5 Dicembre 2023

Aumentare la conoscenza del suolo per avere azioni efficaci

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Il 47% del suolo italiano è sottoposto a una qualche forma di degrado.

La Società Italiana di Pedologia: la formazione scolastica assume un ruolo fondamentale per smuovere l’apatia nei confronti dei problemi dei terreni agricoli e non. Ma le scienze del suolo sono ovunque scarsamente rappresentate

di Alberto Agnelli, Eleonora Bonifacio, Gianfranco Capra, Valeria Cardelli, Erika di Iorio, Gloria Falsone, Chiara Ferrè, Livia Vittori Antisari *

 

La Società Italiana di Pedologia riflette spesso su come migliorare lo stato di salute dei suoli, evitarne il degrado e promuoverne un uso in linea con le loro capacità e caratteristiche. Il risultato di queste riflessioni è univoco: se la ricerca in pedologia è sovente all’avanguardia, la conoscenza del suolo, delle sue proprietà e delle sue funzioni tra i non specialisti, è scarsa e, conseguentemente, nessuna azione avrà successo se non si migliora la conoscenza di questa risorsa. Individuare dove e come è possibile intervenire per colmare le lacune nella conoscenza collettiva di questa risorsa è sicuramente un punto di partenza per apprezzarla e tutelarla.

Una risorsa fondamentale ma fragile

A seconda della disciplina, il termine suolo assume significati diversi; le parole usate per descriverlo sono legate all’appartenenza, all’educazione e al luogo di origine delle popolazioni. Ad esempio, coloro che vivono in aree urbane riflettono un’idea del suolo generalmente legata al fango e alla sporcizia, mostrando più distacco che connessione con esso. Il concetto di soil connetivity introduce l’idea che, se si forniscono alle persone gli strumenti per la conoscenza del suolo, queste possano dare il giusto valore alla risorsa e alla sua gestione. Questi aspetti dovrebbero essere supportati da strategie educative ben ponderate, sia tramite approcci formali (scuola primaria e secondaria) che informali (social media, app). L’obiettivo, in ogni caso, è quello di collegare il suolo all’idea di una risorsa fondamentale, ma fragile e non rinnovabile, di cui dobbiamo avere grande cura.

La formazione scolastica assume dunque un ruolo fondamentale per smuovere l’attuale apatia nei confronti dei problemi del suolo. Tuttavia, non solo in Italia, ma a livello mondiale, le Scienze del Suolo risultano scarsamente rappresentate nelle scuole primarie e secondarie e, di fatto, una buona parte di studenti che si iscrive all’università non conosce l’esistenza di queste discipline.

Un metro cubo di suolo sano può trattenere oltre 250 litri di acqua. FONTE: FAO, 2023.

Un metro cubo di suolo sano può trattenere oltre 250 litri di acqua. FONTE: FAO, 2023.

Tornare a “toccare con mano” l’importanza dei suoli

Le nuove metodologie didattiche potrebbero giocare un ruolo fondamentale, sviluppando linee guida comuni, creando piattaforme educative senza dimenticare l’esperienza immersiva del “toccare con mano”, andare in campo, osservare i suoli e le loro diversità. A livello universitario, in Italia, le Scienze del Suolo sono presenti in molte università statali, nei corsi in ambito ambientale e naturalistico, agrario e forestale e, talvolta, urbanistico e dell’architettura. La conoscenza del suolo come sistema in grado di svolgere molteplici funzioni oltre alla produzione agraria, così come viene trattata negli insegnamenti di Pedologia, è però ancora lacunosa e, con poche eccezioni, limitata ai corsi di studio in ambito forestale e ambientale.

Agronomi e dottori forestali: due visioni diverse

La diversità di conoscenza e visione diviene ancor più evidente nell’attività professionale dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali. L’Agronomo è più incline a valutare le pratiche più efficienti per migliorare la produzione e mantenere la fertilità chimico-fisica del suolo. Il Dottore Forestale è maggiormente in grado di collocare il suolo in un sistema ecologico. Un capitolo a parte merita la pianificazione territoriale, demandata alle amministrazioni locali. Il criterio tecnico più adeguato a operare nel rispetto del suolo si basa su un suo corretto rilevamento, sull’interpretazione e sulla valutazione dello stesso tenendo conto dell’ambiente in cui si colloca. Tuttavia, il coinvolgimento di figure professionali formate in tale ambito, che possano mettere a disposizione le proprie competenze nei contesti di pianificazione territoriale, è ancora scarso.

La Pedologia ha creato strumenti tecnici semplificati per poter essere applicati anche da chi non possiede competenze approfondite, come la Valutazione delle Terre (Land Capability) che consente di differenziare i suoli in base alle capacità di sostenere specifici usi; purtroppo tali strumenti non sono ancora disponibili in tutte le regioni italiane. In loro mancanza, esistono altri strumenti che però sono inscindibili dalla competenza specifica, come le Carte Pedologiche. Una maggiore diffusione di strumenti che già sono previsti porterebbe ad apprezzare maggiormente la diversità dei suoli e delle loro potenzialità.

L’intervento del prof. Fabio Terribile (SIPE) alla presentazione del Rapporto Salute del suolo italiano di Re Soil Foundation

Una legislazione carente

La legislazione italiana è oggi carente per quanto riguarda il suolo: varie proposte di legge sono state presentate a partire dal 2006 da singoli deputati o senatori, ma anche da ampi gruppi formati da diverse forze parlamentari con l’appoggio delle società scientifiche di ambito agrario (AISSA). Ad oggi, nessuna proposta è andata oltre l’approvazione in un solo ramo del Parlamento. L’unico, modesto, cambiamento negli ultimi anni ha riguardato la revisione della definizione del suolo nel D.Lgs. 152/2006. Questa variazione, del 2014, definisce finalmente il suolo come “lo strato più superficiale della crosta terrestre situato tra il substrato roccioso e la superficie. Il suolo è costituito da componenti minerali, materia organica, acqua, aria e organismi viventi”.

Auspicabili provvedimenti legislativi devono però basarsi su indicatori e modelli scelti e validati per fornire informazioni e schemi interpretativi della salute del suolo.

Tali indicatori per essere appropriati devono considerare le proprietà più dinamiche del suolo, sensibili a cambiamenti d’uso e a disturbi naturali e antropici, e devono essere confrontati con valori di riferimento derivanti da un appropriato monitoraggio che consideri la variabilità spaziale e verticale del suolo. La letteratura specializzata è ricca di indici ed indicatori da testare ed armonizzare, a testimonianza di quanto l’esigenza sia sentita a livello scientifico. Purtroppo l’implementazione è ancora carente, in Italia più che in altri paesi europei, a conferma della necessità di una migliore conoscenza della risorsa suolo ai fini della sua salvaguardia.

* Gli autori sono membri del Consiglio della Società Italiana di Pedologia. Il presente editoriale è stato pubblicato all’interno del Rapporto “La salute del suolo italiano al tempo della crisi climatica”.