30 Dicembre 2021

Africa, la Grande Muraglia verde è anche un ottimo investimento economico

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Pubblicata su Nature Sustainability un’analisi costi-benefici del progetto della Grande Muraglia verde in Sahel. Ogni dollaro investito produce un rendimento medio di $1.2, con picchi fino a $4.4. Nonostante le dure condizioni climatiche

di Emanuele Isonio

 

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È stata – più che giustamente – salutata con favore per i suoi ambiziosi obiettivi ambientali e climatici: porre un argine contro la desertificazione, contrastare il degrado degli ecosistemi e della biodiversità, tutelare la sicurezza alimentare, garantire l’acqua alle future generazioni, combattere il riscaldamento globale. Ma dietro quella fascia verde lunga 7600 chilometri e larga 15 si nasconde anche un progetto di grande valenza economica per gli investitori. Il calcolo costi-benefici della Grande Muraglia Verde (GGWSSI il suo acronimo: The Great Green Wall of the Sahara and the Sahel Initiative) è al centro di uno studio condotto dalla FAO e pubblicato su Nature Sustainability.

Trasparenza economica per attirare investitori

Per ogni dollaro USA impegnato nel massiccio sforzo in favore di suoli e vivibilità, dal Senegal a ovest a Gibuti a est, gli investitori possono aspettarsi un rendimento medio di $1,2, con risultati compresi tra $1,1 USD e $4,4 USD. L’analisi ha utilizzato sia dati rilevati sul campo sia informazioni satellitari per tracciare il degrado del suolo nel periodo 2001-2018. Ha quindi confrontato i costi e i benefici del ripristino del suolo sulla base di diversi scenari adattati ai contesti locali.

I risultati forniscono quella trasparenza economica che, unita alla volontà politica dimostrata dai Paesi africani coinvolti e al know-how tecnico fornito dalle organizzazioni internazionali, dovrebbe incoraggiare il settore privato a investire nel progetto. E in effetti l’interesse sta crescendo. “L’iniziativa della Grande Muraglia Verde dovrebbe contribuire a modificare la narrazione fatta sulla regione del Sahel” ha commentato Moctar Sacande, coordinatore dei progetti internazionali presso la Divisione Forestale della FAO e uno degli autori principali dello studio. “Le nostre analisi dimostrano che gli investitori possono infatti ottenere un ritorno di tutto riguardo sul loro investimento negli sforzi per ripristinare la terra”.

Il tracciato della Grande Muraglia Verde africana

Il tracciato della Grande Muraglia Verde africana.

Specie arboree autoctone e resistenti

L’inverdimento e il ripristino del terreno lungo questa fascia dell’Africa subsahariana è già in corso. Le comunità stanno piantando specie arboree autoctone e resistenti. Come l’Acacia Senegal, che fornisce gomma arabica ampiamente usata come emulsionante in cibi e bevande. O come la Faidherbia albida (meglio noto come Gao), che aiuta a fertilizzare il terreno per la coltivazione di alimenti fondamentali come il miglio e per il foraggio animale. Già ora, più di 500 comunità hanno visto una maggiore sicurezza alimentare e opportunità di generare reddito.

Tuttavia, l’area totale interessata attualmente dal Great Green Wall rimane limitata: già nei mesi scorsi l’agenzia Onu sottolineava come, sia stata ripristinata al momento solo il 4% della zona di intervento delimitata specificamente sotto il Great Green Wall, pari a 4 milioni di ettari sui 100 milioni previsti. Numeri che salgono a 18 milioni di ettari se si considerano anche i suoli ripristinati in altre località dei Paesi coinvolti.

Lo stato dei risultati ottenuti fino al 2020 negli 11 Stati africani interessati dal programma della Grande Muraglia Verde. FONTE: Great Green Wall Initiative

Il fattore conflitti armati

A pesare sono, in particolare, i conflitti armati che pervadono la regione e che hanno a lungo reso incerto il potenziale di sviluppo del programma. Lo studio pubblicato su Nature Sustainability rileva che circa il 50 per cento della superficie interessata è attualmente inaccessibile per motivi di sicurezza. “Eppure, nonostante ciò, gli interventi di ripristino del territorio rappresentano ancora una valida proposta commerciale”, affermano gli autori dell’analisi.

Per raggiungere l’obiettivo previsto entro il 2030, bisognerebbe riuscire a rigenerare circa 8 milioni di ettari l’anno, per i prossimi 10 anni. In termini economici, lo sforzo richiesto – calcolano gli analisti Fao – è di circa 4,3 miliardi di dollari ogni anno entro la fine del decennio. Al momento, per la costruzione della Grande Muraglia verde sono stati impegnati 20 miliardi di dollari. La somma include anche i 14,3 miliardi annunciati un anno fa dal presidente francese Emmanuel Macron durante il summit per la Biodiversità One Planet organizzato da Francia, Onu e Banca Mondiale. A donare un ulteriore miliardo ci ha poi pensato Jeff Bezos. Il numero 1 di Amazon lo ha annunciato alla conferenza sul clima COP26 tenutasi a Glasgow nel novembre scorso, nell’ambito del suo Fondo per l’Africa.

Un progetto strategico su più fronti

Con il suo potenziale per il sequestro del carbonio e il ripristino della biodiversità e la sua enfasi sui benefici socioeconomici per le comunità impoverite che abitano la regione, la Grande Muraglia Verde si trova a cavallo delle aree chiave della mitigazione del clima, dell’adattamento e della resilienza.

Il supporto per l’attuazione del Green Wall costituisce una parte fondamentale del lavoro dell’Azione contro la desertificazione della FAO, attiva in 10 Paesi della Muraglia del Sahel e prevede la creazione di linee di base e il monitoraggio della GGW in Nord Africa, Sahel e Africa equatoriale. Il programma cerca di aiutare a ripristinare i terreni degradati su larga scala e a gestire in modo sostenibile gli ecosistemi fragili. Mette inoltre le comunità rurali al centro del restauro e della valorizzazione per soddisfare le enormi esigenze ambientali e socioeconomiche.

L’uso della biodiversità locale nel ripristino genera diversi prodotti forestali non legnosi. Fattori vitali per sostenere la generazione di reddito, la crescita economica e la gestione sostenibile delle risorse naturali.

Il programma lavora per rafforzare le capacità locali e mettere in atto sistemi di monitoraggio e valutazione che monitorano i progressi e l’impatto, condividendo informazioni e promuovendo la cooperazione sud-sud per sfruttare le lezioni apprese.