19 Aprile 2021

Quei ponti tra ricerca e imprese necessari a curare la Terra

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L’Italia può dare un contributo molto importante alla transizione verso un sistema agroalimentare più resiliente, equo e rispettoso delle persone e dell’ambiente. A patto di investire sulla qualità e sulla vivacità della sua ricerca

di Angelo Riccaboni*

 

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La Giornata mondiale della Terra per la sostenibilità ambientale e la salvaguardia del Pianeta che si celebra il 22 aprile acquista ogni anno un significato sempre più importante, anche alla luce della recente crisi pandemica. La manifestazione istituita dalle Nazioni Unite coinvolge da sempre milioni di persone in tutto il mondo. Un’occasione per fare luce sulle problematiche che più affliggono la salute del Pianeta e dell’Uomo. Tra queste, vi sono senza dubbio quelle strettamente correlate al settore agroalimentare.

Una sfida complessa

Il raggiungimento di modelli agroalimentari sostenibili e resilienti rappresenta infatti – mai come oggi – una sfida cruciale e complessa. La sua soluzione non può prescindere da un adeguato livello di ricerca e di innovazione. Gli impatti provocati, tra le altre cose, dal cambiamento climatico, dallo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali e da pratiche agricole aggressive, si stanno rivelando devastanti per il settore agroalimentare. D’altra parte, da esso dipendono il sostentamento di una popolazione sempre più numerosa e la crescita economica, sociale ed anche culturale delle comunità.

A fronte di tale scenario, l’Italia rappresenta decisamente un attore di primo piano. Il nostro Paese è notoriamente riconosciuto, tra le altre cose, per l’eccellenza delle produzioni alimentari, la ricchezza paesaggistica, le tradizioni agricole, la cultura enogastronomica. Ad esse si sommano la qualità della ricerca e una crescente propensione all’innovazione da parte del settore privato. Il connubio tra tutti questi fattori genera un sistema particolarmente vivo e fertile, che può costituire un vero e proprio modello di riferimento nel panorama internazionale e fungere da motore di una crescita sostenibile del settore agroalimentare.

I numeri dimostrano la competitività della ricerca italiana

I molteplici attori del comparto agroalimentare italiano possono infatti dare un contributo di rilievo, per i loro comportamenti e la capacità di cooperazione, anche in virtù della loro caratterizzazione mediterranea. Tuttavia per affrontare le criticità ambientali e sociali e per sostenere una reale transizione del sistema agroalimentare verso modelli di sostenibilità occorre creare connessioni tra ricerca, sviluppo e innovazione. È necessario cioè favorire e supportare i processi di trasferimento tecnologico, creare ponti tra il mondo della ricerca e il mondo delle imprese agrifood.

A questo proposito, mi preme segnalare che l’Italia è uno dei Paesi più rappresentativi del Partenariato per la ricerca e l’innovazione nell’area del Mediterraneo, PRIMA, finanziato nell’ambito del Programma quadro europeo di ricerca e innovazione per un totale di circa 500 milioni di euro su sette anni e del quale ho l’onore di presiedere l’omonima Fondazione.

La qualità della ricerca italiana è confermata dal fatto che, nell’ambito dei bandi di PRIMA 2018-2020, sono stati finanziati 97 Progetti, cui sono andati 38 milioni di euro, con 205 unità di ricerca coinvolte. Ben 48 progetti sono coordinati da un’unità di ricerca italiana. Il nostro Paese si conferma così all’avanguardia per l’attenzione rivolta – da parte delle Istituzioni, del mondo della ricerca e del settore privato – ad alcuni temi chiave, quali la sostenibilità e la resilienza dei sistemi agricoli, della gestione delle risorse idriche e delle filiere agroalimentari.

Decine di soluzioni per l’economia circolare

In particolare, i Progetti finanziati propongono soluzioni che vanno da tecnologie per la produzione di alimenti migliorati da un punto di vista nutrizionale alla riduzione degli sprechi, dalla valorizzazione dei residui in un’ottica di economia circolare a pratiche agricole più resilienti agli stress idrici e climatici, passando per sistemi previsionali per un uso più efficiente dell’acqua e delle risorse naturali, materiali biodegradabili per il packaging e tecnologie che consentono una più lunga conservazione degli alimenti. Particolarmente presenti sono, inoltre, pratiche di agricoltura conservativa, miranti a salvaguardare lo stato del suolo e prevenirne il degrado e progetti che riducono l’input di sostanze chimiche, quali pesticidi e fertilizzanti, a favore di metodi di coltivazione più naturali e sostenibili, anche in questo caso a beneficio della salute del suolo.

Tra le tecniche utilizzate, l’uso di blockchain e Big Data per garantire, ad esempio, la tracciabilità e la sicurezza di alcune importanti filiere alimentari o il ricorso a sensori, droni, sistemi di supporto decisionale e immagini satellitari per un’irrigazione intelligente.

Il ruolo dell’Osservatorio PRIMA

Gli esempi riportati dimostrano la vivacità e la qualità della ricerca e innovazione italiana. Un’innovazione che, applicata alle aziende, va promossa e diffusa valorizzando le esperienze più significative, attraverso esempi di imprese che hanno saputo adottare innovazioni tecnologiche e organizzative. Vanno inoltre sostenute le strutture impegnate nella co-creazione della conoscenza e della sperimentazione in materia di suolo e sistemi agroalimentari sostenibili.

È quello che con il Segretariato italiano di PRIMA e il Santa Chiara Lab –Università di Siena stiamo portando avanti attraverso la piattaforma digitale PRIMA Observatory on Innovation. Essa raccoglie oltre 50 migliori pratiche d’innovazione sostenibile adottate da aziende italiane. Queste includono, ad esempio, sistemi per il monitoraggio dei parassiti, impianti di gassificazione per la produzione di sottoprodotti utilizzabili in agricoltura, attività di micro irrigazione ad alta tecnologia e serre attive in grado di adattare in tempo reale il clima per favorire la crescita delle piante. Tutte pratiche capaci, più o meno direttamente, di generare effetti benefici sull’ecosistema e sul suolo in particolare.

La responsabilità di consumatori e imprenditori

Molti di questi casi dimostrano inoltre che produzioni agroalimentari connesse al territorio, comportamenti responsabili da parte delle imprese, attenzione alle fasce marginali della popolazione e rapporti cooperativi fra produttori e consumatori sono possibili e sono convenienti per le nostre società e l’ambiente.

Il dinamismo e la qualità della ricerca italiana, da una lato, e le esperienze di impresa agrifood significative, dall’altro, sono punti di forza del sistema italiano. Occorre che tali caratteri diventino riferimento ancora più ampio e che siano condivisi con motivazione da tutte le attività di produzione e trasformazione.

Altrettanto necessario è un forte impegno nell’educazione alimentare, leva formidabile per consumatori e imprenditori più responsabili, oltre che investimenti pubblici nelle strutture a supporto del settore, ed in primis nella digitalizzazione, nella logistica e nella gestione delle risorse idriche.

La Giornata mondiale della Terra ci ricorda che la salute del Pianeta dipende anche da un sistema agroalimentare resiliente e rispettoso dell’ambiente.

Una prospettiva mediterranea

Soltanto stimolando la migliore ricerca di settore in un’ottica di partenariato, valorizzando esperienze di successo, potenziando le attività di trasferimento tecnologico mediante processi di co-creazione di conoscenza e sperimentazione, diffondendo la cultura e l’educazione verso un consumo consapevole e diete alimentari sane potremo realmente operare la transizione dei sistemi agroalimentari verso modelli più sostenibili, in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030 e le iniziative previste dal Green Deal europeo.

L’appuntamento internazionale del Food System Summit del prossimo settembre può essere un’ottima occasione per portare le buone pratiche del nostro Paese ad un’attenzione più ampia, non solo europea. Promuovendo tali esperienze, possibilmente in una prospettiva mediterranea, si valorizza un sistema agroalimentare che, pur con le sue criticità, può offrire al dibattito globale un modello utile a fronteggiare le questioni di sostenibilità ambientale, sociale ed economica che affliggono molteplici contesti.

 

* L’autore è economista presso l’università di Siena, di cui è stato rettore dal 2010 al 2016. Dal 2017 è presidente della Fondazione PRIMA, incaricata di attuare un programma di ricerca e innovazione euro-mediterraneo in materia di sistemi agroalimentari. È inoltre presidente del Santa Chiara Lab – Università di Siena e delegato nazionale della “Mission Soil Health and Food” dell’Unione europea.