le aree più colpite si trovano in Asia, Africa e America Latina, soprattutto nei deserti e nelle steppe.

La distribuzione dei suoli affetti da salinizzazione. FONTE: FAO.

La distribuzione dei suoli affetti da salinizzazione. FONTE: FAO.