27 Dicembre 2022

Banche francesi nel mirino: più di 700 milioni per la deforestazione

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L’accusa delle Ong: le banche BNP Paribas, Société Générale, Crédit Agricole e il gruppo Banque Populaire et Caisse d’Epargne avrebbero sostenuto finanziariamente i colossi della carne bovina e della soia responsabili della deforestazione dell’Amazzonia

di Matteo Cavallito

 

Quattro banche francesi sono state accusate di aver contribuito indirettamente alla deforestazione di 9.500 chilometri quadrati di terreno in Amazzonia. Gli istituti di credito, nel dettaglio, avrebbero investito circa 743 milioni di euro in società agroalimentari giudicate responsabili delle attività di disboscamento tra il 2013 e il 2022. Lo segnala un rapporto pubblicato sul sito Disclose and Reporter Brasil e realizzato dalle Ong Sherpa, Harvest e Centre for Climate Crime Analysis.

L’indagine punta il dito contro BNP Paribas, Société Générale, Crédit Agricole e il gruppo Banque Populaire et Caisse d’Epargne (BPCE) le cui operazioni avrebbero finanziato le aziende responsabili dell’abbattimento degli alberi per far spazio all’allevamento e alle coltivazioni di soia e olio di palma.

Le accuse a BNP

In cima alla graduatoria degli investimenti, sostengono le Ong, c’è BNP Paribas che nello spazio un decennio avrebbe investito 456 milioni di euro nei settori della soia, della carne bovina e dell’olio di palma. Un importo che colloca l’istituto francese in cima alla classifica nazionale dei maggiori contribuenti al fenomeno e al quarto posto in Europa.

Tra le principali aziende beneficiarie del sostegno finanziario di BNP si segnalano i colossi del settore alimentare Bunge, Minerva, Marfrig e JBS, il più grande produttore di carne bovina al mondo.

Nel 2021 la banca transalpina aveva annunciato lo stop ai finanziamenti alle aziende che producono o acquistano carne bovina o soia proveniente da terreni disboscati o convertiti dopo il 2008 in Amazzonia. Quest’anno, tuttavia, la stessa BNP ha acquistato oltre 4,6 milioni di euro di azioni JBS insieme al gruppo BPCE e a Crédit Agricole. “Interrogata sul mancato rispetto degli impegni assunti”, scrive Disclose, “la banca si è giustificata spiegando che avrebbe fornito i suoi servizi finanziari solo alle aziende con una strategia di deforestazione zero nelle loro catene di produzione e di approvvigionamento al più tardi entro il 2025″.

Nel mirino i finanziamenti alla soia

Il settore maggiormente finanziato dalle quattro banche resta quello della soia, con circa 564 milioni di euro di sostegno complessivo nel decennio in esame. “Per soddisfare la domanda esponenziale di questo prodotto da parte degli agricoltori europei e cinesi, le multinazionali stanno disboscando vaste aree delle foreste millenarie del Brasile”, scrive ancora Disclose.

Il fenomeno “è particolarmente evidente nella regione del Cerrado, che ospita il 5% della biodiversità mondiale e dove la produzione di cereali ha distrutto quasi la metà della foresta”.

A ricevere la quota maggiore dei finanziamenti sarebbero state la società cinese Cofco, e le statunitensi Bunge e Cargill. “Société Générale, che lo scorso marzo si è impegnata ad applicare nuove restrizioni per preservare gli ecosistemi forestali, ha sostenuto il gruppo Cargill per oltre 14 milioni di euro tra il 2019 e il 2022”, scrivono ancora le Ong. Le banche francesi non hanno commentato le accuse.

Le banche continuano a finanziare la deforestazione globale

La vicenda che coinvolge gli istituti d’Oltralpe, in ogni caso, rappresenta una goccia nel mare. Un recente rapporto di Forests & Finance, una coalizione formata da diverse organizzazioni non governative, ha rivelato come “dalla firma dell’Accordo di Parigi nel 2015, le banche di tutto il mondo abbiano erogato 267 miliardi di dollari di crediti ad appena 300 aziende produttrici di materie prime a rischio deforestazione che operano nelle tre maggiori regioni tropicali del mondo”.

Tra il 2020 e il 2021, ha scritto inoltre la Reuters citando lo stesso studio, “i finanziamenti alle imprese sono aumentati di oltre il 60%, raggiungendo i 47 miliardi di dollari”.

La regolamentazione, infine, non aiuta. Il 6 dicembre scorso il Parlamento e il Consiglio UE hanno raggiunto l’accordo per la messa al bando delle importazioni dei prodotti legati alla deforestazione in Europa. La norma riguarda materie prime particolarmente critiche come cacao e gomma ma coinvolge per ora solo le imprese. “In ogni caso”, ha notato infatti il portale specializzato Euractiv, “le banche non saranno interessate dal nuovo regolamento per almeno due anni dopo la sua entrata in vigore”.