16 Marzo 2022

In Canada la tutela di suolo fa risparmiare 78 milioni di tonnellate di CO2

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Entro il 2030 il Canada punta a investire 4 miliardi di dollari locali nelle “soluzioni naturali” per la riduzione delle emissioni. Al cuore dell’iniziativa gli interventi di protezione e le buone pratiche per praterie, torbiere, campi agricoli e foreste

di Matteo Cavallito

 

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Proteggere e ripristinare la natura per contrastare il cambiamento climatico: è il principio fondamentale alla base del programma nazionale avviato dal Canada. L’iniziativa punta dichiaratamente al raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni al 2030 scegliendo però una strategia precisa: quella fondata sulle cosiddette nature-based solutions. Ovvero, quelle pratiche di tutela e resilienza fondate sul riconoscimento del legame indissolubile tra emergenza climatica e minaccia alla biodiversità. Le celebri crisi gemelle, per capirci.

Un fondo per il clima da 4 miliardi di dollari

Lanciato alla fine del 2020, il Natural Climate Solutions Fund è il veicolo finanziario governativo destinato a sostenere il piano di contrasto al cambiamento climatico nel Paese. Il progetto prevede un maxi impianto di alberi, nuovi interventi in agricoltura e lo sviluppo di soluzioni innovative ad ampio raggio. Lo sforzo totale ammonta a 4 miliardi di dollari canadesi (2,84 miliardi di euro). La durata dell’iniziativa è di 10 anni.

L’implementazione delle buone pratiche “naturali” è sostenuta in particolare dai 631 milioni di dollari locali (circa 450 milioni di euro) del programma Environment and Climate Change Canada (ECCC) chiamato a gestire il Nature Smart Climate Solutions Fund (NSCSF). I suoi obiettivi consistono nel “ripristinare gli ecosistemi degradati”. Ma anche nel “migliorare le pratiche di gestione del territorio e nel conservare gli ecosistemi ricchi di carbonio ad alto rischio di conversione”.

Il Canada può risparmiare 78 milioni di tonnellate di CO2 all’anno

E i risultati attesi? Potenzialmente notevoli, suggerisce uno studio pubblicato la scorsa estate sulla rivista Science Advances. Le soluzioni naturali per la tutela del clima, sostengono gli autori, possono ridurre le emissioni annuali del Canada di 78 milioni di tonnellate di CO2 entro il 2030. Un ammontare, nota qualcuno, “equivalente all’impatto dei consumi elettrici delle famiglie canadesi per tre anni”.

Praterie, torbiere e agricoltura sul podio

Tra i diversi interventi analizzati, osserva lo studio, la protezione delle praterie attraverso lo stop alla loro conversione agricola produce un risparmio annuo di CO2 pari a 12,7 milioni di tonnellate. Il piano, che punta a tutelare la capacità di conservazione di carbonio di questi terreni, si basa sulla tutela di 2,5 milioni di ettari di suolo nativo e di pascolo tra il 2021 e il 2030, principalmente nella regione del Prairie Pothole in Alberta, Saskatchewan e Manitoba. Accanto alle praterie spicca poi il peso delle torbiere. La cui protezione dovrebbe produrre risultati non meno interessanti.

“Evitare la distruzione di queste aree per l’estrazione di torba vegetale, lo sviluppo di miniere o la costruzione di strade e delle seismic lines (i percorsi utilizzati per il trasporto degli strumenti di rilevazione geologica, ndr) rappresenta la seconda maggiore opportunità di risparmio con una riduzione potenziale di 10,1 milioni di tonnellate”, si legge nello studio.

Al terzo posto ci sono poi gli interventi conservativi del suolo in agricoltura. L’introduzione di colture di copertura su uno spazio stimato di 20,5 milioni di ettari, in particolare, dovrebbe far risparmiare ogni anno 9,8 milioni di tonnellate di CO2. Queste coltivazioni, ricordano gli autori, “possono ridurre le emissioni nette incrementando il carbonio nel suolo, riducendo le emissioni dirette di protossido di azoto (N2O), prevenendo la dispersione dell’azoto e riducendo le emissioni a monte legate alla produzione di fertilizzanti”.

La gestione sostenibile delle foreste è un punto di forza

Importante anche il ruolo delle aree forestali, quarte in graduatoria in base alle stime degli autori. Secondo l’indagine, infatti, “una migliore gestione delle foreste offre un risparmio di 7,9 milioni di tonnellate di CO2 all’anno attraverso il mantenimento della crescita, una migliore rigenerazione delle foreste dopo il raccolto della legna, un maggiore utilizzo dei residui di quest’ultima nella produzione locale di bioenergia e un impiego ulteriore di prodotti in legno a lunga durata”.

Il quarto posto occupato da questi interventi nella classifica del contributo al calo delle emissioni potrebbe sorprendere. Il Canada, infatti, conserva al suo interno un patrimonio immenso quantificato in 347 milioni di ettari, pari al 9% delle foreste del Pianeta. La spiegazione, notano alcuni osservatori, è data da diversi aspetti, a cominciare dal consolidato utilizzo di pratiche di gestione sostenibile nel settore. Negli ultimi tre decenni, dicono le statistiche, la deforestazione ha interessato meno dello 0,5% dell’intera area boschiva. Una dimensione verosimilmente compensata dalla rigenerazione naturale.