9 Gennaio 2023

L’Italia frana: conoscere i nostri suoli essenziale per gestire un territorio fragile

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Le immagini aree delle devastazioni prodotte dalla frana successiva al nubifragio che ha colpito l'isola di Ischia nella notte tra il 25 e il 26 novembre 2022. FOTO: Vigili del Fuoco.

La tragedia di Ischia ci ricorda l’importanza di avere un’adeguata cognizione delle peculiarità dei diversi suoli. Solo così possiamo ridurre i danni e pianificare gli interventi necessari

di Stefania Cocco, Valeria Cardelli, Dominique Serrani, Lorenzo Camponi, Andrea Salvucci, Giuseppe Corti *

 

Il paesaggio italiano è determinato da una notevole variabilità geologica, geomorfologica e vegetazionale che nel tempo è stata rimodellata dai fattori climatici e dall’attività antropica; l’interazione di questi molteplici fattori ha dato origine a una variegata pedodiversità che caratterizza le diverse regioni fisiografiche che definiscono il mosaico del nostro territorio. Ciascuna di queste regioni si differenzia per la tipologia di suolo che, a seconda delle proprietà fisiche, chimiche e mineralogiche, conferisce a ogni sito una specifica vocazionalità. Una approfondita conoscenza di tutte queste variabili deve essere la base per una corretta destinazione d’uso del suolo e per una utilizzazione del territorio sicura, rispettosa dell’ambiente ed economicamente adeguata.

Modello Orografico d'Italia, ottenuto dal DEM 20x20 metri, che classifica come 1) "pianura" i territori a quota altimetrica inferiore a 300 metri e acclività inferiore a 3°; 2) "collina" le aree con acclività maggiore di 3° o quota compresa tra 300 e 600 metri; 3) "montagna" i territori a quota maggiore di 600 metri. FOTO Trigila e Iadanza (2008).

Modello Orografico d’Italia, ottenuto dal DEM 20×20 metri, che classifica come
1) “pianura” i territori a quota altimetrica inferiore a 300 metri e acclività inferiore a 3°;
2) “collina” le aree con acclività maggiore di 3° o quota compresa tra 300 e 600 metri;
3) “montagna” i territori a quota maggiore di 600 metri.
FOTO: ISPRA, 2008.

A rischio frane il 94% dei comuni italiani

L’orografia del territorio italiano è dominata da rilievi montuosi e collinari che spesso sono interessati da fenomeni di dissesto idrogeologico. I dati ISPRA riportati nel 2021 nella terza edizione del “Rapporto sul dissesto idrogeologico in Italia”, forniscono un quadro conoscitivo di riferimento aggiornato sulla pericolosità del territorio per frane, alluvioni ed erosione costiera e sui relativi indicatori di rischio per l’intera penisola. Il rapporto è redatto da ISPRA nell’ambito dei propri compiti istituzionali di raccolta, elaborazione e diffusione dei dati in materia di difesa del suolo e dissesto idrogeologico riferiti all’intero territorio nazionale.

I numeri principali del rapporto 2021 di ISPRA Rapporto “Dissesto idrogeologico in Italia: Pericolosità ed indicatori di rischio”. FONTE: ISPRA

I numeri principali del rapporto 2021 di ISPRA Rapporto “Dissesto idrogeologico in Italia: Pericolosità ed indicatori di rischio”. FONTE: ISPRA

I dati riportano che il 93,9% dei comuni italiani (7.423 su un totale di 7904) è a rischio per frane, alluvioni e/o erosione costiera. Le regioni con i valori più elevati di popolazione a rischio frane e alluvioni sono Emilia-Romagna, Toscana, Campania, Veneto, Lombardia e Liguria. Questa particolare vulnerabilità ha forti ripercussioni sull’ambiente, la popolazione, i beni culturali, le infrastrutture e sul tessuto economico e produttivo.

I rischi causati da infrastrutture stradali e abbandono delle aree interne

Dagli anni ’50 del secolo scorso a oggi, la naturale fragilità del territorio italiano è stata ulteriormente incrementata dalla forte espansione delle aree urbanizzate, avvenuta spesso senza una corretta pianificazione. Questo modus operandi diffuso in buona parte del territorio ha favorito l’aumento dell’esposizione a rischio di beni e persone presenti in aree soggette a pericolosità per frane e alluvioni.

I tagli stradali, gli scavi, i sovraccarichi dovuti a edifici e infrastrutture hanno ulteriormente favorito i processi franosi, soprattutto nelle aree montane e collinari che, non essendo più adeguatamente presidiate e manutenute perché per gran parte sono state abbandonate dalla popolazione, manifestano un forte stato di degrado in espansione.

Quali sono i suoli più erodibili

I regimi delle precipitazioni sono mutati nella loro distribuzione nell’arco dell’anno e sono sempre più spesso caratterizzati da piogge fortemente erosive, che impattano su un territorio fragile dal punto di vista idropedologico. Queste mutevoli condizioni climatiche hanno favorito l’aumento delle frane superficiali, delle colate detritiche e delle piene rapide e improvvise (flash floods), mentre sui versanti collinari, in particolare su suoli evoluti su sedimenti marini, sono sempre più visibili i segni di movimento da creep, di soliflusso, di erosione laminare, di erosione a rivoli e, nei casi più gravi, di gullies.

Enorme gully formatosi sulle stratificazioni piroclastiche dell’Etna. Località Cubania, comune di Milo.

Enorme gully formatosi sulle stratificazioni piroclastiche dell’Etna. Località Cubania, comune di Milo.

Particolarmente erodibili sono i suoli a tessiture fini (limoso-argillose) che caratterizzano il paesaggio dei calanchi e delle biancane, che incontriamo frequentemente in Toscana, Emilia-Romagna, Marche, Abruzzo, Basilicata, Calabria e Sicilia. Sono però fortemente a rischio anche quei suoli evoluti su materiale piroclastico, depositato a volte su rilievi caratterizzati da rocce calcaree, presenti in diverse zone dell’Italia centrale ma soprattutto in Campania, una delle regioni più vulnerabili e a rischio grave di frana.

L’enorme instabilità degli Andosols

La recente tragedia di Ischia testimonia quanto appena detto. Pedologi e geologi dell’Università Federico II di Napoli hanno studiato in dettaglio questa tipologia di suoli che si distinguono per molteplici aspetti fisici, chimici e mineralogici che ne definiscono anche una forte erodibilità. Uno degli eventi più catastrofici risale al 1998 quando il comune di Sarno e ben 161 persone, furono letteralmente seppelliti da una massa di fango proveniente dal versante del Pizzo d’Alvano. I numerosi eventi catastrofici di frana della regione hanno interessato suoli classificati come Andosols (WRB, 2014).

Secondo quanto riportato in molti studi, questi suoli presentano una notevole instabilità dovuta non solo alle caratteristiche geomorfologiche della regione, ma anche alla forte capacità di adsorbire acqua, alle diffuse discontinuità litologiche del materiale parentale (strati di piroclastiti a volte sovrapposte a rocce calcaree) e al disturbo esercitato dalle attività antropiche. La capacità di trattenere l’acqua è legata alla presenza di determinati minerali, allofane e imogolite, che si formano a partire dal vetro vulcanico durante il processo pedogenetico che origina questi suoli determinandone le proprietà andiche. Fra queste, la tixotropia si può testare già in campo prendendo un piccolo campione di suolo ed esercitando una forte pressione tenendolo fra pollice e indice: in questo modo spesso il campione rilascia l’acqua che altrimenti sarebbe, per quanto debolmente, trattenuta dalla particolare struttura dei minerali.

Conoscere per prevenire e curare

I diversi orizzonti che si osservano nei profili di questi suoli presentano differenti livelli di evoluzione mineralogica e quindi tixotropicità più o meno espressa. In certe condizioni di campo, l’acqua trattenuta da questi minerali può essere anche rilasciata per effetto della vibrazione impressa alla superficie dall’impatto e dall’intensità delle precipitazioni. Si può verificare pertanto che, improvvisamente, si verifichi un forte cedimento del versante dovuto al cambio di stato dello strato di suolo interessato da massiccia presenza di allofane e imogolite, che passa da solido a liquido.

Esempio di stratificazioni piroclastiche presso il Monte Serra Pizzuta Calvarina (comune di Zafferana Etnea). Evidente la natura non consolidata del materiale.

Esempio di stratificazioni piroclastiche presso il Monte Serra Pizzuta Calvarina (comune di Zafferana Etnea). Evidente la natura non consolidata del materiale.

Alla luce di queste evidenze, è chiaro come gli Andosols siano estremamente vulnerabili e necessitino di particolare attenzione e manutenzione. È necessario condurre un attento monitoraggio con valutazioni di campo e rilievi pedologici, seguiti da opportune verifiche di laboratorio. La loro gestione dovrebbe prevedere delle corrette sistemazioni idrauliche mirate a favorire il deflusso dell’acqua in eccesso durante eventi piovosi particolarmente intensi. La conoscenza dettagliata delle proprietà di questi suoli, che ha importanti ripercussioni sia sulla loro fertilità che su aspetti geotecnici, sarebbe un validissimo aiuto per pianificare il più corretto uso del suolo e quindi la destinazione anche di opere edilizie e di infrastrutture.

* Gli autori
Stefania Cocco

Professore associato di Pedologia, PhD in Geobotanica e Geomorfologia. Interessi di ricerca: genesi di suoli agrari, forestali, urbani e subacquei; suolo e cambio climatico; rizosfera; soluzioni ecologiche; mineralogia del suolo; erosione idrica; suoli di ambienti aridi; suoli alpini e artici; paleosuoli; Oxisols.

Valeria Cardelli

PhD in pedologia. Collabora con università spagnole e americane per lo studio di suoli forestali e naturali, e sul reimpiego di materiali di scarto in agricoltura. Titolare di assegno di ricerca su riuso sostenibile di scarti di estrazione di idrocarburi.

Dominique Serrani

PhD in Pedologia. Studia gli effetti dello slash and burn sulla fertilità di suoli di sistema agroforestale in Mozambico. Titolare di assegno di ricerca sulla misura dell’erosione e sul monitoraggio della fertilità del suolo in ambienti collinari dell’Italia centrale.

Lorenzo Camponi

Dottore Forestale, CONAF Marche, attualmente dottorando in Pedologia. Si interessa di valutazione degli effetti dei cambi d’uso del suolo su differenti tipologie colturali in ambiente agro-forestale. In particolare: valutazione degli effetti sui parametri fisico-chimici della componente organica del suolo in foreste in conversione; valutazione degli effetti della gestione sulla rizosfera di nocciolo.

Andrea Salvucci

Dottore Agronomo, CONAF Marche. Attualmente dottorando in Pedologia. Si interessa di caratterizzazione pedologica e miglioramento di suoli salini.

Giuseppe Corti

Già presidente della Società Italiana di Pedologia, è attualmente direttore del Centro Agricoltura e Ambiente del CREA.